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La metamorfosi
poi l'armonia Copyright © Danilo D'Antonio 25/06/39 - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata Nella parte precedente abbiamo espresso l'idea che primaria condizione di funzionalità per una società sia quella di una equilibrata ripartizione delle attività economiche tra i due emisferi: pubblico e privato. Ma la riacquisizione all'interno dell'emisfero pubblico di un numero di attività tale da risultare infine di pari peso dell'emisfero economico privato, oltre ad un generale ripristino di più sane condizioni che si realizzano in ogni ambito della nostra realtà sociale, ha pure il pregio di andare ad integrare l'altra indispensabile riforma dell'introduzione della rotazione. Una assegnazione a tempo determinato dei ruoli pubblici, tra tutti i cittadini che disponessero delle necessarie competenze ed avessero volontà di condurli, è infatti del tutto necessaria per la seguente semplice ragione: si attua e mantiene costante una redistribuzione degli importanti ruoli e poteri civici, nonché dei redditi, che ogni incarico statale concede alla persona. In questo modo non solo si trae beneficio dall'apporto ricettivo e creativo di un maggior numero di persone ma si elimina pure la corruzione che notoriamente alligna in situazioni che rimangono immote per tempi lunghi, nel nostro caso addirittura per dei lustri. Pensiamo per particolare evidenza a certi volti che vediamo in RAI da una cinquantina d'anni, ma negli altri Enti la situazione, pur meno visibile, è identica. Nonostante questa indubbiamente buona ragione, in tale riforma rimane tuttavia un difetto evidente: il traumatico distacco dal lavoro, e quindi dal reddito, degli attuali dipendenti pubblici a vita ed il loro abbandono in una economia di mercato. La qual cosa peggiorerebbe ulteriormente una situazione già pesante. In verità i presenti lavoratori del pubblico impiego, tanto i sottoposti quanto i sovrapposti, non si sono mai preoccupati del fatto che, accettando a vita un ruolo, un potere, un reddito, concessi loro da una legge a malapena giustificabile quando nacque e certo non più considerabile ammissibile da vari decenni, avrebbero da questi escluso, egualmente a vita, moltitudini di altre persone aventi in pratica lo stesso loro diritto. E saremmo quindi condotti, noi esclusi, a seguire il loro cattivo esempio, estromettendo loro ed inserendo altri senza curarci di nulla. Desiderando qui però disegnare i tratti fondamentali di una società in pace con se stessa e con il mondo, è invece per noi fatto prioritario che nessuno abbia a soffrire per ingiusta esclusione. E siamo quindi felici di propugnare, contemporaneamente all'introduzione della rotazione, il riassorbimento di metà delle attività economiche del Paese all'interno dell'ambito pubblico: poiché in tal modo viene a crearsi un consistente serbatoio di lavoro e di reddito tale da non essere necessaria l'estromissione di alcuno, bensì solo il suo spostamento ad altra funzione. In questo modo, gestendo lo Stato una così gran mole di attività economiche, e primario fine costituzionale essendo quello del benessere comune, si potrebbe garantire un lavoro minimo ad ogni cittadino, integrando i brevi spazi tra una assegnazione e l'altra con un più convenzionale reddito da cittadinanza. In questo modo nessuno avrebbe più da patire bensì tutti solo da gioire. Non essendovi più il crudo bisogno a spingere verso il male ed al contrario essendosi venuta a creare una situazione di giustizia sociale, gli stessi fenomeni criminali e tante cattive pratiche farebbero un grosso balzo all'indietro. Possiamo ben capire lo spavento che può cogliere ora chi legge di fronte alla mole di questioni che si pongono. Ma siamo certi che, rimanendo osservanti di quei principi di semplicità invocati all'inizio di questo studio, tutto possa andare per il meglio, solo un po' di pazienza e d'arte organica (olistica) occorrendo nel definire e perfezionare le cose. D'altro canto la necessità di ristabilire l'armonia all'interno della società, quindi innanzitutto che ognuno riacquisti fiducia nell'altro tornando a sua volta a comportarsi correttamente, è tale da non spaventarci minimamente di fronte alle difficoltà che potremo incontrare in questo ampio e profondo processo di cambiamento, in questa vera e propria metamorfosi della nostra struttura sociale. Rendendo davvero pubblica la Res Publica, interrompendo l'essere appannaggio di pochi della Cosa Pubblica, una reciproca