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La sindrome del prete Copyright © 38 Danilo D'Antonio - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata Esiste, in una società, un deprecabile comportamento, ricorrente nella storia, che inevitabilmente, per i caratteri di dannosità e successiva estensione del male, assume i contorni di una vera e propria sindrome collettiva. Tale irregolare comportamento consiste nell'occupare un ruolo nella società, traendone poteri, onori e benefici, senza andare a soddisfare le esigenze per le quali quello stesso ruolo è stato istituito. Questa scorrettezza è grave non solo perché le masse sono condotte a credere, per il rango di cui si rivestono gli ingiusti detentori di un ruolo, che tali esigenze siano soddisfatte, ma anche perché contemporaneamente si impedisce alle persone oneste di fornire il loro corretto e verace contributo. Si tratta di un comportamento così allettante, agevole e premiato, che vi scivolano sempre più persone. Alla fine menzogna e parzialità, approssimazione ed omissione, crescono diffondendosi quasi per ogni dove all'interno della società, fino al punto che questa rischia di scomparire a causa di una sindrome che, per l'origine evidente del fenomeno, possiamo chiamare "del prete". Nelle varie società umane l'istituto mistico e religioso sarebbe infatti quello che, più di ogni altro, dovrebbe mantenerle consapevoli della natura fondamentale delle cose e del generale senso che la vita assume, e richiede, nei vari tempi che si vivono, potendo così fornire i canoni aggiornati di una sempre corretta morale. Tante infatti sono le occasioni di errare, e tanto mutevoli sono le direzioni che la vita prende, che l'apporto di specialisti in questo campo sarebbe in vero preziosissimo. Di fatto, però, col procedere delle generazioni, questo istituto, per inerzia di pensiero e fedeltà ad idee primitive, nonché per essere troppo occupato a celebrare se stesso, smette la sua funzione ricercatrice e rimane nettamente indietro rispetto ai tempi. Le masse popolari, non potendo certo esser migliori dei "maestri", anzi da questi spinte a permanere in una condizione di forte arretratezza culturale, ignare di tutto continuano ad ammantarli di augusta aura, e proprio questo immeritato potere permette al tristo istituto di continuare a condizionare tutti gli altri, mantenendo anch'essi tragicamente arretrati ed inadeguati alle esigenze del tempo. E proprio questa infatti è una delle ragioni principali per cui oggi ci ritroviamo al capolinea del Pianeta: perché l'istituto che diffonde una filosofia, una mistica, una ontologia arcaiche, basate su idee fuor di realtà, del tutto irrazionali, col suo scorretto comportamento ha fatto finora e fa tuttora arretrare l'intera nostra società. Per tragica giunta quasi l'intera assise dei ruoli umani essendo ormai contagiata dalla sindrome del prete: vengono occupati ruoli, vengono ottenuti poteri e benefici, senza che vi sia un apporto di adeguato livello, bensì retrogrado e parziale, generalmente sciatto, insulso, pieno di errori ed omissioni. Queste ultime essendo spesso le più gravi, perché più difficili da porvi rimedio. Ora: la perfezione certo non esiste, ognuno essendo inevitabilmente soggetto a limiti ed errori. Ed infatti non vi sarebbe nulla di anomalo se si ammettesse la propria fallibilità, non rifiutando la possibilità che l'inevitabile difetto del proprio apporto venisse integrato da un contributo altrui. Ma l'aspetto essenziale della sindrome del prete, ciò che rende la comprensibile umana limitatezza un grave ed indegno male, è appunto l'uso di impossessarsi della facoltà di intervenire in una data materia, di creare un monopolio di potere d'intervento, in cui l'aura del ruolo di fatto rende insignificante, addirittura nullo, il contributo di coloro che non si sono sottomessi alla generale negligenza. Con ciò trascinando la società in un buio evo retrogrado. In verità non vi è nulla di più facile, ma allo stesso tempo più difficile. Occorre che gli affetti dal morbo, in merito ad ogni convinzione contenuta nella loro mente, pronuncino una formula dallo straordinario potere risolutivo, di continuo, fintantoché quest'incubo sarà dissolto ed oltre, per