Jevons, Selye e l'ecosciopero

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3) Ecosciopero

Sono numerose e varie le azioni che occorre mettere in atto per constrastare l'insieme di fenomeni di cui ci hanno per tempo avvertito Jevons e Selye. Innanzitutto occorre prendere coscienza di quanto accade alla luce di quanto mostratoci da questi scienziati del buon tempo che fu. Ed una domanda sorge qui di rigore: perché oggi, con così tanti scienziati, esperti e tecnici che ci ritroviamo tra le palle, non viene fuori praticamente nessuno a dare l'allarme sulla marea di equivoci in cui una primitiva, ristretta, superficiale visione ambientalista ci ha precipitato?

Per almeno tre motivi.

Una parte consistente di tali grandi esperti sono dipendenti pubblici, i quali non intendono rovinarsi la permanenza nel ruolo pubblico che si sono accaparrati a vita andando a raccontare una verità che va contro la corrente principale di pensiero di cui fa parte il loro stesso capufficio/direttore/superiore. La parte restante è assunta nell'impresa privata, e lì si trovano condizioni ancora peggiori per riuscire ad esprimere una verità che va contro il profitto finanziario. C'è infine una parte di giovani ricercatori non ancora assunti, i quali sono troppo occupati a trovarsi un posto fisso, troppo preoccupati per il loro personale futuro, per potersi occupare di cose insignificanti come il futuro di un intero pianeta.

Ma le responsabilità non finiscono qui. Tutt'altro. C'è una marea di persone, di multicolori pappagalli e miti pecorelle, che continuano a ripetere e seguire i dettami dello storpio ambientalismo classico, storpio perché cammina su una gamba sola, e non c'è verso di fargli capire le gravi dimenticanze di quest'ultimo perché, nonostante tutto, continuano a fidarsi solo dei capibranco riconosciuti, limitandosi ad usare la loro mente solo come un registratore/lettore e non come un elaboratore dei dati che ricevono.


A tutti costoro, presumibilmente proprio a voi che leggete, dedico per tanto una nuova parola: ecosciopero.

Cos'è l'ecosciopero? Se potessi rifugiarmi coi miei cari su di un altro pianeta davvero non lo rivelerei. Me ne starei beato ad occuparmi dei fatti miei. Ma poiché sono costretto, ahimè, a condividere con voi tutti un unico destino su questo piccolo pianeta, provo a spiegarlo. Ma prima concedetemi ancora qualche parola sul becero ambientalismo che va per la maggiore. Gentilmente, non mi mettete fretta. Sedetevi, prendetevi da bere e mettetevi comodi, rilassatevi, ché la cazziata è appena cominciata.


Una delle tendenze primarie e più disgustosamente vili dell'ambientalismo di superficie è quella di prendersela con l'individuo, con la persona, per ora suggerendogli ma appena possibile ingiungendogli, di risparmiare tutto quanto può in casa sua. Ho appena ricevuto un richiamo scritto da parte di un primario ente al fine di risparmiare luce elettrica, gas, acqua, di rendere la mia casa meno energivora, etc. Ancora non mi si chiede di mangiare e bere di meno, ma i primi segnali in questa direzione già sono visibili a chi sa coglierli.

Sciagurati! Avessero fatto un solo cenno all'uso delle automobili! Qualcuno, in quei posti di potere ingiustamente assegnati a vita, si fosse minimamente preso la briga di alzarsi in piedi ad esprimersi in favore del razionamento dei carburanti ad uso stradale privato od aereo turistico! Qualcuno di questi squallidi signori, e signore, per par condicio, si fosse minimamente espresso contro gli sprechi derivanti dalle attività sporchive (sì: lo sport), o turistiche, o della moda, o dello spettacolo in genere! Qualcuno di loro fosse insorto contro la pubblicità, che è la madre generatrice di ogni consumo inutile, di ogni spreco! Che farabutti ...


Ed idioti. Sì perché di idioti il mondo oggi è pieno e soprattutto tra gli ambientalisti ve ne sono di tipi particolarmente pericolosi. Per fortuna innanzitutto per se stessi.

Tempo fa ho scritto un pezzo dal chiaro titolo: "Niente bici, prima razioniamo i carburanti" ( http://niente-bici-per-ora.hyperlinker.org/ ), in cui mettevo in guardia dall'uso della bici nel traffico per i palesi rischi derivanti dagli scarichi delle auto. Oggi apprendo di chi candidamente ammette d'essersi preso un enfisema a causa del suo andare in bici nel traffico. Non che non avesse scelta: lo faceva per pura ideologia ambientalista. Ogni commento è inutile.

Un altro esempio. Coloro che seguono l'insulso consiglio di tenere basse le luci dentro casa, dando ascolto alle raccomandazioni di gente consapevole solo dei watt che consuma, sta in pratica fiaccando da solo la propria vista. Col tanto tempo che oggi una persona passa chiusa dentro quattro pareti, in condizioni di semioscurità rispetto alla forte luce naturale esterna, gli occhi ne risentono vieppiù passano gli anni. Aiutarsi con una lampada di grande potenza, possibilmente ad incandescenza, può evitare spiacevoli conseguenze.