fiducia si stabilirebbe immediatamente all'interno della società. Ed avremmo così compiuto il primo passo verso uno riaffratellamento ed una riappacificazione generale con conseguenze positive in ogni settore. Ma la rotazione all'interno di una struttura pubblica, divenuta ancor più importante di quanto sia ora contenendo attività per una buona metà dell'intera consistenza economica del Paese, ha in serbo ancora grandi sorprese. Nella nostra epoca essa si rende necessaria anche per un'altra ragione, di una importanza perfino maggiore delle altre, coinvolgendo pure un aspetto del tutto ignorato e ben dissimile da quelli già considerati. Entriamo qui infatti nel campo della mente umana e dei suoi processi cognitivi, nel cuore stesso dell'individuo ed in fin dei conti della società. Uno dei maggiori problemi di cui oggi noi umani soffriamo, ormai quasi per tutto il globo con tendenza alla sua totale copertura, per giunta senza nemmeno rendercene conto, è il fatto che, dei due fondamentali tipi di approccio alla realtà cui dovremmo far ricorso, quello specialistico, localizzato, mirato, e l'altro, quello organico, olistico, sistemico, il primo ha completamente sopraffatto l'altro, dapprima bloccandone lo sviluppo e togliendolo poi completamente dalla circolazione. La specializzazione ci ha concesso di raggiungere grandi successi in ogni campo del sapere e del potere tecnologico. Presi per secoli dal fascino della tecnologia, abbiamo però dimenticato esistenza e necessità della visione organica delle cose. Se scienza e tecnologia hanno l'indubbio valore che tutti riconosciamo loro, non possiamo trascurare il fatto che con esse non possiamo nè comprendere nè governare la nostra vita, quest'ultima abbisognando di conoscenze, consapevolezze, discipline forse di minore specificità ma di ben maggiore ampiezza. Per questo oggi assistiamo, sì, ad un impegno costante e consistente per migliorare le cose del mondo ma invece di vedere passi in avanti ci avviciniamo sempre di più all'irreparabile. Appunto perché l'approccio specialistico è in grado di farci avanzare nello specifico campo ma è l'approccio organico ad essere necessario per capire cosa sia realmente opportuno fare per il bene di tutti e tutto. Ma il problema non è confinato qui. La specializzazione, come del resto ogni altra cosa, ha numerosi effetti collaterali. Essa causa alla persona un restringimento mentale ed un immobilismo fisico. Se un tempo una persona, durante l'arco della sua vita, aveva la possibilità di variare attività ed ambiente di lavoro anche più di una volta ed in ogni caso entrambi non erano strettamente delimitati, oggi essa entra in un più ristretto ruolo e contesto e difficilmente ne uscirà se non prossimo alla sua fine. Proprio per questa ragione gli specialisti, quindi ormai quasi ogni componente della società, ben difficilmente riescono a vedere le cose da altri punti di vista, morali e fisici, i quali differenti ruoli e luoghi soltanto potrebbero permetter loro di capire quanto limitata e parziale è la loro visione delle cose e quanto invece variegata e ricca è la realtà. E non è ancora tutto. Chiusura in un ruolo ed immobilismo fisico hanno fatto sì che l'interesse personale di ognuno si allontanasse troppo da quelli altrui. Infatti nessuno oggi si limita più semplicemente a svolgere quel mestiere o quella professione rimanenendo in fondo sempre un essere umano bensì ognuno tende ad impersonare e divenire totalmente quel mestiere o quella professione. In questo modo si crea una serie di interessati schieramenti contrapposti continuamente impegnati in duri tira e molla tra di loro. La nostra capacità di comunicare e comprenderci l'un l'altro, tra singole persone e varie parti del sistema, si è di conseguenza molto indebolita. Tant'è che oggi difficilmente ci si riesce a metter d'accordo su qualcosa in quanto ognuno è ormai incapace di capire l'altro e tantomeno interessato a farlo. Come fare allora per dotare la società di una conformazione tale che essa possa beneficiare dell'approccio alla realtà di tipo specialistico allo stesso tempo riuscendo a rimediare ai suoi effetti negativi ed a cogliere pure quelle opportunità che ad esso sfuggono? La risposta è: sviluppando un approccio complementare, quindi prettamente sistemico, solo così potendo essa mantenere un meraviglioso equilibrio e godere quindi di lunga e buona vita. Da tempo sono disponibili pratiche e tecniche, di vecchia data e più recenti, atte a permetterci di sviluppare una sensibilità