Date: 04/08/2008 23:06 From: Laboratorio Eudemonia To: decrescita@liste.decrescita.it Copy: Subject: [decrescita] Articolo 2 - Fifty/Fifty Received: (qmail 17640 invoked from network); 8 Apr 2008 23:06:39 -0700 Received: from ns.comodino.org (HELO smtp.comodino.org) (83.103.115.17) by 206.41.120.28 with (AES256-SHA encrypted) SMTP; 8 Apr 2008 23:06:38 -0700 Received-SPF: none (206.41.120.28: domain at liste.decrescita.it does not designate permitted sender hosts) Received: from sympa by smtp.comodino.org with local (Exim 4.50) id 1JjTS4-0000qc-DD; Wed, 09 Apr 2008 08:06:32 +0200 Received: from smtp-out2.libero.it ([212.52.84.42]) by smtp.comodino.org with esmtp (Exim 4.50) id 1JjTRt-0000pk-4v for decrescita@liste.decrescita.it; Wed, 09 Apr 2008 08:06:25 +0200 Received: from mailrelay07.libero.it (192.168.32.94) by smtp-out2.libero.it (7.3.120) id 4688F31B1B20ADB8 for decrescita@liste.decrescita.it; Wed, 9 Apr 2008 08:05:51 +0200 X-IronPort-Anti-Spam-Filtered: true X-IronPort-Anti-Spam-Result: ApoEAEL5+0eXUQSd/2dsb2JhbACsaQ Received: from unknown (HELO mail.libero.it) ([151.81.4.157]) by OutRelay-b07.libero.it with ESMTP; 09 Apr 2008 08:05:04 +0200 Message-ID: <200804090805130171.001684B5@mail.libero.it> X-Mailer: Courier 3.50.00.09.1098 (http://www.rosecitysoftware.com) (P) Date: Wed, 09 Apr 2008 08:05:13 +0200 From: "Laboratorio Eudemonia" To: decrescita@liste.decrescita.it Mime-Version: 1.0 Content-Type: text/plain; charset="ISO-8859-1" Content-Transfer-Encoding: quoted-printable X-Comodino-Rusco-Score: -1.0 X-Loop: decrescita@liste.decrescita.it X-Sequence: 2406 Errors-to: decrescita-owner@liste.decrescita.it Precedence: list X-no-archive: yes List-Id: List-Help: List-Subscribe: List-Unsubscribe: List-Post: List-Owner: List-Archive: Subject: [decrescita] Articolo 2 - Fifty/Fifty Saluto cordialmente i presenti. L'oggetto di questo intervento è la proposta di una modifica all'Articolo 2 dello Statuto dell'Associazione per la Decrescita. Ma permettetemi di giungerci per gradi, attraverso quelle che sono alcune mie personali percezioni che spero mi concederete esporre. A questo indirizzo: http://www.comune.torino.it/circ10/pubblicazioni/limiticrescita/dispense2007.pdf trovo un documento con un intervento dal titolo "Schiavi del Pil" al cui interno leggo questa frase: "... A ben guardare, tutta la storia della modernità può essere letta come la storia di una grande espansione: militare, geografica, tecnico-scentifica, soprattutto economica. E' la storia dello sviluppo ..." Ora: la verità è certo qualcosa che non si può afferrare. E' impalpabile, sfuggente, con così tante evanescenti facce da confondere chiunque. E forse per queste difficoltà si preferisce a volte un approccio parziale, limitato a ristretti campi d'osservazione. Ma, gentilmente: non vi pare che manchi qualcosa di troppo importante per essere tralasciato? Che forse in questa modernità non c'è stata una espansione demografica umana così eclatante, così mastodontica, persino così brutale da rintuzzare in un angolo, sfinito, quando non fatto proprio scomparire perché estinto, ogni altro essere vivente? Com'è possibile parlare di una espansione "militare, geografica, tecnico-scentifica, soprattutto economica" dimenticando quella demografica che insieme a tutte le altre è così profondamente commista e l'un l'altra vicendevolmente favorentisi, tali da potersi ritenere fenomeni inseparabili? Che forse il passaggio dai circa 1,8 miliardi di persone che eravamo un secolo fa ai 6,8 di oggi vi pare non degno di nota e da tralasciare? Com'è che proprio lo spaventoso boom demografico di quegli umani autori delle espansioni citate scompare nel nulla? E soprattutto: che