E taciamo, per pietà e ritegno, su un uso dell'acqua così parco da mettere a serio rischio i risultati ottenuti dopo tante lotte, durate secoli se non millenni, nel campo dell'igiene personale e domestico.


Rendetevi conto: si incita la persona a pericolosi risparmi su di sè, dentro casa, e non si apre bocca, zitti e muti, per fermare le auto, gli aerei, il turismo, lo sport, lo spettacolo, la moda e la pubblicità!

Sarebbe a dire che il bicchiere d'acqua risparmiato va, insieme ai tanti altri bicchieri risparmiati dai tanti fessi, a permettere ad un qualsiasi stronzo di portare a lavare la sua supercilindrata all'autolavaggio!



Ed allora, dicevamo: ecosciopero. Qui ve ne faccio solo cenno, perché le cose che si capiscono da soli valgono mille volte di più che se vengono raccontate punto per punto (e soprattutto perché ce ne sarebbero da dire, tanto che non arrivereste fino in fondo a leggerle).


Brevemente: immaginate di trovarvi in un ambiente chiuso, sovraccarico di una miriade di ogni genere di grossi ingombri, accalcati in mezzo ad una folla stipata ed esagitata, mentre altra folla continua ad entrare.

Una persona, che sia ancora in grado di lasciar esprimere il suo istinto, trovandosi in questa spiacevolissima situazione compie un gesto preciso, certo che potrà aiutarlo a salvarsi.

Qual'è questo gesto?

Semplice: si arcua col proprio corpo al contempo portando le braccia all'altezza del suo petto, ponendosele ampie in cerchio.

Fate una prova voi stessi: alzatevi un momento in piedi ed immaginate di essere strettamente serrati tra oggetti e persone, di essere circondati, di avere tanta, ma davvero tanta gente pressata intorno ed addosso, diciamo un sette miliardi circa di persone, mentre altri sette miliardi son lì fuori che non aspettano altro che entrare.

Mbhè? Come vi sentite? Che fate? Ve ne state dritti e stretti come un fuso ad aspettare di finire di essere schiacciati, stritolati, oppure vi arcuate sollevando le braccia arrotondandole in avanti per cercare di occupare un minimo di spazio in più che vi permetta di respirare e sopravvivere alla ressa?



Questo è proprio ciò che oggi l'individuo, le persone, devono fare: devono, dobbiamo riappropriarci del nostro spazio, fisico, energetico, e pure culturale e sociale, e pure economico e politico. Spazio che ci è stato letteralmente rubato anche dalla massa di attività economiche di secondaria importanza, come appunto l'industria del turismo, dello sport, dello spettacolo, della moda e della pubblicità, nonché dell'auto, etc. Spazio che ci siamo pure vicendevolmente rubati riproducendoci indiscriminatamente, seguendo come beòti vili leggi di natura, e mettendo da parte importanti consapevolezze razionali che l'essere umano ha conquistato nel corso di millenni a costo di dure fatiche.


Cos'è allora l'Ecosciopero?

E' il concedersi di soddisfare con dovizia le proprie necessità fondamentali e primarie in tutta tranquillità senza assurdi sensi di colpa. E' affermare sicuri che l'individuo, la persona fisica e psichica, non si tocca!

E' alzarsi in piedi ad affermare: stop alle attività economiche secondarie che tanto spazio, energia e risorse ci stanno rubando. Troviamo un modo diverso per distribuire il reddito ed il gioco è fatto.

E' alzarsi in piedi a chiarire: stop alla concessione indiscriminata, senza condizioni, di quanto viene fornito dagli avanzamenti della tecnologia, dal risparmio e dal riuso. Tutto deve servirci non a continuare politiche espansionistiche bensì a soddisfare le necessità fondamentali di ogni essere vivente sul Pianeta Terra ed a rimettere quest'ultimo in bell'ordine, lucido e pulito. Altrimenti: nisba!

E' alzarsi in piedi a dichiarare: stop alla riproduzione umana indiscriminata. Prima si aggiusta il mondo, lo si rimette a posto, e poi se ne riparla.

Stop al conflitto globale demografico, economico e tecnologico in corso. Quando ci incitano alla competizione economica in realtà ci istigano ad una guerra ancora blanda ma che giorno dopo giorno si fa sempre più riconoscibile e funesta. Per mettere fine ad una guerra ci vogliono degli accordi di pace: chiediamo quindi dei patti internazionali di autocontenimento demografico, economico e tecnologico.



Cos'è dunque l'Ecosciopero? E' qualcosa di complesso, ricco, da scoprire insieme riflettendoci su. Di sicuro esso ha scarsa valenza come forma di protesta, bensì è la manifestazione di una precisa direzione verso cui orientarsi e lavorare. In questa occasione vorrei fornire ancora solo una precisazione perché della massima importanza: ogni sua espressione deve essere assolutamente ineccepibile da un punto di vista legale, morale ed etico, nonché logico e razionale, altrimenti non si tratta di ecosciopero, bensì è una porcheria qualsiasi.


I migliori saluti ed auguri, affinché si riesca ad evitare la tragedia e si attui il mutamento.



Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonìa


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