La REPUBBLICA di SENSO COMPIUTO di Danilo D'Antonio, grossista d'idee, intelligenza biologica del Laboratorio Eudemonia diritti e licenza d'uso in ultima pagina INDICE La più gran truffa della Storia Una liberazione ancora tutta da fare Per Nuovi Padri Costituenti Il senso della vita nel senso delle parole Urge ancora ovunque Transizione Democratica! La qualità comunitaria del pubblico impiego Cambiamo DNA alle nostre società L'Indicatore Unico di Democrazia Osmosi, altro che trasparenza! Astensionismo: segnale di buon senso ed onestà Programmi per polli od un progetto per umani? Che cos'è la Banca dei Pubblici Impieghi? I due volti della legalità Il contenuto politico dell'evasione fiscale La continuità del reddito Addio precarietà! Geopolitica dell'Era Moderna Origine e fine del militarismo Come si evitano le guerre civili Confini aperti e plachi, confini chiusi ed infiammati Professionismo e professionalità RDC: Naturalis Delectu ad Tollendam Pigrum Il greve iceberg statale ! ! ! Corruzione ! ! ! A fianco di logica e ragione La disobbedienza civile ai giorni nostri La Repubblica fraintesa: è tempo di vederci chiaro IL PROGETTO Proposta di Ricerca e Sperimentazione La Repubblica di Senso Compiuto: osmosi, altro che trasparenza! APPENDICI Metamorfosare necesse est Introduzione La metamorfosi - Prima l'equilibrio L'Amornica rotazione sociale La metamorfosi - Poi l'armonia Un ampio scenario Le parti e l'intero - Coscienza ristretta e coscienza diffusa La Sociosintesi Metamorfica Nota autobiografica dell'Autore Diritti d'Autore e Licenza d'Utilizzo # # # LA PIÙ GRAN TRUFFA DELLA STORIA Alla fine della seconda guerra mondiale, abbattuta la tirannide ed abbracciata la Democrazia, l'Italia ed altri Paesi avrebbero subito dovuto bonificare gli apparati del caduto stato monarchico dagli assunti a vita, dai burocrati, dai carrieristi. Il subentro della Democrazia trasferiva la proprietà della centralità nelle mani del Popolo divenuto Sovrano creando la Res Publica. Innanzitutto il pubblico impiego (quindi ognuno dei tanti poteri trasferiti alla cittadinanza) avrebbe dovuto aprirsi alla partecipazione a tempo determinato di chiunque, dotato dei requisiti necessari, idoneo e competente, avesse voluto apportare un proprio contributo alla vita pubblica, venendone pure retribuito. Così come del resto già avveniva nel potere legislativo. La Democrazia si realizza infatti non col voto ma col mandato temporaneo. Il voto consegue la temporaneità, non esisterebbe di per sé. I carrieristi (monarchi in ogni pubblico ruolo, perenni detentori dell'intera montagna dei poteri, apice legislativo a parte e spesso anche di questo) hanno accuratamente evitato di chiarire la ben diversa consistenza di una Democrazia da imperi, monarchie e tirannidi in genere. Padroni della cultura, educazione ed informazione, nessun suddito sfuggì loro e tutti vennero inculcati. S'è mantenuto così un subdolo sistema che agevolmente pilota una maggioranza estromessa dalla centralità, realizzando le volontà di ogni cricca, elite, gruppo e lobby. E poiché il resto del mondo considera l'Italia e l'Europa un gran riferimento culturale, l'intera Umanità continua ancora oggi a rimanere prigioniera (pur in un'epoca così avanzata tecnologicamente) di situazioni politiche e sociali, locali e globali, arretrate e tiranne. Le stesse guerre, repressioni e violenze, originantesi da queste. Oggi è certo difficile immaginare l'immensa meraviglia del mondo ben fatto che è stato impedito nascesse. Tant'è: non è forse vero che il mondo diviene quel che chi l'abita merita? Ed infatti si ha ancora facoltà di scegliere se mantenersi come si è od evolvere. Chiarezza, precisione, sintesi possono ancora salvare l'Umanità, ma solo se essa si mostrerà umile davanti ad esse e le farà proprie. Auguri dunque e buon lavoro! ## UNA LIBERAZIONE ANCORA TUTTA DA FARE E' raro trovare qualcuno che non si dica antifascista. Anzi in tanti fanno gran casciara vantando un antifascismo che più profondo e sentito, dicono, non si può. Ma allora com'è che non s'è mai levata una voce a denunciare l'indebito permanere di una organizzazione centrale rimasta ovunque com'era ai tempi del fascismo e della monarchia? Com'è che si continua a tacere sull'origine di ogni regime, passato e presente, pur essendo questa chiara, evidente e facilmente rimovibile? Alla fine della seconda guerra mondiale, avendo abbattuto la tirannide ed abbracciato la Democrazia, l'Italia ed altri Paesi avrebbero subito dovuto bonificare gli apparati centrali dai tiranni: i burocrati, i carrieristi. Gli assunti a vita in un altrimenti falso-pubblico impiego. L'arrivo della Democrazia trasferiva la proprietà del caduto stato monarchico nelle mani del Popolo (divenuto Sovrano) creando una ricca comproprietà nazionale fatta di codici, enti ed istituzioni, beni, proprietà e risorse, impieghi, poteri e redditi: la Repubblica. Il pubblico impiego (quindi ognuno dei tanti poteri della centralità) avrebbe dovuto aprirsi immediatamente alla partecipazione pro tempore di chiunque, competente e dotato dei requisiti necessari, avesse voluto apportare un proprio contributo. Come già da tempo avveniva in parlamento per un già iniziato processo di democratizzazione. Ed infatti è lo stesso potere legislativo a confermarci inoppugnabilmente che a realizzare la Democrazia non è il voto bensì il mandato temporaneo. Il voto consegue la temporaneità, non esisterebbe di per sé. Il periodico rinnovo del personale in ambito decisionale avrebbe dovuto avvenire anche in ambito mansionale: in tutti gli altri impieghi e poteri della Repubblica. Ma i burocrati (eterni monarchi in ogni pubblico ruolo, padroni dell'intera montagna dei poteri, apice legislativo a parte ed a volte anche di questo) hanno evitato accuratamente di chiarire la ben diversa consistenza di una Democrazia da imperi, monarchie e tirannidi in genere. Sovrani incontrastati della cultura, educazione ed informazione, nessuno è sfuggito al loro inculcamento. Nemmeno i governanti e politici tutti. Questi, anch'essi affetti da carrierismo e facenti di tutto per farsi ri-eleggere a vita, non si sono posti affatto il problema dell'assenza d'un democratico susseguirsi di persone nella Res Publica ed insieme agli assunti a vita hanno mantenuto un subdolo sistema tiranno che agevolmente pilota una emarginata maggioranza, realizzando le volontà di ogni cricca, elite, gruppo e lobby. Il resto del mondo, considerando l'Europa un gran riferimento culturale, politico e sociale, ha continuato a mantenersi anch'esso arroccato su posizioni arretrate ed inadeguate al nuovo tanto vantato status democratico. Ed è così che il mondo ancora oggi è uno scempio, che morte e distruzione non ci abbandonano. Che ancora scoppiano guerre, piovono bombe e si muore in massa anzitempo. Tutto ciò lo si deve proprio agli ovunque indebitamente permasti tiranni assunti a vita e rieletti di continuo. Ed ora torniamo, consapevoli e decisi a cambiare le cose, a considerare l'immensa disumana caterva globale di anti-fascisti ed anti-regimi, anti-repressioni in genere. Non v'è un solo giorno che non si oda il loro vociare reclamante la caduta di un qualche tiranno maximo (ri-eletto di continuo) insediatosi nel potere legislativo d'un Paese. Ma mai che qualcuno esiga la caduta dei tiranni minori (assunti a vita) che hanno permesso s'instaurasse quel regime e lo alimentano e sostengono. Ovunque si diriga lo sguardo, tutti si dichiarano contro i regimi. Ma mai ci si degna di chiarire cosa sia la tirannide e come ne derivi direttamente dispotismo quando va bene e vera e propria dittatura quando va male. Oggi, presa coscienza di ciò, non bisogna fare altro che reclamare fino alla sua Istituzione il più sacro degli organismi di una Repubblica: la Banca dei Pubblici Impieghi. Spariscono i perenni assunti a vita e fraternamente, da soci l'uno pari con l'altro, competenti e preparati, iniziamo a susseguirci. Ciò ch'è mancato all'Umanità per vivere serena è la più universale delle regole: quella del pro tempore. Giorni, stagioni ed anni, battiti, passi e respiri ... l'intero fenomeno che genera, mantiene e regola la vita segue una sua naturale ricca ciclicità. I perenni possessori della nostra sacra Repubblica (che non a caso propalano un ambientalismo tiranno al pari loro) ci hanno nascosto tante e tali di quelle meravigliose consapevolezze che ora sarà una gioia sconfinata scoprirle. D'un tratto, espugnata l'impenetrabile fortezza di coloro che, approfittando dell'ignoranza da loro stessi diffusa, hanno mantenuto leggi pre-democratiche per detenere a vita il bene comune, tutto inizierà a sistemarsi bene da sé. Massimo rispetto sempre per ogni pubblico ufficiale, civile e militare, della Repubblica, ci mancherebbe! Appunto per questo coloro che hanno fatto loro i ruoli pubblici immediatamente li ritornino al Popolo Sovrano! Una volta liberatici di tutti costoro, quel progresso, quella stabilità, quella serenità, che sempre erano parsi impossibili si ottenessero, giungeranno rapidamente. In Italia, in Europa, nel mondo intero. I pollitici si dilegueranno tutti e potranno infine comparire persone che non comandano ma governano, che innanzitutto si occupino della cosa pubblica e rispettino la cosa privata. Percone che non si presentino in un consesso senza nemmeno conoscere i rudimenti del vivere collettivo, i principi d'una Società. Facendoci salvi dal caos. ## PER NUOVI PADRI COSTITUENTI Il fenomeno della vita è un grand'insieme di opportunità colte ed altrettanto grande cumulo di occasioni perdute. Quasi 80 anni fa al cospetto degli italiani fu condotto un referendum che non avrebbe non potuto segnare il loro futuro più che profondamente. Eppure tale consultazione popolare fu fatta senza spiegare in alcun modo la differenza esistente tra una monarchia, un impero, una tirannide in genere (la cui centralità è un nucleo precluso al Popolo ridotto a proprietà di un eterno regnante e sua aristocrazia, nobiliare o di carriera, che mai tornano persone comuni al pari degli altri) e la Democrazia: la cui la centralità appartiene invece al Popolo e per questo viene chiamata res publica, il quale Popolo Sovrano la concede rigorosamente a tempo determinato affinché possa riprenderne possesso alla fine del mandato. E' deprimente vedere sciupata una simile opportunità. Un momento così epocale quasi gettato via, al vento! Fatto sta che l'Italia cessò (sulla carta) d'essere una monarchia per divenire una Repubblica ma mai i suoi tanti impieghi/poteri (detti non a caso "pubblici" perché tali dovevano divenire) smisero d'essere concessi, tramite il vecchio sistema di assunzioni a vita, ad una minoranza che così si faceva casta soggiogatrice del Popolo. Gli impieghi/poteri legislativi tornarono, sì, ad essere temporanei, perché in passato lo erano stati, tanto assurda era già parsa l'eternità d'un potere. Ma mai avvenne che i restanti impieghi/poteri della centralità iniziassero ad essere concessi a tempo determinato anch'essi: così che potessero periodicamente tornare al Popolo per essere affidati ad altri cittadini, con pari diritti e requisiti professionali, a loro volta anch'essi con mandato temporaneo. Perché proprio in questa condotta consiste la Democrazia: nella temporaneità del potere. Non nel voto in sé, il quale è solo conseguenza di tale benefica temporaneità. Ma nel fatto che, chiunque tu sia, quantunque tu sia da molti stimato o ti reputi bravo, il migliore tra gli umani, allo scadere del tempo devi sottometterti (nessun individuo possedendo in sé conoscenze, percezioni, sensibilità infinite) all'aurea regola di cedere lo scettro del potere, di basso od alto livello che sia, ad un'altra persona, perché completi, corregga, integri, le tue visioni. Democrazia non è mera pretesa egalitaria bensì metodo d'alternanza che dà forza, vigore e longevità ad una società. Democrazia è un processo pacifico teso ad evitare aritmiche cruente rivoluzioni tramite un regolare rinnovo dei detentori d'ogni potere. Oggi, in tanti mesti convegni, i relatori piangono il fallimento, i limiti, perfino la morte della "democrazia" ... quando ancora essa non è nata! Scellerati delinquenti tutti costoro! E pensare che in questi tre quarti di secolo abbiamo stra-pagato, stra-premiato, stra-riverito tanti di quei dotti intellettuali, tanti di quegli aureolati personaggi titolati, e mai nemmeno uno di essi s'è degnato di riferirci una tale chiara, evidente, indubbia, semplice primaria verità. Ecco spiegata la decadenza di un mondo (non solo del nostro Paese ma di tutto un mondo) che, non potendo avanzare, mantenuto com'è in uno stato di grave inadeguatezza tramite una dotta incultura ché mai ha permesso di comprendere nemmeno la differenza tra una tirannide e la Democrazia, tra una monarchia e la Repubblica, sta regredendo