genere di analisi, di riflessioni, di conclusioni e di suggerimenti possono derivare partendo da una visione così impietosamente mutilata del fenomeno più importante? Mutilata addirittura di noi stessi! E' vero, come premesso, che, proprio per cercare di afferrare con la mente fenomeni complessi, a volte si preferisce un approccio parziale. Se riprendiamo lo stesso documento da cui è tratto l'intervento cui mi son finora riferito, in esso ne troveremo in effetti anche un altro, di altri autori, centrato sulla sovrappopolazione. Ma quegli stessi autori poco più avanti si producono subito in un complementare intervento sulla sovraeconomia, non dimenticando di considerarvi l'imprenscindibile fattore demografico. Al contrario in "Schiavi del Pil" l'analisi viene confinata, gentilmente: mi si corregga se sbaglio, alla mera crescita economica, come se questa fosse potuta avvenire e possa continuare senza una pari crescita demografica. Come se l'una non accendesse l'altra e viceversa. La cosa è importante perché questo confinamento d'analisi e provvedimenti mi pare si ritrovi pari pari nello Statuto dell'Associazione all' "ART.2 SCOPO E OGGETTO SOCIALE L'associazione si prefigge come scopi generali la promozione sociale attraverso un ripensamento delle concezioni attuali di benessere e ricchezza, fondate sulla crescita illimitata della produzione, del consumo e dei profitti. Propone in alternativa un’idea di benessere che, recuperando il senso del limite e della misura, sappia valorizzare la qualità delle relazioni tra le persone e tra le persone e l’ambiente, rispettando così gli esseri viventi e gli ecosistemi. Come suo specifico l’associazione intende lottare contro la colonizzazione delle menti e delle società da parte dell’immaginario economicista, e per questo vuole promuovere la consapevolezza e la ricerca sulla necessità e le possibilità di una “decrescita conviviale”, proponendo occasioni di riflessione e dibattito sui temi ad essa inerenti come via per la realizzazione di una società sostenibile, pacifica e solidale." Si comprende bene che ciò che qui si ha a cuore è la trasformazione di una abnorme economia centrata sulla quantità verso una più ridotta economia centrata sulla qualità. Fuor d'ogni dubbio che questo scopo non sia più che lodevole, nobile. Tuttavia il non veder la metà demografica del fenomeno che si prende in considerazione, il non considerar l'esser tutt'uno di crescita demografica ed economica, impedisce un corretto approccio centrato su entrambe ed a farne le spese non può non esser che lo stesso "scopo ed oggetto sociale", compresa quella parte (i quasi sette miliardi di umani) che scompare del tutto tanto nell'assunto, nell'analisi, tanto nella conclusione, nei provvedimenti. Com'è possibile recuperare "il senso del limite e della misura" auspicando un intervento di responsabilizzazione sull'economia senza richiamare alla responsabilità anche in ambito riproduttivo? Com'è possibile che si possa ottenere una "qualità delle relazioni tra le persone e tra le persone e l’ambiente, rispettando così gli esseri viventi e gli ecosistemi" dimenticando il fondamentale fattore della pressione demografica collettiva sull'ambiente e delle singole persone su ogni altra? (Per dirne una, il cosiddetto "stress" oggi consiste essenzialmente nella pressione che reciprocamente ci facciamo gravare l'uno sull'altro. Se ciò non viene considerato con il giusto peso o per nulla lo si deve sempre allo stesso motivo: l'esclusione del tema demografico dal dibattito collettivo). Ora: questo restrittivo atteggiamento monoideistico, che si fissa su una sola metà della questione escludendo l'altra, è un vizio che nasce lontano nel