olistica. Tuttavia esse giacciono disperse in semiabbandono, ignorate tanto a causa degli abbaglianti successi della tecnologia quanto per le oscene pressioni di una mistica superstiziosa e per l'indegno disinteresse di una filosofia ignava. Se decidessimo di sopravvivere a questa tremenda fase che attraversiamo non v'è dubbio che tali conoscenze e procedure, ammodernate ed arricchite, andranno raccolte in un dignitoso corpo di studi che pongano le persone in grado di conoscere appieno la teoria olistica e di trarne concreti ed utili provvedimenti. Ciò detto, riconosciuta che avessimo l'importanza della teoria olistica, va però chiarito che è il MOVIMENTO tra le diverse funzioni sociali, anche in ambiti dissimili tra loro, a farci guadagnare la migliore visione organica, a farci conoscere collegamenti, effetti ed interazioni tra i vari fenomeni della società. Per questa ragione occorre che essa cambi in modo da permettere alle persone sia di compiere attività specialistiche, fissandole in determinate stabili situazioni per far raggiungere alte vette di conoscenza specifica, sia di acquisire molteplici consapevolezze, favorendo il loro spostamento in vari ambienti di coinvolgimento sociale per far conquistare ampie vallate di visione organica. Ecco allora che mezzo privilegiato attraverso cui far sì che la società possa trovare l'armonia è appunto il pubblico impiego. Questo non può più essere visto come un mero strumento per amministrare il bene pubblico e per fornire posti di lavoro. La funzione e l'importanza del pubblico impiego travalicano quelle che sono le esigenze della società, di avere una buona gestione, e del singolo, di assicurarsi un reddito, e lo rendono in più uno stupefacente strumento tramite cui attuare una armonica rotazione sociale. Il pubblico impiego attuale è ancora basato su una antica visione dell'Universo in cui la Terra veniva vista come quadrata, piatta ed immobile al centro di esso. E così anche il pubblico impiego è stato impostato facendo della staticità il suo carattere preminente con una organizzazione che assegna le mansioni pubbliche a vita alle persone. Il fatto è che la Terra è sferica, ruota intorno al Sole e l'intero sistema si muove a grande velocità nel Cosmo. E' così evidente che abbiamo il dovere di trasportare il pubblico impiego da una concezione medioevale, basata sullo status immoto delle cose, ad una moderna, basata sui processi, sul divenire delle cose, che soddisfi le ben maggiori conoscenze e consapevolezze di cui godiamo oggi, fornendogli come prima cosa un armonioso movimento. Ed uno degli aspetti più importanti ed utili dell'introduzione della complessiva riforma (rotazione dell'organico nei differenti ruoli di una Cosa Pubblica di pari peso della Cosa Privata) che abbiamo chiamato Armonica Rotazione Sociale (ARS) è proprio quello della condivisione dei saperi che acquisiamo giorno dopo giorno. Oggi ogni specialista detiene il monopolio di conoscenza della propria materia mentre le altre persone non possono che rimanerne estranee. Se è certo bene che quando ci rivolgiamo ad un professionista vi sia una qualche garanzia della sua preparazione, non è però affatto bene che quel suo sapere rimanga confinato dentro una staccionata professionale. L'intera nostra società oggi è fatta a compartimenti stagni, molti dei quali non riescono ad evolvere soprattutto per la mancata acquisizione delle nuove conoscenze raggiunte in altri campi. Noi viviamo infatti in una strana realtà profondamente interconnessa, in cui problemi ed opportunità presenti in un campo vanno ad influire su tutti gli altri campi, anche se concettualmente molto lontani tra loro. Il rinchiuderci in ristretti loculi culturali, come abbiamo fatto finora, non ci aiuta affatto a progredire bensì ci ostacola fortemente. Possiamo avere una gran competenza in una materia ma se rimaniamo sempre nello stesso ruolo e luogo di lavoro non riusciremo a condurla ovunque serva e perderemo dei giganteschi effetti positivi. Al contrario spostandoci di ruolo e luogo periodicamente grazie all'ARS il nostro sapere non sarà più un patrimonio morto racchiuso in un forziere bensì diverrà un energico catalizzatore di progresso impiantandosi e dando superbi frutti in ogni nuovo ambiente ci troveremo. In breve tempo ci sarà ovunque un'ampia competenza diffusa e generalizzata. L'ARS creerà un vero e proprio amalgama culturale che integrerà a meraviglia ed anzi farà da supporto ad una specializzazione che proprio grazie ad essa potrà con maggiore sicurezza