velocemente. Ancora oggi molti Paesi si trovano ad un bivio (ad una scelta che potrebbe essere gioiosa ed invece è oltremodo sofferta) se permanere nella monarchia od ascendere alla Repubblica. Molte persone sono in conflitto, molti popoli sono ancora divisi in così tanti luoghi del Pianeta, ancora accadono guerre civili e molte altre si rischiano, tutto perché non c'è alcuna celebrità che confermi, accetti e sviluppi quanto qui appena accennato da una nullità. Generazioni di giovani continuano a venire su privi non solo di questa consapevolezza, già grandiosa, ma di tutta l'immensa meravigliosa cultura che vi è connessa cui mai è stato permesso affermarsi, non potendo che fare tutti continue convinte scelte sbagliate. Perché se il manuale di vita fornito non si basa sulla realtà delle cose, è inevitabile andare fuori strada. Guaio è che, come sempre avviene con le grandi novità, fama e successo non arridono ai primi che rischiano e sudano per aprire la strada, mentre è invece così gratificante ripetere luoghi comuni desueti ma facili da apprezzare. Ben compaiano allora coloro che al successo prediligono la verità, perché solo da loro può sortire quella pacifica potente rivoluzione che ben cambierà il futuro di più di otto miliardi di persone. Per nulla grati ai padri costituenti di un tempo, semplici rinominanti "repubblica" la vecchia centralità monarchica esistente, per il superficiale sprone che ci lasciarono (*), ben giungano di nuovi. Che davvero realizzino l'opera! (*) "... E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ..." Parole più eteriche, inconsistenti, vaghe non si potevano concepire. Quando si sarebbe dovuto dire esplicitamente: Democrazia esige che la centralità sia una comproprietà condivisa, la Repubblica per l'appunto. Da cui deriva subito la Banca dei Pubblici Impieghi. Vanno via i tiranni e giungono cittadini competenti ed idonei che si susseguono pro tempore fraternamente. Perché non conta tanto chi governa quanto chi sta intorno a chi governa. Questo avrebbero dovuto dirci. Se non avessero assorbito silenti tanta gloria, onori e riconoscimenti, si poteva pure ricordarli con una punta di simpatia. Ma non lo si può più fare, avendoci lasciato una Repubblica tutta da costruire, ancora oggi il loro nome venendo usato per oscurare e tacitare chi quell'immenso lavoro di concepimento e divulgazione se lo sta sobbarcando tutto da solo da trent'anni. ## IL SENSO DELLA VITA NEL SENSO DELLE PAROLE Cultura è una parola con più significati. In origine indicava il processo di coltivazione del sapere per farlo crescere e dare frutti. Poi, per brama di conservazione dello status esistente da parte di alcuni, per pigrizia da parte di altri, questo termine ha mutato significato e per cultura s'è inteso l'insieme di conoscenze e pratiche acquisite da un popolo e poi mantenutesi. Per l'appunto la cultura ch'è celebrata oggi è come pianta secca, infruttifera da tempo. Poiché nessuno lavora per darle nuova linfa. Ad esempio i tanto celebrati padri fondatori della "repubblica" italiana espressero nella costituzione l'apice della loro cultura. Ed oggi vengono ancora osannati senza mai analizzare il loro operato, rimanendo così tutti noi al già basso livello culturale di allora, mai potendolo superare con nuove prese di coscienza. Eppure queste urgono ogni giorno di più, perché i madornali errori contenuti nella nostra costituzione ci sprofondano in situazioni sempre peggiori. Non bisogna addentrarci molto in questo vecchio testo, perché l'inesattezza, che ha virato storto ogni anno della nostra vita, si trova nelle sue prime cinque lapidarie parole: "L'Italia è una Repubblica ..." Viene da piangere a vedere sintetizzata in questa frase una tale assenza di conoscenza della grammatica politica e dell'abc della vita umana. Perché un Paese può possedere, può essere dotato di, può avere una Repubblica ma non esserlo. Pena la prigionia di tutti noi esseri umani e nostri beni all'interno d'un calderone comunitario che priva ognuno di libertà individuali fondamentali. Scrivendo l'"Italia è una Repubblica" (res publica nella lingua d'origine del termine, il quale chiaro significato ci fa meglio comprendere come stanno le cose) si è stabilito che tutto ciò che è contenuto nel nostro Paese, noi stessi e le nostre proprietà, le nostre stesse vite, sono parte d'una comproprietà collettiva. Non più rispettivo patrimonio d'ognuno bensì possedimento d'uno stato despota e tiranno. L'espressione esatta, che avrebbe donato pace e radiosità alla vita d'ognuno ed avrebbe evitato tante tragedie durante i tre quarti di secolo dalla stesura della costituzione, è: "L'Italia è un Paese dotato d'una Res Publica e d'una Res Privata". Alla quale frase sarebbero subito dovute seguire queste altre parole: "La Res Publica va condivisa, la Res Privata va rispettata". Ragioniamo? Una società è un insieme di individui che accettano di unirsi allo scopo di darsi manforte e divenire qualcosa di più grande e migliore di quanto possibile ad ognuno da solo. Una società deve rafforzare l'individuo, non indebolirlo. Altrimenti si spezza il legame che ci unisce e la società si sfalda. Non esprimendo per bene la differenza e necessaria distanza tra pubblico e privato, la costituzione ha generato una serie ininterrotta di problemi che ancora oggi fanno sì che tutto proceda in modo sbagliato. Impedendo ad ogni ben fatto di comparire. Un esempio mastodontico è la tradizionale volontà pollitica di far svolgere il ruolo di garante del reddito al settore privato, che invece ha ben altra funzione ed indole, mentre il pubblico, la Res Publica, entità perfetta per questa esigenza, rimane proprietà di una casta di assunti a vita, burocrati, carrieristi di monarchica memoria ed origine. E' la comproprietà collettiva che deve essere aperta a chiunque voglia accedervi e contribuire, certo dotandosi dei requisiti indispensabili al ruolo. Al contrario sono otto decenni che si procede in modo capovolto, stravolgendo e rovinando ogni rapporto, personale e sociale. Perfino costruendo un sistema criminale (quello del voto di scambio tale è stato ed è) pur di non fare la cosa giusta e dovuta. Dite! Ci sarebbero mai stati atti violenti e ribellioni contro lo stato (eredità monarchica) se questo si fosse fatto da parte e fosse stata istituita una vera Repubblica (una centralità pubblica: aperta e partecipata grazie ad assunzioni rigorosamente a tempo determinato) come richiesto da Democrazia? E quanta criminalità e mafia in meno ci sarebbero state se l'Italia fosse davvero avanzata alla caduta della monarchia e non rimasta pressoché eguale, se il patto che ci univa fosse stato scritto con coscienza di quanto si stava costruendo? Un giorno, quando diverrà redditizio trattare quest'oggi reietto argomento, sortiranno dal nulla moltitudini di risvegliati intellettuali, ricercatori, scrittori puntualizzanti una ad una ogni triste conseguenza della improvvida frase con la quale s'avvia la nostra costituzione. Ma intanto noi, oggi, diamoci da fare, sudiamo, sanguiniamo per i rovi che ci sbattono in faccia, per apprire una nuova via e porre rimedio al caos. L'Italia gode di una Res Publica la quale, appunto perché proprietà comune, può essere concessa soltanto a tempo determinato. Ogni cittadino italiano è Socio Paritario della Repubblica e nessuno si può permettere di dire ad un altro: "io sono lo stato e tu non conti nulla". Si apra subito la Banca del Pubblico Impiego, dove ognuno possa iscriversi e prenotarsi, contestualmente comunicando il licenziamento ad ogni assunto a vita, ad ogni prepotente burocrate, ad ogni presuntuoso carrierista. E' tempo che il caos, la confusione, finiscano e s'avvii un'epoca del tutto nuova: nella quale ognuno possa vivere lieto e sereno grazie al fatto che il significato delle parole (oggi dottamente travisato dai baroni, baronesse e duchi della squola) viene onorato e con esse rispettato ogni umano. Godendo di una Repubblica che tenga fede al suo significato, poggiando il potere legislativo non più sulla monolitica struttura di potere che resse imperatori, monarchi e duci, bensì su una dinamica struttura aperta ai cittadini, la stessa Reprivata sarà, sì, libera di svolgere la sua funzione ma non s'azzarderà più a fagocitare e sopraffare gli esseri umani ed il Pianeta. Facendo chiarezza ed uniti da un nuovo patto sociale ben concepito, da una Costituzione degna delle necessità individuali e collettive d'un popolo, non mancherà nulla a nessuno e nessuno più potrà schiacciare altri. Vivere bene, facendo le cose per bene, non solo è possibile ma, per degli esseri che tanto fanno vanto d'essere pensanti, un atto semplicemente naturale. Avanziamo dunque oggi. Siamo grandi. ## URGE ANCORA OVUNQUE TRANSIZIONE DEMOCRATICA! Ogni dittatura, regime, tirannide si fonda sull'assunzione a vita di alcuni (o su mercenari propriamente detti) negli apparati della centralità, così da spadroneggiare a volontà sull'estromessa popolazione. La Democrazia si fonda invece sulla partecipazione dei cittadini alla loro Res Publica grazie a coinvolgimenti a tempo pre-determinato: così che, allo scadere di questo, tornino persone comuni. Solo così si è tutti soci paritari, comproprietari della Repubblica. Strumento per mantenere il Popolo Sovrano è una Istituzione (che qui chiamiamo Banca dei Pubblici Impieghi) che con studiate cadenze redistribuisce gli impieghi, i poteri nonché i redditi pubblici. E' questo Ente il solo a permettere ad un Popolo di emanciparsi ed evolvere di continuo: invece di denunciare, lamentarsi, disperarsi, ognuno può partecipare, secondo proprie competenze, alla vita pubblica e farsi padrone del proprio destino. Dall'acritico carrierista in stile medievale, fedelissimo al potere centrale che l'ha ingaggiato e dotato di privilegi, si passa alla figura dell'attento e premuroso cittadino all'altezza della modernità. Non occorre altro per vivere felici e sereni. Perché nei fatti non conta tanto chi governa bensì innanzitutto chi sta intorno a chi governa. La Democrazia non consiste in un voto ch'è sempre pilotato bensì nella rigorosa temporaneità di ogni impiego ed incarico pubblico. E' così che la nostra santa Repubblica, il nostro amato Paese, la nostra stessa vita, si libera da coloro che hanno avuto la spudoratezza di prendersele. Ogni altro Paese al mondo seguirà il nostro fulgido esempio, e mai più vi saranno dittature, repressioni, tirannidi. Mai più ve ne saranno a rendere gli umani loro sudditi e vittime. ## CAMBIAMO DNA ALLE NOSTRE SOCIETÀ Urge, come non mai, una conversione religiosa delle nostre società. Per religione, naturalmente, intendendo il senso proprio del termine originario "religare": mantenere le persone unite tra loro e con la realtà più ampia che le contiene fino a riunirle a quella universale. Ed in effetti parole come democrazia, repubblica, religione (si badi: religione intesa non come culti superstiziosi bensì come arte e scienza unificante gli esseri umani) hanno molto a che fare l'una con l'altra. Naturalmente se si permette loro di esprimere l'originale proprio significato. Chiariamo? Democrazia significa letteralmente "poteri del popolo". Essa si realizza tramite l'assegnazione pro tempore di tali poteri (quindi i relativi impieghi e redditi) proprio così essi mantenendosi proprietà del Popolo, per questo detto Sovrano. La Democrazia è l'organizzazione unificante, solidarizzante, religiosa per eccellenza. In un aggregato umano democratico (davvero tale, non solo dichiarato sbrigativamente sulla carta) ogni parte della comproprietà nazionale che non può essere goduta in contemporanea (come ad esempio avviene per un giardino pubblico) è concessa pro tempore a partire dal pubblico impiego. Così che vi sìa coinvolto il maggior numero di persone per sviluppare in ognuna il senso d'appartenenza ad una comunità che così sarà compatta, partecipe, conseguentemente forte, potente. Oggi le nostre non sono società democratiche e non sono quindi religiose. Sia i Paesi meno avanzati che quelli ritenuti tali. Ogni centralità (indebitamente permasta nella forma di stato monarchico) si comporta scorrettamente essa per prima, oltraggiando basilari principi civili e legali. Perché non si può ridurre la res publica ad una proprietà di alcuni, privata d'accesso ad altri con pari diritti e requisiti. Tanto che tali aggregati, regolati da norme inique e vessatorie sorrette da una casta globale di tiranni mantenutisi abusivamente, sono colme di umani pieni di difetti, corrotti, insoddisfatti, odiosi e scontrosi. Formiamo ammassi divisivi, conflittuali, con umani mal messi solo per via del malefico DNA generato da una centralità prigioniera di tiranni. Umani che per ciò mal si predispongono verso tutti e tutto. Lo sfacelo che sovrasta i nostri Paesi scomparirà però all'improvviso iniziando il nucleo centrale a rispettare la democratica regola delle assunzioni pro tempore. Trasformato l'illegalmente conservatosi stato monarchico in res publica (accessibile, partecipata potenzialmente da ogni cittadino, naturalmente idoneo e preparato al ruolo), una volta terminata la truffa delle assunzioni a vita (che hanno indebitamente perpetuato burocrazia e carrierismo, impedendo democrazia e partecipazione) entreremo in una nuova era in cui, usando correttamente le parole, i fatti potranno procedere bene come mai prima. Ecco i tre passi che tutto risolvono, in Italia come in ogni altro Paese: 1) Istituiamo la Banca dei Pubblici Impieghi. 