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Torniamo allora con gioia, con fraterna amicizia e la più gran simpatia, al caposaldo dell'ideologia anarchica classica. Gli anarchici di tutti i tempi si sono sempre espressi contro un generico "Stato". Ora è chiaro quanto sia corretto e giusto asserire che, in una società che abbia sottoscritto il proprio impegno ad essere una REPUBBLICA DEMOCRATICA, il problema consiste non nello STATO ma negli STATALI che se lo sono accaparrato. Affinché un mucchio più o meno grande di esseri umani possa giungere a chiamarsi "società", e come tale abbia speranza di cavarsela egregiamente di fronte ad ogni sfida della natura o di altri, è necessario vi sia una organizzazione deputata all'interesse collettivo. Non lo Stato tirannico, composto da una o più Elite. Non una autoritaria dispotica centralità che proibisce la libera espressione delle singole personalità. Bensì una dinamica, costantemente, ritmicamente mutevole centralità partecipata da ogni cittadino, da ogni singolo essere umano che desideri fornire il suo apporto alla società di cui è parte e sia disposto a prepararsi al ruolo che occuperà.
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