Non è che non ci stiano a cuore le persone. Semplicemente quei vecchi gruppi di interesse, quegli ispessimenti sociali, che prima ci opprimevano, oggi non esistono più! Oggi le attività economiche della società sono divise in maniera equilibrata: le attività relative alla produzione di beni e servizi di primaria necessità sono inserite e condotte all'interno dell'insieme delle pubbliche attività. Nell'ambito della libera impresa vengono svolte quelle attività inerenti invece quei beni e servizi che, pur non essendo di primaria importanza, soddisfano però quegli aspetti della vita pure così necessari per l'indole dell'umana mente sempre affamata di stupore.
Nella pubblica amministrazione si trovano quelle attività ormai acquisite, radicatesi al punto da esser divenute bene primario. Nell'economia libera si trova ciò che è ancora superfluo eppure così accattivante. Entrambe le necessità disponendo ognuna del proprio spazio senza potersi arrecare noia ma anzi integrandosi perfettamente. E' un modo di vivere sereno, dove ognuno dispone di quanto gli occorre ed è pure libero di darsi da fare. E' un mondo sicuro: perché ognuno sa che non gli mancherà mai nulla. E' un mondo felice: perché ti lascia libero di agire e di sognare.
E tutto è cominciato con l'abolizione del pubblico impiego a vita e con l'adozione della programmazione demografica. Una volta che lo Stato non è stato più Cosa Loro, dei dipendenti pubblici a vita, si sono aperte tutte le possibilità di trasformazione positiva della società di cui si abbisognava. E si è così reso possibile, una volta abbattuto il muro dell'omertà erettosi in conseguenza del granitico immobilismo della precedente struttura pubblica, strappare alla bieca dittatura delle leggi di natura anche l'ambito riproduttivo.
Non solo! Abbiamo potuto sfatare antichi dictat anche nell'ambito economico ed in quello tecnologico. Ed è così che abbiamo potuto edificare quelle sacre fondamenta che oggi reggono, solide ed incrollabili, l'intero edificio geopolitico del nostro Pianeta.