2) Dismettiamo ogni assunto a vita, ogni prevaricatore. 3) Ci susseguiamo tra persone idonee grazie al tempo determinato. La cessione a vita della centralità è uso da tempo indebito, da quando divenuta cosa pubblica, res publica. Abusivi sono coloro che se la sono presa perpetuando un andazzo dispotico che sarebbe dovuto decadere 80 anni fa. Il nucleo della Società deve per primo rispettare la Legge e questa esige che una comproprietà, specie quella nazionale appartenente al Popolo Sovrano, a questo deve regolarmente, periodicamente, necessariamente ritornare. Altrimenti non è Democrazia bensì tirannide. Tant'è: non c'è ancora la Repubblica ma tuttora abusivamente persiste una amministrazione monarchica. Rispettiamo il senso delle parole. Avremo una guida sicura, patti giusti e con essi sodalizio, reciproca fiducia e buona sorte senza fine. ## L'INDICATORE UNICO DI DEMOCRAZIA Quando la cultura è detenuta da una chiusa congrega di monopolizzatori, la verità viene metodicamente emarginata ed i fenomeni della vita finiscono per divenire incomprensibili. La confusione cresce piano piano fino a divenire devastante. Proprio come oggi. Ad esempio: per determinare il grado d'una mai chiarita "democrazia" in un Paese, gli esperti, i professionisti, giungono ad utilizzare diverse decine se non centinaia di indicatori. Tutti egualmente distaccati da ciò che in realtà è il principio essenziale della Democrazia. Al punto da non potersi cogliere il metodo per ottenerla. Eppure tutte le cose, anche le più complesse, applicandoci al genuino fine di comprenderle, una volta ricondottele ad un grado di elementare semplicità, tornano ad essere facilmente assimilabili e ci aiutano a rendere più agevole affrontare la vita. Così, a fronte dei complessi metodi utilizzati da innumerevoli celebrità intellettuali per conoscere il livello di "democrazia" d'un Paese, ecco subito l'indicatore in grado di determinare con numerica precisione la percentuale di Democrazia effettivamente realizzata e di stabilire la sua qualità con la più risolvente delle definizioni. QUESTO INDICATORE È DATO ESATTAMENTE DAL FATTO CHE UN RUOLO PUBBLICO, DECISIONALE O MANSIONALE, VENGA O MENO PERIODICAMENTE RESTITUITO AL POPOLO CUI APPARTIENE. Nel caso dell'amata Italia, ponendo si aggiri sui 3.500.000 il numero totale dei pubblici addetti (numero che comprende tanto gli assunti quanto gli eletti nella cosa pubblica, questi ultimi venendo regolarmente restituiti al Paese ma spesso per essere subito ripresi dagli stessi individui) si ottiene facilmente il livello di Democrazia in valore percentuale rispetto al valore pieno raggiungibile con l'effettiva, reale, restituzione al Popolo Sovrano dei ruoli tutti della centralità pubblica. Così come vengono identificati con assoluta precisione i ruoli nei quali la Democrazia manca. Quindi: in campo amministrativo e giudiziario, educativo e informativo, in ambito fiscale, nell'ordine pubblico e militare, repressivo e sanzionatorio, ma anche sanitario, scientifico, statistico, e poi ambientale, edile, urbanistico e paesaggistico, nonché energetico etc.) pare proprio non vi sia traccia di Democrazia. Perché non vi è ancora un solo ruolo, un solo impiego pubblico, che sia regolarmente restituito al Popolo Italiano nella consapevolezza di questo imprenscidibile dovere democratico. Con lo scopo si abbiano la dovuta partecipazione ed il necessario rinnovo del personale. Affinché ognuno, a turno, colga direttamente cosa significhi subìre, da persona comune, le regole dettate dal Parlamento e poi applicate dagli addetti alla Res Publica. Ed invece, tanto gli assunti quanto gli eletti nella centralità, da sempre fanno di tutto per mantenere il Popolo prigioniero: i primi in una arcaica incultura, i secondi in una devastante politica divisiva. Così che nessun suddito prenda coscienza della primaria necessità di susseguirsi, tra Cittadini, in tutti i ruoli mansionali e decisionali della Repubblica. Questa è tutt'ora dominio di figure (provenienti da ordinamenti di gran lunga pre-democratici) che mantengono di loro dominio l'intera cosa pubblica, senza mai restituirla al Popolo ch'eppure da tempo n'è divenuto proprietario. Tutti loro, nei fatti, assunti a vita e ri-eletti di continuo, non sono i dipendenti del Popolo bensì gli illegittimi monarchi. La loro posizione stabile (o solo apparentemente temporanea) configura un’infrazione primaria al diritto di proprietà pubblica: un bene comune non può essere concesso in uso esclusivo senza un termine prestabilito. La perenne occupazione dei ruoli pubblici deliberativi e funzionali sottrae quei beni alla disponibilità degli altri cittadini che, pur dotati di pari requisiti, vedono annullato il proprio, più che legittimo, diritto di godimento e di partecipazione. Ordunque, voilà l'aurea sintesi: IL NUMERO DI RUOLI PUBBLICI CHE VENGONO PERIODICAMENTE RESTITUITI AL POPOLO FORNISCE LA PERCENTUALE DI DEMOCRAZIA REALIZZATA. L'IDENTIFICAZIONE DEI RUOLI CHE VENGONO PERIODICAMENTE RESTITUITI AL POPOLO FORNISCE LA QUALITA' DELLA DEMOCRAZIA REALIZZATA. Tempo fa (tra coloro che sono stati resi celebri perché alcun pericolo introducevano per il subdolo sistema tiranno permasto ovunque) si diceva che l'essenza della democrazia alla fin fine consiste in null'altro che la possibilità di cambiare chi governa. Chiaramente nessuna celebrità l'ha mai detta tutta. Avrebbero dovuto dire che la Democrazia consiste nella possibilità di cambiare non solo chi decide e delibera ma anche ed innazitutto chi amministra, chi educa, chi informa, chi cura, chi misura con le statistiche, chi riscuote le tasse, chi controlla, chi giudica, chi reprime, chi imprigiona, chi urbanizza ... e così via fino agli ultimi degli svergognati. Se anche un solo accademico, durante le ultime otto decadi, avesse detto questo, se anche una sola laureata testa avesse compiuto questo piccolo passo verso una incontrovertibile verità, il mondo intero oggi sarebbe diverso. Nemmeno nuove guerre sarebbero più scoppiate senza il permanere dei vecchi stati proprietà della duplice casta degli assunti a vita e degli ri-eletti di continuo. Il mondo sarebbe potuto divenire una meraviglia, se i Paesi avessero iniziato a godere di autentiche Repubbliche: partecipate pro tempore da cittadini idonei al ruolo. Conclusione. La Sovranità (concetto antico, comprendente quello più moderno di proprietà) del Popolo non può rimanere idea astratta, scollegata dalla realtà. Un fatto stabilito ma rimasto prigioniero su di un Foglio, mai trasposto al di fuori. La Sovranità implica il libero accesso del Popolo a quella ricca comproprietà nazionale (fatta di codici, enti ed istituzioni, beni, proprietà e risorse, impieghi, poteri e redditi) che si chiama Repubblica. Democrazia è la messa in opera della gestione di questa comproprietà attraverso il coinvolgimento potenziale di ognuno nella vita pubblica. Per godere di una Repubblica, tanto l'ambito funzionale quanto quello decisionale vanno liberati da coloro che, approfittando degli Enti ed Istituzioni ereditate dalla Storia, hanno bloccato l'evoluzione non solo del proprio ma di ogni Paese della Terra, l'emancipazione di ogni essere umano. Grazie all'istituzione di una Banca dei Pubblici Impieghi, ogni incarico nella centralità potrà essere acceduto pro tempore e persone competenti, idonee, preparate potranno fraternamente susseguirvisi, trasformandosi da inconsapevoli sudditi passivi in emancipati cittadini pro-attivi. E l'Umanità infine si svelle dalla palude che per così lungo tempo l'ha attanagliata. ## COME SFASCIARE UN MONDO PER NON FAR MAI CIÒ CHE SI DEVE Una indicativa differenza che distingue un suddito da un cittadino è che il primo, per inculcamento, chiede la trasparenza, il secondo, con coscienza, esige l'OSMOSI. Tant'è: i sudditi sono tenuti rigorosamente al di fuori della centralità, esclusi dai pubblici uffici, estranei alla Res Publica. Allocchi, ignoranti e rozzi come sono stati cresciuti, fanno festa e si credono chissà chi quando qualcuno offre loro la "trasparenza". Di fatto il tiranno indebitamente permasto, il burocrate, il carrierista (cioè l'assunto a vita nell'ancora finto-pubblico impiego) accetta di buon grado di mostrare loro qualcosa (precisamente: ciò che vuole) perché così facendo sa di potersi tenere buoni e zitti i sudditi per un altro secolo. I cittadini, quelli veri, quelli che non si fanno addomesticare, quelli che non si lasciano trattare come allodole, esigono invece l'OSMOSI. Sarebbe a dire quell'universale processo vitale che permette il libero accesso, la fresca alimentazione, la periodica nettatura, il regolare rinnovo delle strutture. Proprio con ciò si ottiene né più né meno che la trasformazione del vecchio stato monarchico in autentica Repubblica. Tutto ciò non lo si sente dire da nessuno, vero? Ed infatti, ahinoi, in merito a questo fondamentale, vasto tema, nessun intellettuale, pensatore, professore, ricercatore, chiunque si sia spacciato per la punta del progresso, s'è mai curato di dire qualcosa. Nessuno ha mai rivelato che la DEMOCRAZIA altro non è che un finissimo processo di OSMOSI. Periodicamente, per fare spazio ad altri, chi detiene un impiego, potere, ruolo pubblico (che sia assunto od eletto) se ne torna a casa sua. Di sua sponte, senza che lo si debba prendere di peso e trascinarlo fuori dai pubblici locali. E' un processo pacifico, ponderato, preciso, teso ad eliminare violente rivoluzioni. Il mandato temporaneo (già scarsamente presente nel potere legislativo, da importare appieno e ben costruito in ogni potere della centralità) è un pulsare d'energie, un respiro essenziale: è ciò che alimenta, pulisce, rinfresca, rinnova, rivitalizza l'intero apparato pubblico. Professori, ricercatori, scienziati, avrebbero dovuto dire: la trasparenza è morte. L'OSMOSI è vita. Ne hanno avuto di tempo, questi indegni, ma mai lo dissero. Hanno preferito lasciar precipitare il mondo piuttosto che aiutarlo a salir la china. E tutto per un posto, il "loro", finto-pubblico perché fisso, che mai hanno messo in discussione! Per fortuna l'evidenza della cosa sta nei fatti stessi di ogni organismo vivente. Va compreso innnazitutto che la presente idea di "democrazia" (che strabocca di concetti limitati ma resi assoluti, come meritocrazia, trasparenza, oltre quello primordiale del voto) non è affatto una buffonata: essa è il risultato di una stesura, complessa ma accurata, che si è affermata col contributo di chiunque voleva affermare se stesso, il proprio gruppo, la propria visione del mondo. Un sistema inevitabilmente basato sulla forzatura. Lo stesso strumento elettorale non essendo altro che una manifestazione di forza. Il progetto di un organismo perfettamente funzionale, in grado perfino di risolvere da sé i problemi che incontra, senza la necessità dell'apporto di qualcuno bensì confidando sul contributo continuo di nuovi elementi, cosa altra rispetto a se stessi, è cosa che travalica tutto questo. Abbatte l'aspro stato monarchico lasciato permanere da chi ne era parte e realizza una serena Democrazia basata su una vera Repubblica. Se ogni materia umanistica è stata finora trattata dai peggiori esemplari umani usando volutamente il metodo storico (con esso si evolve molto lentamente, spesso si arriva prima a scomparire), i migliori sposino ora il metodo razionale anche per la materia non tecnologica. Fenomeni come l'OSMOSI, essenziali alla vita, devono guidarci nella costruzione di un organismo sociale così ben fatto che nemmeno l'Intelligenza Universale (IU) saprebbe far di meglio. La centralità pubblica, il nucleo della cellula sociale, goda di un continuo processo di alimentazione e purificazione grazie alla circolazione di cittadini competenti e preparati che si susseguono pro tempore. Si avrà così un continuo riequilibrio di esperienze e saperi, percezioni e sensibilità, che arricchiranno sia la collettività, che gli individui, la res publica quanto la res privata. L'OSMOSI, un flusso naturale che permette la comunicazione vitale a livello microscopico, fondamento di ogni cellula, un processo di riequilibrio spontaneo, essenziale per il corpo, prenda immediatamente il posto