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Decroissance e Métamorphose Decrescita e Metamorfosi - Prima parte Copyright © Danilo D'Antonio 18/05/39 - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata | |
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Salve! Immagino già tutti vi siate avvicinati al nuovo sistema di idee portato avanti da monsieur Latouche (almeno il suo è il nome più noto tra quelli che vi hanno lavorato, ma anche il meno noto Georgescu-Roegen non ha affatto scherzato, anzi: http://it.wikipedia.org/wiki/Decrescita) che va sotto il nome di "decrescita". Se permetteste vorrei buttar giù alcune idee per cercare, se fosse possibile insieme, magari: sarebbe bello! di capire cosa sia la decrescita e se essa va bene così o per caso toppi in qualcosa o la dimentichi e vada quindi ampliata e migliorata. E comincerei dicendo che, pur apprezzandone personalmente molto i singoli particolari, come visione d'insieme mi pare sia piuttosto lacunosa presentando essa una visione limitata al solo aspetto economico. Anzi una prima critica (ripeto: per cercare di progredire, non per rompere i maroni :) da parte mia è proprio questa: la decrescita se la prende con il ruolo egemonico che ha l'economia nella nostra società, ma al contempo essa stessa, la decrescita stessa, non trova altro di cui occuparsi che essenzialmente di mere questioni economiche. Avete mai sentito un decrescentista parlar d'altro che di economia? Io ancora no, e se putacaso anche voi non aveste sentito parlar d'altro direi che, non foss'altro per questa ragione, per questo suo rinchiudersi nell'ambito economico, il concetto di decrescita non ci aiuta molto a trovare la giusta visione e tantomeno il necessario entusiasmo per impostare un nuovo stile e scopo di vita. Per quanto mi è noto aggiungerei pure che tale sistema di idee risale nè più nè meno agli anni sessanta, alla allora nascente "critica al consumismo", con qualche sviluppo propositivo aggiuntosi inevitabilmente nei decenni man mano che lo sviluppo industriale avanzava, in verità non contemplando molto di più. La stessa idea di una decrescita felice, e di una società conviviale, a me pare, vi prego: correggetemi se sbaglio, sia qualcosa che risale a diverso tempo fa. (A proposito di passato, di recente mi son commosso rivedendo le immagini di Pasolini che in un video di tanti anni fa sembrava volare correndo leggero sui cumuli di rifiuti in una delle prime estese discariche avvertendoci con largo anticipo del futuro che ci si prospettava). Ed infatti che senso ha usare i termini "felice" e "conviviale" in questi nostri tempi, ben più rudi e prossimi al disastro? A me pare sia roba di allora, quando, sempre a quel che so, già allora mancava di quel necessario impegnato ed intenso approccio alla questione demografica, da allora la popolazione mondiale essendo addirittura RADDOPPIATA! Ripeto: da allora siamo raddoppiati! A voi pare cosa da poco questa?! E con una popolazione doppia, e con consumi sicuramente più che raddoppiati anch'essi vista la grande crescita economica avutasi (le due crescite essendo strettamente interrelate) oggi, che tutto comincia a scarseggiare, ci vengono propinati gli stessi concetti, felici e conviviali, che potevano andar bene decenni fa!? In tutta onestà, a me pare l'ennesima bufala portata avanti da finti progressisti. Perdonatemi ma qui qualcuno sta barando e non mi sento affatto di essere io quel baro. Tant'è che proprio per l'assenza di una visione completa, per la testarda attitudine dei decrescenti (e degli ambientalisti in genere) a nascondere sotto il tavolo di lavoro elementi importantissimi, sia stata fatta nè più nè meno che politica, nient'altro che politica, cercando di agganciare le masse mantenendole all'oscuro di qualcosa che non doveva invece rimanere ignoto. E così hanno mancato di seguire un rigoroso approccio scientifico che MAI avrebbe escluso l'aspetto demografico: l'economia non si genera da sola ma vi sono degli agenti precisi a realizzarla e quegli agenti siamo noi. E noi non possiamo essere tolti di mezzo, non possiamo scomparire