tempo pur facendo tantissimi danni anche oggi. Anzi possiamo dire, senza timore di non disporre di ragioni a sufficienza per rispondere a chiunque affermasse il contrario, che nella pratica i nostri problemi d'oggi sono solo d'ordine intellettuale. Focalizzandoci sull'aspetto importante, invece di dire: abbiamo ragione entrambi, ci si impunta e si dice: io ho ragione e tu no. Invece di vedere l'intero, invece di accogliere le ragioni altrui, si vede solo la metà che si preferisce, che fa comodo, ed in certi casi si arriva perfino a vantarsi di essere di parte! Oppure, con languido piacere, si tace e si lasciano ad altri i compiti meno grati. In questo modo sono andati sprecati più di quarant'anni, durante i quali siamo aumentati della bella cifra di circa tre miliardi di unità, e l'allora critica al consumismo, oggi mutata praticamente solo nel nome, è rimasta zoppa e soprattutto per questa ragione non ha potuto far molta strada. Non potendo essa evolvere in una critica comprendente certi aspetti fondamentali della vita che interessano in modo particolare i governi (si riveda http://pil-contro-pil.hyperlinker.org/) non ha potuto sviluppare la sua potenza, diffondersi e permettere alcun cambiamento. E così oggi siamo arrivati agli sgoccioli, trovandoci noi tutti in una complessiva situazione prossima ad uno stadio degenerativo difficile da fermare. In una simile delicata condizione è necessario che ognuno dìa il meglio di sè, sarebbe a dire che è indispensabile che ognuno acquisisca e si faccia portavoce anche delle ragioni altrui evitando così contrapposizioni ed indebolimenti nell'azione. E' d'obbligo saltare il fosso e smetterla di essere di parte, non avendo alcuna speranza che il mondo non s'infiammi se non diveniamo e ci manteniamo giusti. Proprio per la necessità di fare un passo avanti in questo senso, reputando i presenti tutti qui in Lista Decrescita, anche coloro che mi zompano addosso ogni volta che dico la mia :) delle persone amiche, o quanto meno le più vicine al mio ideale progressista, mi rivolgo a voi chiedendovi di abbandonare la visione monoideistica e di abbracciare non solo una pura visione dualistica ma alla bisogna propriamente pluralista, che abbracci, invece di escludere, ogni ragione esistente: non solo quelle che preferiamo bensi OGNI ragione esistente. Se non facciamo noi per primi questo passo, noi che ci riteniamo all'avanguardia, come possiamo sperare lo faccia qualcun altro, quelli che si trovano più indietro? Oggi apparentemente comanda ancora la politica, la quale è sincera solo in rari momenti che subito vengono rinnegati e catalogati come gaffe. A noi, se davvero siamo persone per bene, e se davvero vogliamo che il nuovo si affermi, spetta invece il compito importantissimo di dire la verità, di essere verità, di aderire ed essere tutt'uno intimo core con il reale stato delle cose. Per tutto ciò, ringraziandovi per avermi permesso di riportare questa mia visione delle cose, oso chiedervi di restituire alla sbilanciata metà descritta ed auspicata nell'Articolo 2 la mancante metà, riportando il tutto al suo giusto equilibrio. Se perfino nell'ambiente più perfido ed ingiusto che esista, quello politico, viene riconosciuta l'importanza della par condicio, par condicio sia anche tra questione economica e questione demografica, tra immaginario economico ed immaginario demografico, tra crescita e decrescita economica e crescita e decrescita demografica. Fifty/Fifty: questo deve essere il nostro motto, il motto delle persone giuste, e mai più vi sia una cenerentola nella nostra cultura. Sottoscriviamo questo patto ed avremo sottoscritto un patto a collettivo favore col futuro. Danilo D'Antonio