della trasparenza: l'ennesimo inganno ad opera di coloro che da 80 anni tengono prigioniera la Res Publica e trattano essa come "cosa loro" e noi persone per bene come sudditi. Ogni cosa ha un inizio ed una fine ed ora quest'ultima tocca alla loro svergognata casta. L'inizio invece è per noi che abbiamo smesso da tempo di votare, provando un legittimo ribrezzo per il meccanismo di conflitto, inutile e perenne, in cui venivamo trascinati, ed abbiamo lavorato (od anche semplicemente atteso) affinché comparisse quanto necessario a progredire. In malora quindi gli accentratori, i competenti, i professionisti, tutti coinvolti. Viva invece gli amanti del vero, i dilettanti della ricerca, coloro che al premio ed al successo antepongono la scoperta ed il risultato. Potevamo procedere insieme, aiutando tutti l'Umanità, ora i primi non potranno non venire esclusi e reietti per sempre. ## ASTENSIONISMO: SEGNALE DI BUON SENSO ED ONESTÀ Quando una consistente parte della popolazione votante si astiene ripetutamente dall'entrare nelle aule elettorali, una persona assennata, un essere eticamente percettivo e raziocinante, non dovrebbe candidarsi come nulla stesse accadendo. Questa persona non dovrebbe ridursi a pensare che una così gran parte della popolazione sia convinta semplicemente che il voto abbia poca importanza. In realtà, con l'astensione, si sta proprio affermando che non è il voto a fare la Democrazia, che questa non si realizza attraverso il voto, essendo esso solo una conseguenza, perfino non primaria. Alla scadenza di un mandato, chi ha tenuto un incarico pubblico rispettosamente lo restituisce al Popolo e, come fiore che sboccia a primavera, giunge il momento del voto. Il voto è generato da quell'albero d'alto fusto che è il tempo determinato all'ombra del quale l'eletto accetta un ruolo pubblico. Non desiderando essere considerato, né trattato, come un tiranno. Notando questo si comprende il senso dell'Astensionismo. Non votiamo perché percepiamo che non è l'affermare una preferenza pollitica a fare la Democrazia bensì è lo scadere stesso del tempo di qualsiasi incaricato ad un pubblico ruolo. Chiunque tu sia, qualunque ruolo tu abbia ricoperto, bravo o fallace tu sia stato, allo scadere del tempo lasci il palazzo e te torni a casa: questo è il fondamento della Democrazia. L'imperatore, il monarca, il tiranno permanevano a vita e perfino oltre con la loro discendenza. Tu ti distingui da questa figura arcaica capendo che non è tanto la particolarità dell'uno bensì l'arricchimento con le visioni del mondo di altri a mantenere la società lungo una via d'equilibrio, unione e potenza. La Democrazia dà lunga vita alla società grazie all'energia e stabilità che si generano coi contributi di più persone. Ma ciò non può avvenire, Democrazia non sussiste (e squilibri, fragilità e conflitti crescono) se a beneficiare del fondamento democratico è il solo potere legislativo. Ogni pubblico impiego, potere e reddito, d'ogni ambito e livello, deve essere regolarmente restituito al Popolo. Altrimenti l'apice decisionale, circondato da una casta, non dispone del contatto con il corpo sociale, non ha rapida e reale percezione di quanto accade, porta la società a sbilanciarsi fino a farla cadere a terra. Sono in grado di comprendere tutto questo, di sviluppare un tale discorso, di portare a compimento la liberazione dalla tirannide degli assunti a vita nei pubblici impieghi, i tanti eccellentissimi candidati? Che siano giovani o vecchi, c'è tra loro un solo candidato che sia capace di vedere l'insieme, di accantonare le proprie limitate convinzioni, opinioni, visuali, e capire che, prima d'affermare un qualsiasi indirizzo politico, bisogna licenziare ogni assunto a vita nel pubblico impiego, ogni burocrate, ogni carrierista, ed iniziare ad assumere persone competenti, sì, preparate, certo, ma sempre e soltanto a tempo determinato, così che si rimanga tutti su un piano paritetico e consapevoli d'essere uniti dalla comune ricchezza della proprietà della Res Publica? C'è un solo candidato che abbia occhi e cervello per accorgersi che siamo ancora gravati da uno stato ereditato da monarchia e fascismo? Se c'è si faccia avanti. E se non c'è, continuino a stravincere il buon senso, l'intelligenza, la lungimiranza, l'onestà dell'Astensionismo. Al momento non c'è altro che valga. In vero grandi sono coloro che non intendono accettare questo tirannico stato di cose, di conseguenza pure dispotico, si pensi al D.P.R. 380/2001. Grandi sono coloro che lavorano al fine di alternarsi d'appresso ai governanti così che sempre facciano cose buone e poche, quelle assolutamente necessarie, togliendosi di torno per tutto il resto. In tal modo, con noi snowden vicino, altri politici non dovranno più organizzare referendum ogni tre mesi sollecitando l'apporto popolare. Perché il corretto, l'essenziale, il giusto, s'affermeranno da sé, non potendo più subire il potere legislativo l'influenza di cricche, elite, lobby e mafie legali varie. Sempre contando invece su una protezione circolare effettuata da cittadini competenti, addetti pro tempore ai pubblici impieghi. ## PROGRAMMI PER POLLI OD UN PROGETTO PER GLI UMANI? Non passa giorno senza che spunti un "nuovo" programma pollitico. Le parole son sempre le stesse: ambiente, transizione energetica, innovazione, riforme, semplificazione, diritti a questi, diritti a quelli, doveri per nessuno (se no chi ti vota?) ma tante tasse, questo sì. Alla fine tutto si risolve prendendo soldi a tanti e dandoli a pochi, gravando sui deboli e sostenendo i forti. Davvero è ancora tempo di questi sopraffini programmi pollitici? O non è piuttosto tempo di riorganizzare il Paese, la società, noi stessi? In un modo che la si smetta di tirare ognuno la coperta dal suo lato, verso le proprie convinzioni, i propri interessi, rinunciando alla parzialità in favore d'una società integra: che sia in grado da sé di funzionare benissimo, alla perfezione, capace d'imboccare sempre la via giusta, ponderandola e raffinandola quanto occorre, al fin di soddisfare ognuno, senza che si abbiano lamentele o proteste. In fondo un aereo, un'auto, un telefono, un televisore, funzionano benissimo grazie ad un progetto ben concepito, di certo non sulla base di programmi pollitici: di opinioni e sperequazioni. Per questo funzionano e pure bene, altrimenti non darebbero segni di vita. Ed allora diamo alla società un progetto evoluto, all'altezza dei tempi, di livello almeno pari alla tecnologia di cui godiamo. Ed a questo proposito notiamo che la scienza è avanzata venendo sospinta dalla garanzia del premio per i migliori grazie al sistema dei brevetti industriali. Al contrario la società è rimasta bloccata dalla garanzia della punizione per i migliori, per via di un sistema basato sul populismo elettorale. Da tempo si sarebbe dovuto rivelare che la Democrazia non poggia affatto sulle consultazioni popolari bensì su una permanenza nel pubblico limitata nel tempo. Invece proprio lì dove la cultura, conseguentemente tutto l'ambito umano, sarebbe dovuta avanzare, quindi nella scuola, nella ricerca, nelle università, è stato edificato un blocco che permane ancora oggi. Perché i docenti, i professori, i ricercatori, non hanno voluto dare spazio alla necessaria temporalità d'un ruolo pubblico, al fine di rimanere nelle "loro" posizioni. Ma non abbiamo scampo se rimaniamo così. Continuando a selezionare la popolazione parlamentare con elezioni popolari trionferanno sempre rozzezza, sozzeria e superficialità. Perché sarà sempre più facile blandire la folla con melliflue elargizioni e lanciare improperi contro i propri avversari, piuttosto che costruire una coscienza ed un discernimento, individuali e collettivi, più elevati e raffinati. Ma se apriamo la Banca dei Pubblici Impieghi, verranno selezionate, in modo del tutto indipendente dalle acclamazioni e simpatie della folla, persone che hanno ogni necessaria competenza ed esperienza per il compito al quale si propongono, dal più modesto dei ruoli al più elevato livello, fino in Parlamento. Non vi saranno più fazioni a sbilanciare la pesa e si farà invece proprio quel che necessita. Su tutti gli incarichi pubblici continuando a governare il principio della temporaneità per evitare ogni pesante deriva. Competenza, idoneità, preparazione non venendo mai a mancare. La società va riprogettata dalle fondamenta, non ritoccata ma rifatta da capo, stavolta su basi giuste, quindi solide. Non diretta per di qua o per di là da programmi pollitici che non possono che essere parziali e certamente verranno ribaltati alla prima occasione dalla successiva amministrazione. Occorre impostare le nostre vite sui principi, razionali, scientifici, universali, già sfruttati dalla tecnologia, che così tanti passi in avanti le hanno permesso di compiere. Principi che ora dobbiamo imparare ad usare, uno ad uno, per amministrare e condurre le nostre società. Non v'è via migliore, invero meravigliosa, che dimenticare il fazioso metodo storico (ripetere tutto come è sempre stato) ed abbracciare la via dell'intelligenza obiettiva. Basta vedere come funzionano bene gli aggeggi che usiamo quotidianamente per non avere dubbi sul da farsi. ## CHE COS'È LA BANCA DEI PUBBLICI IMPIEGHI? Una società è fatta di individui che si uniscono per essere più capaci e potenti di quanto potrebbero da soli. Ogni società contiene quindi in sé un aspetto comune, pubblico, ed individuale, privato. Se quest'ultimo è soggetto ad un solo principio di base (persone ed attività vanno rispettate fin tanto che esse rispettino tutti e tutto) il primo ha due principi fondamentali da seguire: quel che c'è si divide, quel che c'è da fare si fa. Da queste due linee guida nasce la Banca dei Pubblici Impieghi. Concediamoci una immaginazione. Sediamo davanti al monitor, ci rechiamo sul sito della centralità pubblica e ci rapportiamo con l'insieme delle sue attività. Vi abbiamo già aperto il nostro conto e quando occorre lo aggiorniamo. Ora vi riportiamo le competenze che abbiamo acquisito ultimamente e le conoscenze che vorremmo guadagnare alla prossima occasione lavorativa. Abbiamo già riportato corsi e studi, preferenze ed esperienze, attitudini ed aspettative, ed ora mettiamo tutto in ordine. Definiamo l'area geografica entro la quale vorremmo rimanere o dove vorremmo recarci, diciamo al sistema quando vorremmo prendere servizio, esponiamo tutto ciò che serve per qualificarci ed utilizzarci al meglio e per far sì che si trovi un inserimento adatto e gradito a noi e per il quale naturalmente fossimo pienamente idonei. Ecco subito pronta la schermata con la rosa delle disponibilità! Le ordiniamo a piacimento: per tipologia, durata dell'incarico, località, retribuzione, data di dismissione del presente addetto e subentro del nuovo che saremmo noi. Scelto! Grazie alla Banca dei Pubblici Impieghi abbiamo trovato un lavoro prima ancora d'averne bisogno. Così ora faremo a meno del reddito minimo garantito (che c'ha assistito per un po', dopo un periodo di lavoro nel privato, e stava comunque per scadere) e passeremo ad altra attività che ci benefici, sì, finanziariamente, ma ci arricchisca anche interiormente, ampliandoci la mente. Sappiamo già che anche l'assunzione nel settore pubblico non avrà scadenza illimitata, perché è corretto, giusto e legittimo sia così. In modo che in molti comproprietari della Res Publica vi possano accedere, ne beneficino e vi apportino le proprie sensibilità. Altrimenti che Res Publica sarebbe?! Senza contare che, essendoci un flusso umano continuo che fa comunicare le attività pubbliche con l'esterno, si ha una percezione amplia e completa di quanto avviene, uno scambio di informazioni e saperi che altrimenti rimarrebbero confinati, male usati e mancanti in tante situazioni dove invece occorrerebbero, e tanto i cittadini quanto gli stessi governanti ne possono così beneficiare. Ripensiamo a tutte quelle volte in cui, mancando un regolare rinnovo del personale, l'arcaica centralità monarchica aveva ignorato essa stessa o tenuto nascoste (quindi non s'erano nemmeno potute diffondere all'esterno) informazioni importanti che ci avrebbero evitato tutti quegli abusi ed ingiustizie, quelle corruzioni, quelle esasperazioni, quegli inquinamenti, quel mal vivere che invece in 80 anni di falsa democrazia, di finta repubblica, avevano abbondato così tanto da non lasciarci mai senza. Senza considerare i mancati avanzamenti, nella cultura, politica, società, nell'essere umano, conseguiti alla mancata circolazione di elementi fondamentali per il buon vivere e progresso. Che tragici tempi erano quelli ... Per fortuna ora sono passati. Bene, stavolta abbiamo scelto un lavoro fuori della nostra zona, meglio cambiare vita ogni tanto. Da quando sono stati licenziati i carrieristi, che s'erano presa, chiatti