nel nulla mentre si fa una analisi sociale! In somma (gentilmente, vi prego sempre: correggetemi se sbaglio) si è persa un'occasione grandissima e confesso che oggi la mia simpatia per Latouche e compagnia, anche per quella allegra compagnia di decrescenti italiani, i cui libri non a caso sono spesso pubblicati da case editrici che non brillano per scientificità, che vanno anzi in tutt'altra direzione che la scienza, è calata di molto. Quando qualche anno fa mi trovavo praticamente da solo on line (in mezzo alla massa di ambientalisti pappagallanti lo sviluppo sostenibile (oh, non è mica colpa mia se di questi tempi è raro trovare una brava persona!!!)) a sognare di una economia ridimensionata e profondamente ripulita delle sue brutture, la comparsa del lavoro di Latouche mi diede una gioia enorme. Corsi da mia moglie e le dissi: "cara, finalmente ecco uno che la pensa come noi! facciamo festa!" Ed insieme preparammo in onore di Latouche un menù speciale, chiamandolo appunto "menù Latouche" da proporre al santo quando e qualora si fosse trovato a passare dalle nostre parti. Pochi anni son passati da allora ed il menù Latouche, con le sue prelibatezze semplici e naturali raffigurate con bei disegni colorati, è finito stracciato nella pattumiera, visto che nel frattempo la decrescita si è rivelata nè più nè meno che un movimento politico ascientifico, quindi nè più nè meno che un partito avente i suoi propri parziali ideali da affermare e non quelli, inevitabilmente giusti, della situazione che viviamo. (ripeto sempre: correggetemi se sbaglio; sono una persona ragionevolissima, privo di dogmi, e se mi mostrate l'errore mi scuso e mi correggo). Ed allora dicevo: secondo me la decrescita è nata cieca, è rimasta sorda, ed ha camminato zoppa. Ed è ormai per triste giunta pure invecchiata. Si potrebbe dire che tutto aiuta e quindi anch'essa vada ringraziata. Ma di questo non son affatto sicuro. Infatti dicendo una mezza verità non si è nel giusto e si crea uno squilibrio d'attenzione e d'intervento di una pericolosità, anzi di una dannosità unica! E' un po' come se, quando guidi la bici o l'auto, t'appendi col manubrio od il volante tutto da una parte, solo da una parte. Per Bacco! Che forse non ti ritrovi per terra o contro un muro col muso rotto? Si potrebbe dire pure che l'aver teorizzato una economia che non si basa sulla crescita può averci fatto fare qualche passo avanti. Ma in che misura può esser vero questo? Che teoria economica può venir fuori quando vengono nascosti gli stessi attori realizzanti quell'economia? Se non si considera se noi umani siamo stabili oppure se siamo in crescita o decrescita numerica (siamo in crescita, siamo in crescita!). L'economia non si fa da sola e se si nascondono gli umani che la fanno si può scommettereche si finirà per farli scomparire per davvero, se non tutti quantomeno una buona porzione! Per approfondire: Articolo 2 - Fifty/Fifty Onestamente non me la sento di ringraziare coloro i quali hanno spinto e spingono per una decrescita solo economica. Voi che ne dite? Aiutatemi a capire se quanto dico è giusto o sbagliato o tutt'e due. Sono una persona comune, come ce ne son tante, mica appartengo alla categoria di quei professori che si son ficcati a vita nel pubblico impiego e dalla loro posizione d'indebito potere, al riparo da ogni precarietà, coccolati e viziati, pagati dal sistema per tacere, fanno pure i fregni spacciandosi per alternativi o comunisti! Con me si parla, io sono qui, al contrario di loro, mica evito il confronto. E così i miei sentimenti non s'infiammano proprio se penso ai canoni ed agli ideali della decrescita economica, anche perché nella sua ristrettezza di vedute manca, mi pare, di una necessaria visione cosmica. Al contrario m'accendo e non mi spengo più quando penso al concetto di METAMORFOSI: una trasformazione così profonda della persona e della società umana al punto da renderli irriconoscibili ... Copyright © Laboratorio Eudemonia. Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata Sito Web attivo dal 30 - Versione 5.0 - Webworks by HyperLinker.com | |