In un lontano passato l’essere umano raggiunse un elevato grado di conoscenza di se stesso, del funzionamento della macchina umana, sia nelle sue espressioni fisiche, sia in quelle più impalpabili della mente, della psiche, dello spirito.
Era una conoscenza frutto di una osservazione diretta, personale, rivolta al proprio corpo come alla propria interiorità, alle sensazioni come alle emozioni ai pensieri. Non disponendo, allora, di strumenti artificiali, l’uomo sviluppò una elevata capacità osservatrice e riflessiva, giungendo infine ad una profonda comprensione dell’insieme dei fenomeni che lo costituivano. questa conoscenza gli permise di capire quali comportamenti, tra i mille a sua disposizione, fossero i più indicati per compiere una degna esistenza, ricca di benessere. Non avendo sviluppato molti rimedi artificiali, l’uomo sentiva che la responsabilità del suo benessere era nelle sue mani, e con responsabilità tendeva quindi ad agire. In particolare ampio risalto egli dava alla prevenzione, piuttosto che alla cura successiva al male, poiché una volto rotto l’uovo ... bisognava mangiare la frittata.
Intendiamoci: non è mai esistita un’epoca d’oro in cui tutti gli uomini condussero una vita perfetta, priva di errori e di ignoranza. Ciò non di meno questa sapienza, alla portata di tutti poiché accessibile tramite l’esperienza di ognuno, raggiunse dei livelli straordinariamente elevati. Poi le cose lentamente cambiarono.
Ad un certo punto della nostra storia, l’uomo iniziò ad avere dei considerevoli successi nella costruzione di arnesi e strumenti. Nacque in tal modo un nuovo campo di interesse, ed allo stesso tempo mezzo di conoscenza, che deviò l’attenzione verso la realtà esterna. I successi nel campo dell’artificiale crebbero col tempo in misura sempre maggiore, tanto da sviare quasi completamente l’essere umano da se stesso. Siamo giunti ai nostri giorni: la tecnologia è cresciuta e si è perfezionata al punto da godere, molto spesso a ben ragione, della nostra completa fiducia. Per contro ognuno di noi ha perso l’originale capacità introspettiva, avendo delegato sempre più alla tecnica ed ai suoi specialisti ciò che doveva rimanere di nostra personale pertinenza e responsabilità. La tecnologia ci ha arricchiti molto, ma altrettanto ci ha impoveriti. Abbiamo perso l’originale, sana capacità di guardare a noi stessi con competenza, di conoscerci e governarci con sufficiente coscienza. Somigliamo sempre più a delle macchine dotate di grandi poteri e tese all’adempimento del proprio lavoro nell’ambiente esterno, ma prive di qualsiasi controllo su di sé.
Fortuna vuole, però, che la realtà abbia una spiccata tendenza a ristabilire armonia ed equilibrio lì dove viene a mancare. L’Umanità, da tempo sofferente per questa ormai secolare dimenticanza di sé, sta cercando di porvi rimedio. In più parti del mondo sta fiorendo una nuova tendenza alla cura della persona, del proprio corpo come della propria spiritualità. Metodi e tecniche fisiche e psicologiche, conoscenze di un passato che sembrava inesauribilmente dimenticato, stanno nuovamente regalando benefici a quanti vi si accostano.
In quest’ottica si inserisce la tecnica per la pratica del rilassamento profondo e la conoscenza di sé, liberamente tratto dal metodo del Training Autogeno di Joannes H. Schultz, riportata in questo manuale. Il TA, nato circa un secolo fa da una superba sintesi di conoscenze tratte dalla cultura occidentale ed orientale, dall’ipnotismo e dallo yoga, avvenuta nella mente del neurologo berlinese, ha regalato da allora un prezioso benessere psicofisico ad una grande moltitudine di persone.
E’ fuor di dubbio che un’epoca di grande benessere potrebbe accogliere oggi l’Umanità. Alla ricchezza esteriore, al benessere materiale, potrebbe affiancarsi un ricco orizzonte interiore. Entrambe le sfere si avvantaggerebbero vicendevolmente. La Tecnologia (la dignità della maiuscola è segno di riconoscenza) già ora ci consente di avere più tempo da dedicare a noi stessi di quanto ne avessimo in passato. Del pari lo sviluppo delle nostre capacità interiori ci restituirebbe quell’equilibrio, quella serenità d’animo, ma anche quel benessere fisico che rappresentano la base per il raggiungimento della felicità di ognuno.
Dall’incontro delle due vie, l’esteriore e l’interiore, potrebbe nascere, se volessimo, un nuovo essere umano, più completo ed equilibrato, che darebbe vita ad una umanità pronta per la nuova era in cui, per altri versi, siamo già entrati. E’ con questo augurio che invitiamo il lettore all’esplorazione di un mondo tanto accessibile eppure ancora così poco conosciuto: se stesso.