chiatti, zitti zitti, 'sti proci, la nostra santa Res Publica e tenevano imprigionata la nostra stessa vita, è cambiato tutto. Dalla filosofia all'urbanistica, dal modo di pensare al modo di abitare! La vita è diversa, meravigliosa. Così possiamo scegliere una bella situazione residenziale e ci andiamo subito, per cominciare a conoscere il posto e la gente. Se ripensiamo a quando i burocrati ci dicevano: ma serve esperienza, professionalità ... Già, erano così esperiti (in burocrazia, dispotismo, tirannide) e professionisti (abbarbicati al posto fisso) da non averci mai detto che era illegittimo dare via a vita una comproprietà, per giunta così fondamentale! Che Storia! Costoro per 80 anni mantennero un Paese, che aveva dichiarata la Repubblica, sottomesso al precedente stato monarchico/fascista! Erano stati proprio monarchia e fascismo a rendere inamovibili i funzionari. E quei gran padri fondatori non fecero altro che cambiargli nome: da monarchia a repubblica il passo fu istantaneo perché non ci fu cambiamento. Ecco perché, nonostante i gravi loro limiti, sono stati sempre così tanto osannati dagli assunti a vita nel finto-pubblico impiego e dagli ri-eletti di continuo: per mantenere tutto saldamente come ai tempi del duce e del re! Loro i padroni, i sovrani, noi persone per bene, lasciati a marcire fuori della nostra sacra Repubblica! E' proprio vero: da quando gli impieghi della centralità sono stati resi pubblici, democratizzati, con assegnazioni rigorosamente a tempo determinato, da quando è stata finalmente eretta la Repubblica Italiana, da quando il nostro Paese è divenuto una vera Democrazia, non più solo spacciato per tale, tutto va finalmente a stragonfie vele. La vita ora sorride a tutti. Tranne a loro, a quelli che oltraggiarono il nome, il senso, della Repubblica. ... Pofff! Vabbé, mi sono svegliato. Fino ad ora s'è trattato d'un sogno. Ma chi compie il proprio dovere, chi lavora, chi ogni giorno si dà da fare, i sogni li realizza. Un umano che rimanga nel giusto, anche da solo, prima o poi ce la fa. Non s'abbia alcun dubbio: l'Italia avrà la sua Repubblica. Perché non c'è migliore e più potente alleato della Realtà delle Cose. Ed un uomo non ha bisogno d'altro per ribaltare un mondo intero. ## I DUE VOLTI DELLA LEGALITÀ C'è una "legalità" di basso livello (parzialmente scremata od a scartamento ridotto che definir si voglia) che vede alcuni applicare con vigore determinate leggi ma trascurarne altre, per le quali si comportano come non esistessero. I portavoce di questa "legalità" tipicamente applicano la Legge su altri ma non su di loro, mai considerano le leggi che li incriminerebbero. Questa è la "legalità" che è conosciuta, praticata e promossa ovunque: nelle più illustri scuole ed università, nei più dotti convegni, dalle più stimate celebrità, per le quali la gente comune ottusamente tuttora impazzisce e di continuo scelleratamente celebra, non capendo con chi ha a che fare. E poi c'è la Legalità d'alto livello: quella completa, integra, piena, la Legalità vera che tutte le leggi comprende e tiene in seria considerazione, applicando ognuna scrupolosamente. Questa Legalità non l'ha mai celebrata nessuno e tuttora non c'è altro umano sulla Terra che la persegua e propugni. Nonostante sia l'unica che doni ad ogni Paese una reale Democrazia e vera Repubblica. Perché queste non sussistono quando la centralità (con tutti i suoi impieghi, poteri e redditi, non per nulla detti pubblici) viene ceduta senza prefissato limite di tempo (il che causa una perdita definitiva ai cittadini coevi) ad una minoranza che così si fa casta prevaricatrice sul Popolo (ch'eppure è Sovrano) mantenuto escluso. Mentre immediatamente si ergono solida Democrazia e sostanziale Repubblica nel momento stesso in cui si istituisce l'Ente fondante entrambe: la Banca dei Pubblici Impieghi. Van via i tiranni, gli indebitamente permasti monarchi, i burocrati, i medievali carrieristi, gli indebitamente assunti a vita, ed iniziano a susseguirsi, grazie alla universale regola del Pro Tempore, i cittadini, i democrati: coloro che mai nemmeno penserebbero di appropriarsi d'un così sacro bene comune escludendo altri aventi pari diritti e requisiti professionali. Per questo periodicamente, regolarmente, rispettosamente, restituiscono al Popolo ciò che a questo appartiene. Ordunque ogni Umano s'interroghi una buona volta se quella che conosce e pratica, e magari di cui si fa pure portavoce, è la vera Legalità o non è altro che una farsa autocratica indotta dai monarchi rimasti conficcati nella Res Publica. Le tragiche condizioni del Paese, del Continente, del mondo intero (visto che ovunque le repubbliche permangono perenne possedimento di tiranni) non dovrebbero lasciare dubbi. Solo per via d'un assoluto rapporto di forza (tutto è in mano loro, ogni ente ed istituto) gli abusivi padroni della Repubblica possono continuare a farla franca. Ma non v'è mai stata una volta che non si sia giunti infine al momento in cui il fato si ribalta. E qualsiasi persona per bene non può che lavorare, pacificamente, legalmente, civilmente, perché ciò accada quanto prima. ## IL CONTENUTO POLITICO DELL'EVASIONE FISCALE Sfugge ancora, nei vari interventi sul tema fiscale, il contenuto politico, anche solo inconscio, insito nel fenomeno della cosiddetta evasione. La Legge va rispettata, diciamolo chiaro subito. Gli assunti a vita nell'ancora finto-pubblico impiego sono armati, dunque pericolosi e con loro non si può discutere. Quindi chiniamo la testa e paghiamo le tasse. Ciò detto, molte persone evaderanno comunque, non foss'altro perché sanno bene dove andrà a finire gran parte di quel denaro, intuendo che esso serve ad alimentare un anti-democratico sistema dove il "cittadino" viene considerato mera bestia da soma, cui non è permesso nemmeno avvicinarsi alla sua stessa Repubblica. I "dipendenti pubblici" in realtà sono i primi ad evadere. Rei del peggiore inganno che la Storia mai ricorderà. Da 80 anni costoro disattendono il fondamentale dovere democratico della periodica restituzione al Popolo Sovrano di poteri che (solo abusando dei quali, essendo padroni di ogni ente educativo, informativo e giuridico) hanno continuato a mantenere a vita, lasciando permanesse in vigore l'uso tipico dei tempi della monarchia e del fascismo. Quando si parla di abusivismo, elusione, evasione, il primo, più corposo e deleterio oltre che orrido fenomeno di questo tipo riguarda proprio l'armata compagine degli illegittimamente assunti a vita in impieghi/poteri/ruoli che (con la sopraggiunta sovranità popolare al sorgere della Repubblica) divennero parte di quella comproprietà nazionale chiamata Res Publica. Da allora non potevano essere più ceduti in via definitiva, senza un prefissato limite di tempo. A qualsiasi italiano da tre quarti di secolo spetta il diritto di partecipare, con ordine e competenza, agli affari della centralità: è proprio questo che differenzia un cittadino da un suddito. Invece codesta brutta gente (approfittando dei poteri in loro permanente possesso) ancora oggi ce ne priva! Era o non era loro dovere primario (al di sopra di ogni altra legge che assunti a vita e ri-eletti di continuo si fossero costruita su misura per sé) rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese?! Hanno mai costoro mosso un solo passo in questa direzione? Hanno mai reso fruibile la Res Publica, hanno mai avviato un regolare rinnovo del personale? La Democrazia non sta nell'apposizione d'un analfabetico segno su d'una scheda che permette solo di scegliere a quale pollitico egocentrico, ignorante e presuntuoso, cedere il proprio personale potere. La Democrazia sta tutta nella periodica restituzione al Popolo dei ruoli, poteri e redditi pubblici. Proprio questa temporaneità permette il succedersi di altri addetti per il tramite del voto od altro tipo di assunzione. Non solo i poteri legislativi, ma tutti i poteri: amministrativi, culturali, educativi, informativi, finanziari, fiscali, giudiziari, d'ordine pubblico, militari, repressivi, sanzionatori, sanitari, scientifici, statistici, agricoli, ecologici, edificatori, urbanistici, paesaggistici, etc. vanno rimessi al Popolo. Proprio attraverso questa periodicità si mantiene l'essenza, la sostanza della Res Publica. Gli indebitamente assunti a vita continuano a farne tuttora invece (con una spudoratezza tipica loro) una Cosa Loro. In ogni italiano nasce allora spontaneo un conflitto interiore a causa di un prelievo di denaro che sarebbe sacrosanto se non fosse che gli impieghi/poteri "pubblici" continuano ad essere proprietà esclusiva di alcuni, una res privata d'accesso ad altri. Come se ancora ci trovassimo in piena epoca monarchico/fascista! Fu proprio a quel tempo che si sviluppò, con le finalità che oggi ben si sanno, la figura dell'inamovibile burocrate/carrierista. Ed è proprio questo putrido sistema, che fu deciso scomparisse tanti decenni fa, che gestisce la centralità senza il minimo rispetto del Paese, del Popolo, dei Cittadini, a causare una illegale, ma a questo punto comprensibile, forma di disobbedienza. La colpa maggiore che si può attribuire agli Evasori è che essi pratichino questo atto nascostamente, piuttosto che contestualmente rivelarsi e denunciare l'esclusione e relativo sfruttamento di cui sono tutti ancora fatti oggetto. Ma tant'é: forse i burocrati/carrieristi/ assunti a vita nel finto-pubblico hanno mai disubbidito civilmente ad una sola delle migliaia di leggi ingiuste con le quali ci opprimono? Lasciamo allora che sorga una domanda in merito al tema tassazione: PER QUALE ESCLUDENTE, MESCHINA, MISERRIMA PRESUNZIONE, A RISCUOTERE, A RAPPRESENTARE LA CENTRALITÀ PUBBLICA, SONO SEMPRE GLI STESSI INDIVIDUI?! COME SI PERMETTONO COSTORO DI FARSI PADRONI NELLA CASA DI TUTTI! BRUTTA GENTE CHE VOLUTAMENTE MANTIENE NELLA PIÙ COMPLETA IGNORANZA IL POPOLO SU COSA SIA DAVVERO LA REPUBBLICA, LA DEMOCRAZIA, COME QUESTE SI REALIZZANO E QUALE ESSENZIALE UTILITÀ ESSE HANNO. Triste realtà è che siamo ancora affetti da una tirannide costituita da una scaltra minoranza che sfrutta una ignara maggioranza, mantenuta rozza con tutto l'impegno possibile. Ma il giorno che cominceremo a scambiarci di posto e da eterni paganti diverremo momentanei riscossori, il giorno che avvieremo una democratica turnazione ed inizieremo a condividere e partecipare i ruoli e poteri tutti della Res Publica, quel giorno costituiremo una Società di Soci pari tra tutti e sentiremo fino in fondo il dovere di provvedervi: perché ne godremo paritariamente. Quel giorno non vi saranno più Evasori perché non vi saranno più monarchi prevaricatori, dispotici tiranni accaparratori della proprietà collettiva nazionale. Scomparsa l'indebita appropriazione della RES PUBLICA, scomparirà la pulsione ad astenerci dal pagare il dovuto. Quel giorno saremo non più un ammasso caotico, conflittuale e servile, bensì Soci d'una vera Società. Uniti e compatti. Invece che dare per scontato il torto degli Evasori fiscali, si approfondisca dunque, si faccia ricerca, si studi. Giovani commentatori! Esaminatori dei fatti! Basta col farvi inculcare a sfregio dagli esperti, dai competenti, tutti loro coinvolti. Ripulite le vostre menti e cominciate a guardare il mondo con occhi puri. Crescete, evolvete, maturate. Ed in galera ci andranno allora non gli umani che mai hanno nemmeno pensato di approfittarsi dell'ignoranza generale per far permanere la loro tirannide e quindi un mondo così brutto. Bensì ci andranno coloro che da oltre tre quarti di secolo ci spacciano per "democrazia" la loro tirannide, per "repubblica" la loro monarchia. I loro stessi figli, disgustati da padri e madri, ce li condurrano. ## LA CONTINUITÀ DEL REDDITO Si conosce l'Ordine Naturale delle Cose? Bisognerebbe sempre osservarlo ogni volta che c'è da interpretare la realtà e decidere il da farsi. Un esempio, che dovrebbe essere caro a tutti, sta nel fatto che la continuità del reddito dev'essere assicurata dal settore pubblico, dalla Res Publica, certamente non dal privato, la cui economia ha ben altre connotazioni ed intenti. Se ci decidessimo ad osservare l'Ordine Naturale delle Cose, capiremmo tutti che il pubblico impiego non può essere ceduto a vita proprio perché anche altri, per un determinato tempo, abbiano eguale possibilità di darvi il proprio contributo, di farvi la propria parte e di beneficiare d'un conseguente reddito. Perché proprio in questo consiste una Società: nel godimento d'un bene comune, d'una comproprietà di base, alla quale ognuno può decidere di contribuire con le proprie sensibilità e dalla quale ognuno può ricevere la derivante ricompensa. Oggi si vedono tanti umani davanti ai portoni delle imprese private che reclamano da queste garanzia del reddito e sicurezza del vivere. Ma perché non si esige tutto questo