sempre, per tener lontane ricadute eternamente in agguato: M A P O S S O S B A G L I A R M I.Vi può essere qualcosa di più legittimo che l'aspettarsi che una persona abbia alla base del proprio pensiero un tale semplice quanto determinante principio evolutivo? Eppure le persone che "credono", che hanno eretto l'intera loro costruzione intellettuale su dei dogmi, che si sono posti essi stessi limiti invalicabili di convinzione assoluta, non ricorrendo sempre e nel dovuto modo alla fondamentale capacità critica che caratterizza l'essere umano, non sono in grado di pronunciare una tale onesta dichiarazione. Ed a questo punto sorge allora spontanea la domanda regina dell'intera questione: com'è possibile che persone che "credono", la cui mente ha il funzionamento compromesso da granitici dogmi, da convinzioni non passibili di revisione, possano ricoprire ruoli, perfino di grande importanza, nella vita pubblica di una società? Questo evidentemente non è ammissibile! All'interno del software di un computer, si definisce "bug" un errore di programmazione. In ciò che spesso è un vero e proprio capolavoro di complessa razionalità, che ci permette di fare tutto ciò che oggi facciamo con un computer, possono rimanere uno più elementi di irrazionalità. L'esito di un programma con tali difetti è potenzialmente compromesso, l'errore finale risultando tanto più certo e grave quanto più in profondità tali bug saranno posizionati nel software. Un credo, un sistema culturale basato su ciò che da tempo sono evidenti superstizioni, opera nella nostra mente ciò che un insieme di bug opera nel software di un computer. Nel sistema organico di razionalità che ci permette di far fronte alle esigenze della vita, rimane un sottosistema di irrazionalità. Si tratta di un difetto che non può non costarci in qualche modo caro in quanto esso è posizionato in profondità nel nostro io interiore, inevitabilmente andando a compromettere il nostro prezioso sistema di valori. Una persona, la cui mente poggia su di uno strato di irrazionalità, sembrerà far tutto bene ed avere perfino delle grandi capacità, in quanto la sua intelligenza di superficie non rimane compromessa dalle credenze di fondo. Ma le direzioni, verso cui le credenze dirigeranno le capacità, risentiranno inevitabilmente della errata impostazione di fondo. Una credenza, una superstizione, dunque una idea irrazionale, trovandosi alla base del nostro software mentale, in quella parte che determina il senso stesso da dare alla nostra vita, non può non compromettere l'esito finale dell'intero nostro pensiero e lavoro. ad una persona la cui mente si trova in condizioni di generare un prodotto alterato! Nell'ambito di un ampio e profondo, nonché definitivo, processo di guarigione dalla sindrome del prete, occorre iniziare a prendere posizione favorevole sulla necessità che una persona, prima di ricoprire un qualsiasi ruolo pubblico, o di rivestire un rango, all'interno della società, abiuri ogni credenza, ogni idea irrazionale, ogni superstizione, ogni riferimento o ricorso ad entità soprannaturali, facendo al contempo solenne dichiarazione di fedeltà ad un buon senso dettato da logica e razionalità. Tutta la nostra civiltà, ogni avanzamento, non solo tecnico bensì anche morale, della nostra società di esseri umani è stato possibile solo per il tramite di una sensibilità che non si è mai disgiunta da logica e razionalità. Ed allora a logica e razionalità venga pagato il giusto tributo di dovervi sempre far riferimento. Oggi ci attendono prove di un tale peso da lasciarci tutti sbigottiti. Non possiamo affrontarle, non siamo in grado di farlo, lasciando permanere la nostra mente in una condizione così compromessa. Troviamo il coraggio di fare ciò che non è stato fatto finora e facciamo infine ciò che deve essere fatto: ripuliamo le nostre menti, resettiamole come facciamo coi nostri computer, e facciamole ripartire solo dopo aver caricato un software, un modo di pensare, un sistema di ideali e valori, finalmente aggiornato e privo di errori. Poi vediamone un effetto palese: Er morbo de li preti Ed infine iniziamo a curarci: Il vero ed il falso Copyright © Laboratorio Eudemonia. 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