spingersi ancora più in avanti. Oltre al fatto che un gran numero degli avanzamenti più audaci in qualsiasi campo sono stati finora compiuti da persone al di fuori della ristretta cerchia possedente quel dato sapere, possiamo forse credere che una visione organica, sarebbe a dire innanzitutto completa (e solo con la completezza si scorgono appunto le interconnesioni), non sia proprio ciò che manchi a questo mondo per vederlo tornare a girare per il verso giusto? Per giunta, componendo e sviluppando una nuova cultura organica, olistica, che si affianchi a quella specialistica, è possibile preparare persone capaci di rispondere bene ad ogni esigenza. Un uomo, una donna, chiunque volesse, cambiando ruolo e luogo in maniera e tempo opportuni, potrà acquisire reiteratamente la meravigliosa proprietà delle cellule staminali le quali ovunque le si mettano riescono a compiere alla perfezione la specifica funzione delle cellule vicine! Questo proprio perché non solo si possederanno saperi di molteplice natura ma soprattutto si sarà padroni di quel sapere universale sotteso a, e pervadente, ogni altro sapere. Certo noi olisti potremo non raggiungere il massimo livello in un sapere specifico, ma in ogni ambiente l'arrivo di personalità "staminali" apporterà una felice evoluzione e comunque un meraviglioso svolgimento. Abbiamo detto che il pubblico impiego è luogo privilegiato dove attuare l'ARS. Questo non significa che all'improvviso l'intero organico debba mettersi a saltare da un ramo all'altro dell'albero pubblico come uno stuolo di babbuini. In proposito ricordiamo che uno degli scopi principali dell'ARS è quello di rimuovere rigidi monoideismi e di affermare la morbida bellezza di una complessità resa semplice. Per la qual cosa essa non può certo cadere nella stessa trappola che intende evitare. Al contrario il disegno complessivo della Cosa Pubblica richiederà molte arti, tra cui quella figurativa, geometrica e musicale, ritmica. Pieno conto sarà tenuto delle esigenze e prospettive dell'individuo e della società. Nell'ARS non vi potrà essere nulla di costrittivo, al contrario molta importanza verrà data al piacere, anch'esso dell'individuo e della società, in quanto ambiente emotivo per molti aspetti permettente il miglior avanzamento. L'ARS che immaginiamo è una semplice ed allo stesso tempo ricca forma organizzativa che può giungere a pervadere la società per una buona metà. Principalmente essa coinvolge la sfera pubblica ma è chiaro che mettendo in moto questa un dolce movimento sarà indotto anche in quella privata. Essenzialmente due sono i tipi di movimento previsti: lo spostamento in uno stesso ambito di competenza e quello in un diverso ambito. Muovendosi le persone all'interno di una stessa branca specialistica viene permesso l'apporto di un più nutrito ruolo di contributori e si previene la corruzione. Muovendosi esse in ambiti diversi si ottiene la condivisione dei saperi e l'avanzamento diffuso. Entrambi i movimenti favoriscono l'apertura mentale e la capacità di comunicare, nonché il sorgere di un forte sentimento d'interesse collettivo. L'ARS non è certo un meccanismo che si possa realizzare con un solo intervento ed in un sol giorno. Essa andrà studiata ed attuata pian piano con amore, affinandola man mano che il lavoro avanzerà. Ma il primo passo che muove tutto è l'introduzione della rotazione nell'assegnazione dei ruoli pubblici. La società umana si è finora sempre organizzata su base statica e proprio per questa ragione periodicamente è stata ed è tuttora sconvolta da sanguinose rivoluzioni. Come è possibile che in un Universo in cui nulla esiste d'assoluto, d'immobile ed eterno, le nostre società, ed il pubblico impiego in particolare, siano fondate su tali innaturali principi? Se inizieremo a riorganizzarci su basi dinamiche permetteremo che una delicata evoluzione ci benefici costantemente ed avremo scongiurato per sempre la necessità di cambiamenti improvvisi e cruenti. La vita nella sua infinita complessità è di una semplicità meravigliosa. Sta a noi, ad ognuno di noi, assumerci l'impegno di lavorare per disporre di un futuro degno di esser vissuto. "Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. Molti ricercatori sostengono che le cellule staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi ..." http://it.wikipedia.org/wiki/Cellula_staminale Copyright © Laboratorio Eudemonia. Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata Sito Web attivo dal 30 - Versione 5.0 - Webworks by HyperLinker.com |