dal settore pubblico, dalla Repubblica Italiana? E' l'Ordine Naturale delle Cose a dirci, incontrovertibilmente, ch'è dalla proprietà collettiva nazionale, dalla Res Publica, che deve sorgere la solidarietà. Noi Italiani siamo tutti Soci solidali nel possederla e nell'alimentarla, dunque paritari e solidali dobbiamo essere anche nel goderne. Non dando via denaro gratuitamente, come s'è giunto a fare oggi pur di non fare mai la cosa giusta, pur di non cambiare una virgola nel putrido sistema esistente, bensì aprendo quest'ultimo al rinnovo periodico, potendovi in tanti lavorare pro tempore, producendo qualcosa di buono e ricevendone il relativo compenso. Se non la snaturiamo, la vita è bella. La Repubblica, il pubblico, è di tutti. Il privato invece è res privata, non appartiene a tutti. Quindi non si pretenda che sia il privato a svolgere la funzione ch'è il pubblico a dover sostenere. Si esiga invece venga licenziato ogni spudorato assunto a vita che s'è fatto padrone della Cosa Pubblica. A partire da coloro che hanno trasformato in una loro esclusiva proprietà i pubblici ruoli di professori e giudici, tutti costoro così vergognosamente abbarbicati al posto fisso da dimenticare i primi il significato della parola pubblico ed i secondi la Legge che vieta che un bene di proprietà comune sia ceduto in via definitiva ad alcuni. Tutti loro avendo completamente disatteso il primario dettato costituzionale dell'Art 3. Licenziamo dunque in tronco tutti questi sciagurati ed apriamo la Banca dei Pubblici Impieghi/Poteri/Redditi: è qui che bisogna pretendere la sicurezza del vivere! Non dal privato. Fare il contrario significa cercare la sorgente d'un fiume in riva al mare e la foce sui monti. Vuol dire pretendere che dalla dura roccia germoglino piante e sulla terra fertile si costruiscano case. E' contro l'Ordine Naturale delle Cose. E' così evidente da essere incontrovertibile. Eppure tanto è grande il potere degli assunti a vita nell'ancora finto-pubblico impiego, che costoro sono riusciti a nasconderlo per decenni, impedendo al mondo di scorrere sereno secondo il suo Ordine. ## ADDIO PRECARIETÀ! La vita ci riserva spesso brutte sorprese ed è certo che la perdita della propria fonte di sostentamento è una delle peggiori. Molti oggi vivono in una condizione di precarietà che non è d'augurare a nessuno ed è per questo che tutti dobbiamo darci da fare per buttare giù quel muro di berlino che ci separa dalla continuità del reddito e quindi dalla sicurezza del vivere. Dobbiamo tutti impegnarci ad asserire che la precarietà esiste solo quando alcuni s'impossessano della Cosa Pubblica e la trasformano in una Cosa Loro, privando i legittimi comproprietari: i cittadini italiani, d'un fondamentale bene comune, d'un massiccio serbatoio di impieghi, poteri e redditi. Sono i carrieristi pubblici, i burocrati, i padroni dei nostri Uffici Pubblici, a creare la prima casta, la prima élite, la prima mafia (poiché agiscono di concerto per nascondere il carattere collettivo, di bene comune, di comproprietà nazionale, che ha la Repubblica), dunque la prima ingiustizia, la prima prepotenza, la prima prevaricazione. Quindi la prima esclusione, il primo monopolio, la prima scarsità. La precarietà si produce, insieme a molti altri guai, in tutti gli aggregati umani di stampo tiranno (di origine medievale) dove nessuno rimette mai al Popolo ruoli che solo venendo costantemente redistribuiti possono essere corretti e funzionali. Solo quando si costituisce una proprietà collettiva di base, una risorsa comune alla quale tutti possono accedere, si cessa di essere un ammasso servile di proprietà del monarca e sua corte e si costituisce una vera Società. Gli umani, Soci fra loro, non soffrono alcuna emarginazione e dispongono di ciò di cui hanno bisogno. Questo è il senso della Res Publica. Far sì che vi sia qualcosa, un bene comune, una comproprietà nazionale, un ricco serbatoio di beni e risorse, di impieghi e redditi, di ruoli e poteri, che solidalizzi tutti, perché ad ognuno fornisce ciò che occorre. Invece a tutt'oggi i popoli del mondo non sono ancora delle vere Società ma semplici masse servili a disposizione di chiunque voglia approfittarsene. Sono le desuete centralità possedimento di alcuni, mai rese pubbliche, tuttora impenetrabili, immutabili, a far sorgere mille storture che sono poi pessimo ed ufficiale esempio replicato ovunque, anche in quello che oggi è definito settore privato. La precarietà (e la tristezza della vita che vi s'accompagna) esiste solo quando qualcuno s'impossessa di qualcosa che appartiene a tutti, la monopolizza ed impedisce ad altri la comunione del bene, la sua fruizione, il suo godimento. Ma se iniziamo ad alternarci fraternamente all'interno della Res Publica, dei pubblici impieghi tutti, come in una vera Democrazia, se diveniamo dunque una vera Società, ognuno socio paritario dell'altro, quel che c'è si divide e quel che c'è da fare si fa. Cessiamo d'essere armenti, proprietà di potenti e ricconi, ammassi caotici e sottomessi di umani in perenne lotta per la conquista dell'osso, e guadagnamo un destino che arricchisce ed unisce tutti noi. I migliori emergono per loro proprie qualità, i peggiori sono ignorati e sprofondano nell'oblio. Non tardiamo oltre ad aprire la Banca dei Pubblici Impieghi: si dismettono coloro che si sono perpetuati monarchi, padroni, tiranni della Repubblica, e ci si alterna pro tempore tra competenti idonei. Una volta reso democratico ciò ch'è pubblico, la stessa pollitica sarà trasformata in Buon Governo dalla presenza di cittadini tutt'intorno al Parlamento e diverrà facile aggiustare e purificare anche l'economia privata. L'essere umano, così emancipatosi, diverrà finalmente libero e felice grazie alla sicurezza donatagli da una vera Repubblica! ## GEOPOLITICA DELL'ERA MODERNA Mentre un po' ovunque continuano a covare i focolai dell'anti UE e l'Europa arranca in ogni ambito, in preda ad una disonestà intellettuale di fondo che le impedisce di formulare una valida strategia, sarà meglio darle un aiuto, presentandole quel vasto panorama che gli "esperti" ancora non vedono per non essersi voluti addentrare in per loro scomodi territori inesplorati. Procediamo veloci. Guardando tanto ad ovest quanto ad est, sarà meglio non titubare ed agire affinché il destino della UE non s'oscuri oltre ed inizi anzi a brillare come mai è avvenuto prima. Il modo migliore per porci nei confronti del mondo è mostrare che ci siamo decisi a fare quel che mai prima facemmo: aprire la Res Publica dei nostri singoli Paesi e gli apparati della UE alla partecipazione ordinata e regolare di cittadini competenti, idonei e preparati al ruolo. Licenziando ogni assunto a vita nell'ancora finto-pubblico settore, dismettendo ogni ri-eletto di continuo, ogni carrierista conficcatosi nella Res Publica, e riassumendo rigorosamente a tempo determinato tramite la nascenda Banca dei Pubblici Impieghi e rieleggendo persone che almeno conoscano la differenza tra la vera Democrazia e la tirannide. Senza introdurre una rigorosa temporaneità nell'assegnazione delle posizioni della centralità pubblica, tanto quelle mansionali quanto quelle decisionali, mai nulla cambierà in bene sulla Terra. Dall'Italia agli USA, dalla Cina al Myanmar, dall'Ucraina alla Russia. In ogni angolo del globo. Sono sempre gli assunti a vita, i burocrati carrieristi, i piccoli e meno piccoli sovrani/tiranni indebitamente permasti nella Repubblica, a praticare essi per primi il dispotismo a loro piacere ed a permettere poi che i peggiori pollitici, quelli che bisogna prenderli di peso per estrarli da parlamenti che considerano casa loro, facciano il peggio che vogliono. Ordunque diveniamo, noi europei, ciò che avremmo dovuto divenire già 80 anni fa. Paesi realmente democratici: dove i cittadini godono d'una vera Res Publica all'interno della quale possono susseguirsi grazie alla universale regola del Pro Tempore e non sono dunque più sottomessi ad una centralità in stile imperial/monarchico, proprietà d'una duplice casta di assunti a vita, di burocrati carrieristi, e di pollitici rieletti a vita. E fatto questo vedremo subito arrivare un premio ulteriore! Una volta evolutici noi europei, i popoli dei Paesi nel resto del mondo non potranno non volere fare lo stesso! Liberandosi anche loro di quel sistema chiuso, immobile ed immutabile, soggiogante e vessatorio, omissimo e mentitore, che si rende ovunque responsabile di ogni ingiustizia e scorrettezza. Una volta resa democratica l'Italia (se le si darà una mano potrà essere la prima), gli altri Paesi UE e la UE stessa, una volta che i nostri territori avranno abbattuto la grande muraglia fatta di ex granitici assunti a vita nel pubblico e di ex ri-eletti di continuo, ogni altro territorio, perfino agli antipodi, sarà portato a fare lo stesso. Ed a quel punto Est ed Ovest, Nord e Sud, potranno unirsi in un vero corpo unico finalmente giusto, equo, grazie ad una partecipazione che non viene più bloccata e confinata da un mare di complici associazioni e partiti bensì direttamente nella Res Publica: la grande unica Associazionale nazionale di cui ogni Popolo finalmente potrà godere. Senza più statali a fare il procio comodo loro, i Paesi della Terra non saranno più chiusi, monolitici, vetusti stati, rozzi e violenti, sempre contrapposti l'uno all'altro, bensì luoghi solidali e sicuri, in cui moderne ed auto-risolventi Repubbliche, autentiche Democrazie, faranno funzionare bene ogni cosa. Urge dunque un coraggioso balzo in avanti. Finora l'evoluzione è stata bloccata da intellettuali intenti a far gravitare l'Universo intorno al loro posto fisso, alla loro carriera, con l'unico intento di accrescere il proprio potere. E quell'ordine sotteso nelle cose, da loro celato, che può permettere all'Umanità di vivere senza attriti così come tutti quegli splendidi oggetti tecnologici che quell'ordine già osservano, mai è riuscito ad emergere. Evitiamo allora i dotti intellettuali, gli esperti accreditati (sarebbe a dire: conformi ed omologati), iniziamo a ragionare in modo rigorosamente a-professorale, genuino e verace, e l'Umanità diverrà irriconoscibile. Da emotiva ed irrazionale, da conflittuale e guerrafondaia, diverrà ragionevole e sicura, pacifica e serena. In fondo basta aprire e dinamizzare le società cacciando via i monopolizzatori delle nostre Repubblice ed aprendo queste ad una partecipazione popolare concreta e sostanziale, permettendo a molti di accedere alla cosa pubblica, tutto diverrà fluido e funzionante alla perfezione! ## ORIGINE E FINE DEL MILITARISMO Ogni giorno, ovunque nel mondo, tante persone si trovano impegnate nella lotta al militarismo. Generazioni di pacifisti hanno combattuto il militarismo. Risultato? Le guerre sono sempre nate grasse e quando si sono spente è avvenuto più per esaurimento delle risorse dei contendenti che per avere dato ascolto alle proteste dei dimostranti. Fatto nudo e crudo è che desiderio e volontà non bastano. Bisogna che esse siano accompagnate per mano da tre capacità: d'osservazione della realtà, d'analisi delle osservazioni, di sintesi di un giusto, logico ed attuabile cambiamento in grado di condurci nella nuova dimensione culturale, politica e sociale in cui vogliamo vivere. I pacifisti hanno forse mai messo in relazione il tanto da loro osteggiato militarismo con il carrierismo militare? Questo, dal feudalesimo, dagli imperi e monarchie, fino ai giorni nostri, s'è non solo mantenuto in ottima forma ma è, durante i vari periodi storici, pure cresciuto, estendendosi al punto da erigere un vasto carrierismo statale causa unica della mancata democratizzazione del potere. Che tutt'oggi ha ogni suo àmbito (tranne il legislativo e spesso anche quello) come ai tempi delle tirannidi: concessi a vita ad una minoranza per spadroneggiare a volontà sulla maggioranza. Urge prendere atto che non è il voto a fare la Democrazia. E' la temporaneità d'ogni ruolo pubblico (sia d'ordine mansionale che decisionale, concesso sia con assunzioni che con elezioni) ad aprire le porte della centralità ad un rigenerante flusso di esperiti e preparati cittadini, capace di spazzare via ogni dispotismo, conflitto, divisione. La vita è meravigliosa, s'aggiusta subito se, con atto d'umiltà, si riconoscono i propri errori ripromettendosi di non incorrervi oltre. Urge riconoscere che solo il potere legislativo fu reso democratico (anche se solo parzialmente, visto che ogni parlamento è ricolmo di ri-eletti di continuo che mai tolgono il disturbo) con assegnazioni a tempo determinato, mentre ogni altro potere centrale (amministrativo, culturale, educativo, informativo, finanziario, fiscale, giudiziario, d'ordine pubblico, militare, repressivo, sanzionatorio, sanitario, scientifico, statistico, agricolo, ecologico, edificatorio, urbanistico, paesaggistico, etc.) non lo è mai divenuto e tutt'oggi, con grande vergogna di chi vi si è conficcato e mai lo restituisce, influenza pesantemente pensieri ed atti d'ogni governo. La Democrazia, la partecipazione, capillare e diffusa, data dal mandato temporaneo, raffinerà e trasformerà ogni Paese al mondo, dissolvendo ogni grossolana, rozza situazione, inevitabilmente conflittuale all'interno e verso l'esterno, appena i cittadini riconosceranno d'avere seguito, occhi serrati e cervello spento, più d'una generazione di capi, capetti e capoccioni, che li hanno sempre diretti verso interessi parziali, mai impegnandosi a costruire una nuova società che non abbia bisogno di spinte e tiraggi. Allora vedranno e percorreranno da soli, senza retrogradi capintesta politici e culturali, la via da seguire. Vanno dismessi subito tutti i carrieristi, burocrati, assunti a vita e rieletti a vita che costituiscono il per fortuna caduto da tempo stato monarchico. Introduciamo un regolare e rigoroso mandato temporaneo in ogni assunzione/elezione in ruoli non per nulla detti pubblici. Rendiamo, come di dovere, aperta e partecipata la centralità, la santa Repubblica, e non avremo più nulla di cui dispiacerci. Non foss'altro perché un governo inizierà a legiferare finemente quando sarà circondato da attenti, premurosi e proattivi cittadini che seguono il modello snowden e non più da acritici, fedelissimi, medievali carrieristi alla priebke. La Res Publica è di tutti, non può essere proprietà di carrieristi privata d'accesso ad altri con pari diritti e requisiti professionali. E' sufficiente reclamarla indietro, non occorre altro che esigerlo in continuazione (così come i neri ottennero i diritti, come le donne ottennero il voto) sviluppando vieppiù consapevolezza che tutto dipende da noi e nessun altro. Ogni impiego, potere, ruolo (e reddito!) della Repubblica sia finalmente reso democratico: concesso soltanto a tempo determinato, favorendo una partecipazione estesa. Chiunque abbia tenuto per se un impiego, potere, reddito pubblico, ha abusato del potere che aveva. Ha ingannato, tradito, truffato e derubato ogni italiano per 80 anni, bloccando l'evoluzione del Paese ma anche del continente europeo e dell'intero Pianeta. Per costoro l'Art. 3 della Costituzione Italiana è come se non fosse mai stato scritto!Si appresti dunque a subire le conseguenze del proprio malfatto. Non si spaccia per Repubblica l'indebitamente permasta centralità monarchica. Non si spaccia per Democrazia la propria tirannide. Questi non sono scherzi che faranno ridere ancora per molto chi li ha commessi. ## COME SI EVITANO LE GUERRE CIVILI Quando l'immenso anelito dei popoli verso la Democrazia viene convogliato nel ristretto àmbito delle decisioni pubbliche, limitato al breve momento elettorale, ridotto ad un mero confronto nel potere legislativo, mentre ogni altro potere della centralità rimane chiusa in se stessa, inaccessibile, inalterabile, inavvicinabile, le folle non possono che dividersi in fazioni avverse e prodursi in contrasti crescenti. Non disponendo d'altro luogo e pratica comune se non un apicale parlamento, s'azzuffano fino a scatenarsi in tragiche guerre civili. Pur disponendo dell'intera torta di enti, uffici, risorse pubbliche, di impieghi, poteri, ruoli costituenti la Res Publica, la Repubblica, i popoli mirano alla sola ciliegina del parlamento. Questo non avviene per caso, non è fenomeno spontaneo. Da decenni i carrieristi pubblici di tutto il mondo, seguendo l'esempio di quelli italiani ed europei, addomesticano i popoli ad una democrazia ridotta ad una frazione di se stessa, convincendo tutti che a dover essere periodicamente rinnovato sia il solo potere legislativo. Così facendo, i burocrati della Terra mantengono nelle loro mani, a vita, ogni altro potere centrale: amministrativo, culturale, educativo, energetico, informativo, finanziario, fiscale, giudiziario, medico, d'ordine pubblico, militare, repressivo, sanzionatorio, sanitario, scientifico, statistico, agricolo, ecologico, edificatorio, urbanistico, paesaggistico, etc. Spesso più potenti degli stessi governi, i burocrati hanno mantenuto uno stato tiranno, senza badare alle ingiustizie e malfunzionamenti che ciò comporta. Oggi, idealmente, per un momento, liberiamoci della nefasta presenza dei burocrati, degli assunti a vita nei pubblici impieghi/poteri. Immaginiamo la Democrazia come avrebbe dovuto e benissimo potuto realizzarsi (in Italia ed altrove) fin dal primo respiro delle nostre Repubbliche: nella periodica restituzione ai popoli di ogni pubblica mansione, impiego, ruolo. I popoli, noi cittadini avremmo avuto un enorme spazio pubblico per esprimere, conoscere e confrontare noi stessi, i nostri rispettivi aneliti, simpatie, timori, usi. Il tempo concesso alla pratica del confronto democratico si sarebbe esteso all'intero arco dell'anno e non ridotto al solo momento del voto. Avremmo potuto rispettosamente alternarci, dando ognuno un contributo, nei tanti luoghi e spazi d'una vera centralità pubblica. Per far progredire il mondo, per uscire dalle trincee, per unire le persone, occorre ovunque un passo preciso: il passaggio dal vecchio stato monarchico, posseduto, alla Repubblica, concessa pro tempore. Badiamo al fatto che il pubblico impiego ha una componente di fondamentale importanza, definibile non semplicemente civica ma persino religiosa: nel senso letterale del termine "religare" (mantenere uniti). Esso è qualcosa che ci unisce nel profondo, che contiene il senso stesso dell'essere una Società. Scriviamo un vero patto sociale stabilendo che ogni persona, desiderosa di servire e ben preparata al ruolo, possa accedere a tempo determinato (per non trasformarsi in un tiranno) agli incarichi del pubblico impiego. Avremo una agorà comune, di tale bellezza e grandiosità, di tale ricchezza di risorse, poteri e saperi, da imprimerci fin nel DNA il desiderio di preservare ad ogni costo una tale buona sorte. Ma attenzione. Sarà difficile che questa evoluzione avvenga in quelle società in fase d'acuta infiammazione, prima che sfebbrino. E' responsabilità di tutti i popoli ancora sufficientemente in pace (che in vero già da lungo tempo avrebbero dovuto compiere questo passo in avanti) ottemperare a quanto dichiarato nelle loro Costituzioni e rendere finalmente disponibili delle reali, vere Repubbliche: introducendo il tempo determinato nel pubblico impiego, sarebbe a dire in tutti quei poteri pubblici, fratelli del potere legislativo, ancora detenuti dai tiranni. Perché in Democrazia tutto ciò che è pubblico va condiviso, partecipato. Tanto l'ambito delle decisioni quanto quello delle mansioni. La Democrazia consiste proprio nella condivisione della Res Publica. Di tutta la Res Publica, senza alcuna eccezione. Ringraziamo ordunque la sorte per questa presa di coscienza e per essere, forse, ancora in tempo ad applicarla. ## CONFINI APERTI E PLACHI, CONFINI CHIUSI ED INFIAMMATI Quasi non c'è Paese al mondo che non sia in conflitto col vicino. Vista la diffusione del problema, individuiamo la regola generale. I confini chiusi, tipici di Paesi affetti da uno stato, da una inaccessibile centralità possedimento di eterni carrieristi (dunque di stampo medievale/imperiale/monarchico o comunque tiranno) s'infiammano di frequente perché di per sè stessi si configurano come contrapposti, superando facilmente l'astiosità e divenendo conflittuali. Al contrario i confini aperti, tipici di Paesi che godono di Repubbliche (moderne centralità partecipate da cittadini che democraticamente si susseguono nei suoi ruoli) sono armoniosi perché comunicanti, osmotici, fluidi e per questo plachi. I conflitti tra popoli non nascono dal solo volere d'un pollitico che s'è fatto eleggere a vita ed infine è divenuto un inamovibile tiranno che fa quel che vuole, bensì derivano dalle disfunzionali forme societarie di quei Paesi. Derivano dalla carente, retrograda, organizzazione delle società. Le centralità chiuse sono proprietà di una minoranza composta da abietti, disonesti, sleali figuri che si sono fatti perenni padroni d'un poderoso e ricco nucleo centrale. Essi detengono ogni potere, ogni ruolo della centralità, possono mentire ed omettere a totale loro piacere, possono obbligare o costruire giorno dopo giorno la conformità e l'omologazione di ogni espressione umana, rendendo di fatto impossibile o vana ogni genuina e spontanea comunicazione tra le persone. Le Repubbliche al contrario sono un pubblico dominio e vengono partecipate dai popoli, dai cittadini, da persone che rimangono pari tra pari. I cittadini vi si succedono l'un l'altro fraternamente grazie alla democratica nonché universale regola del pro tempore, che ad ogni fissità e degenerazione riesce a rimediare. Viene permesso l'ampio e sensibile contributo individuale di tanti umani invece che il gelido, ristretto e spietato monopolio di un gruppo di turpi. Ora ci siamo! Vedete voi una sola reale Democrazia, una sola vera Repubblica sulla Terra? Ed allora perché vi stupite se l'intero globo è infiammato?! Sono almeno ottant'anni che gli umani dovevano potersi alternare in ogni pubblico ruolo all'interno del loro Paese! Ognuno doveva già da tempo poter partecipare personalmente alla vita della Res Publica, con l'esperienza proveniente dalla propria posizione sociale e dal proprio personale punto di vista. Questo avrebbe pian piano cambiato tutto. Perché sarebbero stati gli stessi esseri umani per primi a cambiare, persona dopo persona, potendo comunicare e confrontarsi, arricchendosi di sensibilità e vedute, gli uni con gli altri. Per propria scelta non avrebbero più formato monolitici ottusi totem cozzanti tra loro ma avrebbero potuto scegliere d'essere raffinata materia vivente in continua osmosi, simbiosi ed evoluzione. Ora: un numero pressoché infinito di parole vengono proferite ogni giorno sulla Terra. Eppure mai si sviluppa un tal pensiero risolutore, mai si genera una visione evolutiva, trasformativa. Per progredire, chiediamoci perché. Tronchiamo immediatamente i ponti col passato! Ogni convinzione, ogni idea, ogni pensiero che forma la nostra mente proviene da umani vissuti un tempo, divenuti allora autorevoli e noti ma erroneamente glorificati al punto da essere celebrati in eterno, ancora oggi. E mai invece codesti sciagurati rivelarono la pur chiara differenza esistente tra una tirannide (esclusiva proprietà d'una casta) ed una Repubblica (comproprietà nazionale condivisa)! Ecco perché ancora scoppiano guerre, piovono bombe e si muore in massa anzi tempo. Perché coloro che ancora oggi tanto viene stimato non era affatto quella meraviglia che si lascia credere ma anzi faceva parte d'un mondo così primitivo che altro non sapeva fare che dividersi e scontrarsi in continuazione. Sono questi cadaveri putrefatti ad imputridire ancora la Terra. L'assoluto non esiste, la perfezione nemmeno. Il mantenersi al troglodita livello delle innumerevoli celebrità che ancora si hanno come riferimento perpetua i problemi del loro tempo. L'evoluzione umana è ferma a causa di quei miti, idoli e leggende che invero mai rivelarono ciò che invece più era necessario. Piuttosto che proseguire le vie segnate dalle celebrità (comprese quelle viventi, ché per raggiungere il successo si sono mantenute così zotiche da fare paura) si inizi a costruire un futuro sapiente e ben temperato, che non sia più deciso dal caso. In fondo l'Umanità è solo pigra. Non per nulla ricordare il passato è tipica attività di beoni che si beano in osteria. Mentre lavorare sodo, spalare immani quantità di pesante materia inerte alla ricerca di vividi diamanti intellettuali (come la teoria che produce il nuovo Istituto della Banca dei Pubblici Impieghi) è attività spossante. Ma invero assai gratificante. Perché si può guardare il mondo dalla cima del suo monte più alto, mai raggiunto da nessun altro. Di fronte ai torrenti impetuosi di sangue che continuano a scorrere, causa lo sciatto approccio generale, ognuno abbia infine pietà di se stesso e si decida ad abbandonare ogni traguardo del passato che blocca il futuro. Perché se così non si farà ... amen. La IEPT (l'Imminente Estinzione Pressoché Totale) non nasce per caso e non attende altro. ## PROFESSIONISMO E PROFESSIONALITÀ Mentre alcuni continuano a riporre grande fiducia nel professionismo, spesso solo perché personalmente coinvolti, altri iniziano ad accorgersi delle pecche d'un sistema ciecamente basato su di esso. In verità il professionista si rivela troppo spesso non essere così professionale come si crede. Troppe volte il professionismo tende a cancellare ogni traccia di professionalità, riducendosi ad un mero abbarbicamento all'attività ed al reddito e successo che ne derivano. Non soltanto per il troppo elevato interesse personale ma anche per l'abitudinarietà e ripetizione in cui si scade dopo un certo tempo (e la cecità professionale che ne consegue) oltre che per l'appartenenza a caste ed ordini inerenti quel mestiere, che divengono sempre più meschine e sordide perché sempre meno interessate a far del bene, ad apportare un beneficio ai cittadini ed alla società. Mai denunciando e fermando alcuna stortura che li riguarda. Il famigerato D.P.R. 380/2001 sarà ricordato per l'eternità come esempio di ogni disvalore dei professionisti. Ma gli esempi non manca di certo. In ambito legale i professionisti sono tutti così a-professionali da accettare (o non essersi mai accorti de) l'illegalità insita nella cessione in via definitiva d'un bene comune, per giunta d'una comproprietà nazionale, niente di meno che d'una primaria Res Publica quali sono i pubblici impieghi, poteri e redditi. Di fatto i contratti a tempo indeterminato del pubblico impiego sono indebita permanenza d'un uso pre-repubblicano che doveva cadere con l'avvento della Repubblica ed abusivi sono dunque coloro che occupano quei ruoli a vita, poiché viene impedita la comunione del bene, la sua fruizione, il suo godimento, da parte di altri cittadini con pari diritti e requisiti professionali. In oltre tre quarti di secolo, nessun eccelso professionista legale s'è degnato di rendersi conto che la proprietà della centralità era passata di mano: dall'abbattuto stato monarchico al Popolo divenuto Sovrano. Di fatto questi grandi professionisti, con il loro totale disinteresse nei confronti di una illegittimità così importante, non avendo mai denunciato quello che è un vero e proprio crimine: il furto della Cosa Pubblica (l'Art. 3 della Costituzione parlava chiaro e nessuno invece s'è degnato mai di applicarlo), pur reiterato per decenni, ad opera di alcuni individui (tutti grandi professionisti anch'essi, naturalmente) hanno impedito il sorgere d'una vera Democrazia. Poiché questa si basa proprio sul carattere, sulla funzionalità e sulla giuridica d'una Res Publica che non solo appartiene al Popolo Sovrano ma di conseguenza deve essere pienamente accessibile da esso e partecipata grazie al fondamentale meccanismo della temporaneità, che permette il regolare succedersi di più comproprietari nella fruizione del bene comune. Di fatto ogni legale, tanto all'interno della Res Publica quanto nel privato, peggiore condotta e peggiore figura non la poteva fare. E' proprio la comunione di quella comproprietà nazionale fatta di codici, enti, istituzioni, beni, proprietà, risorse, impieghi, poteri, redditi, un sacro bene comune curato solidarmente da ogni cittadino, ognuno in cambio ricevendo il diritto di goderne paritariamente, a distinguere una tirannide dalla Democrazia. E costoro, questi grandissimi professionisti, non hanno trovato di meglio da fare che tacere! Due essendo le possibilità: o perché inetti o perché artefici/complici della truffa di più vasta portata mai perpetrata sulla Terra. Non si poteva fare finta di nulla davanti all'Art. 3 della Costituzione, davanti alla qualifica di Repubblica e Democrazia che erano state legate al nostro Paese. Non si poteva tacere davanti a questa piena irregolarità. E' chiaro che, partendo da una tale paradossale situazione, di totale inadempienza, essendosi mantenuta una centralità tiranna, come la progettarono e vollero il duce ed il re, ogni professionista, d'ogni altra materia, non solo umanista ma anche tecnica, non solo nel pubblico ma anche nel settore privato, s'è sentito legittimato a seguire la stessa strada d'allontanamento dai dettami d'una retta professione (arivedasi il D.P.R. 380/2001). Andandosi a creare quella immane morsa, fatta di pubblico e privato degeneri, tanto abietta quanto aggressiva e vorace da stritolare chiunque. Il privato, facendo leva su d'un finto-pubblico, commissiona leggi a suo esclusivo vantaggio che deprivano vieppiù le persone "comuni", i cittadini, di loro diritti anche fondamentali. Tanto che l'essere umano ha ormai una ben scarsa potestà su di se, sulla propria vita ed suoi beni personali tutti. Il risultato è la misera vita che patiamo quotidianamente, pure peggiorando il tutto di giorno in giorno. Il rimedio però c'è ed è pure semplice. Bisogna costruire una vera Repubblica, ditando l'Italia d'un vero pubblico settore: redistribuendo regolarmente i pubblici impieghi, poteri, redditi tutti. In Democrazia il primo dovere d'un addetto alla Res Publica è proprio quello di restituire al Popolo Sovrano, dopo un certo tempo, ciò che gli è stato concesso. Invece i carrieristi pubblici continuano a tenersela tutta per loro, commettendo una corposa serie di reati quali: abuso continuato di potere, furto reiterato della Cosa Pubblica, inganno, tradimento e truffa ai danni dei cittadini, del Paese e del Popolo. Eh sì! Che forse tutti loro si sarebbero potuti disinteressare dell'Art. 3 della Costituzione?! Davvero non c'è stata mafia peggiore di quella che ha impedito l'avvento d'una Repubblica pienamente realizzata ed ha invece mantenuto in vita il vecchio stato monarchico, tiranno, dispotico, ignorante, rozzo. L'impegno quindi è quello di correggere la centralità. Il privato a sua volta si adeguerà. Ed allora sì che il professionismo non cancellerà più la professionalità! Allora sì, avviando un'Armonica Rotazione Sociale all'interno delle strutture pubbliche tutta, avviando un vitale processo di osmosi, la Società diverrà un organismo funzionante alla perfezione, senza alcuna forma di corruzione e stortura, bensì auto-risolventesi in modo capillare e continuo. ## RDC: NATURALIS DELECTU AD TOLLENDAM PIGRUM Non c'è nulla di meglio che stare in mezzo a chi non coglie per capire cosa accade. Bisogna proprio ringraziarli, gli stolti. Come quelli che reclamano redditi di fantasia: universali, di cittadinanza o comunque gratuiti. Non accorgendosi che essi sono parte d'una naturalis delectu ad tollendam pigrum su base globale. Sì: sono proprio i tanti stolti a mantenere svegli pochi altri i quali (dandosi da fare gratuitamente, lavorando gratis invece che prendere soldi gratis) si salvano. Se oggi da più parti si sospinge la superficiale datata idea d'un reddito universale, di denaro dato senza una contropartita fornita dal fruente, e non piuttosto la Banca dei Pubblici Impieghi (sacro Ente fondante la Democrazia: ché periodicamente redistribuisce la Res Publica, un Istituto nel quale ognuno può prenotarsi per un impiego pubblico, concesso sempre pro tempore così da potervisi i cittadini succedere l'un l'altro nel produrre un bene od un servizio che arricchiscano il Paese ed ognuno che vi viva) lo si deve non alla bontà dell'idea proposta, il reddito di fantasia, bensì al fatto che esso permette di togliere ogni potere agli esseri umani. Non c'è lavoro che non contenga una certa quantità di potere. Si tolga agli umani il lavoro e si sarà tolto loro quel briciolo di potere ch'essi tipicamente hanno: il fatto che il mondo dipenda dalle loro produzioni. Alle elite (sempre più favorevoli al reddito d'improduzione) non va certo giù che gli umani guadagnino potere grazie alla Banca dei Pubblici Impieghi. La quale si può ben chiamare anche Banca dei Pubblici Poteri. Alle elite va invece benissimo dare via denaro gratis (che, regalato, dato senza correlata produzione d'un bene, varrà sempre meno) così da preparare la fase finale del loro perfido ma spassoso gioco: togliere di mezzo buona parte degli umani, iniziando dai più indolenti e pigri. Visto che la maggior parte della produzione sarà effettuata da robot, a che pro mantenerli? Ora troviamo la chiave di tutto! Non servendo più i lavoratori umani, questi non saranno più ambìti nemmeno come consumatori. E lo scacco allora, per tanta, tantissima umanità, sarà matto. Dare via denaro senza lavoro prestato (un vizio che si spargerà sempre più nel mondo) significa una cosa soltanto: che esso sta per non valere più nulla, soppiantato da altri valori non monetari. Per questo più di tanto alle elite ora non fa male darne via un po'. Trovandosi a riorganizzare l'intero sistema mondiale, ai grandi possidenti della Terra presto non servirà più la moneta e così essi (d'animo così ambientalista da meritare encomi) potranno togliere di mezzo gran parte degli umani per non appesantire troppo l'astronave Terra. Il reddito da improduttività essendo solo una delle carte che stanno giocando. Certo le elite s'ingegneranno a compiere l'operazione di deumanizzazione del Pianeta in modo assolutamente indolore. Un rapido addormentamento seguito da una totale dissoluzione dei terrestri nei vari elementi fondamentali della natura, tramite una delle tante tecnologie che essi stessi, gli umani, grandi cervelli, stanno sviluppando, non li farà soffrire. E così la nuova nobiltà potrà rimanere finalmente padrona d'un mondo più tranquillo vivendo insieme ad una vita artificiale, sì, ma di certo molto più intelligente e piacevole che non umani totalmente inetti da non denunciare mai il furto continuato della Cosa Pubblica ad opera dei peggiori tra loro che mai la restituivano ai Popoli Sovrani. Oh, la vita è presto raccontata. Sono sempre i bravi, i furbi, gli intelligenti, dunque chi lavora meglio e di più, a farcela. Non è etica, non è morale, è legge di vita: se ti dài da fare trovi ed ottieni, sei utile e ti fai amici, in caso contrario non hai nulla e chi ti cerca? Tant'è: mai visti sulla Terra degli incapaci, degl'inetti sfaticati che eccellono solo nel pietire e mai nel profondersi, sopravvivere a lungo. Ed è così che i destini degli umani si dividono. I rami secchi, non per infausta sorte ma per loro propria volontà, cadranno. Chi si dà da fare no. La vita è sempre generosa con i pochi che possono guardarla dritto negli occhi sapendo di non mentirle. E proprio la vita ci dice che le sue leggi, le leggi della natura stessa delle cose, non sono mai scomparse ma solo rese meno visibili dalla mole di presuntuosi diritti riversatavi addosso. E' in atto una meravigliosa naturalis delectu ad tollendam pigrum. ## IL GREVE ICEBERG STATALE Ogni giorno, da ogni parte del mondo, da ogni Paese, giungono disperate lamentazioni per quello che fa o non fa il governo di turno. Cambiano i governi, deputati e presidenti sono pure ben diversi dai precedenti, ma lamenti e proteste contro di essi si ripetono in continuazione. Come se vi fosse un potere nascosto che li accomuna tutti e non scompare mai. Pensiamo allora a com'è fatto un iceberg. Se ne vede solo la piccola parte emersa ma, al di sotto della linea di visibilità, c'è una massa enorme appesa che condiziona, grava ed influenza la parte al di sopra. Ebbene proprio all'iceberg dobbiamo pensare, quando ci lamentiamo dell'ennesimo governo che non soddisfa le nostre esigenze. Ogni volta che si guarda ad un governo, uno qualsiasi, qualsiasi lingua parli, bisogna ricordare che la parte emersa dell'iceberg va solo dove vuole la parte sommersa e non altrove. L'apice può opporsi quanto vuole, mai potrà avvenire diversamente. Una centralità di poteri è fatta al 99% di eterni carrieristi, di autentici monarchi, mentre i governi sono parte minima, minoritaria e temporanea, che non andrà mai dove i tiranni, i burocrati, gli indebitamente assunti a vita in un impiego ch'è pubblico, non vogliono. Direttamente od indirettamente, con l'educazione, con l'informazione, in infiniti modi diversi, essi condizionano il potere legislativo ed impediscono l'evoluzione. Non foss'altro perché tutti ormai vengono da loro presi fin da piccoli ed inculcati di continuo. Chi desidera cambiare le cose non deve pensare ai soli governi e singoli membri di essi. Non è rinnovando il solo potere legislativo che la vita si sana. E' impossibile. Questo invece avverrà rapidamente iniziando a rinnovare regolarmente ogni altro impiego/potere/ruolo della Repubblica: amministrativo, culturale, educativo, informativo, finanziario, fiscale, giudiziario, d'ordine pubblico, repressivo, sanzionatorio, militare, medico, sanitario, scientifico, statistico, agricolo, ecologico, edificatorio, urbanistico, paesaggistico, energetico, etc. etc. La vita è chiara, semplice. Chi non scorge questa luminosa bellezza mai uscirà dalle paludi della complessità. Mai comprenderà che Democrazia presuppone condivisione della Repubblica: che si realizza attraverso la regolare restituzione al Popolo di ogni potere pubblico. Con assunzioni rigorosamente pro tempore, senza eccezioni. Può un Sole spento illuminare od il ghiaccio riscaldare? Allora non si pretenda del buono da un sistema errato e scorretto. ## ! ! ! CORRUZIONE ! ! ! Non c'è Paese al mondo dove non si oda echeggiare questo grido: corruzione! Pare quasi che gli apparati pubblici siano luogo di cultura perfetto per la decomposizione. Ed infatti lo "stato", quindi essenzialmente gli statali (coloro che mantengono in vita il tiranno sistema dell'assunzione a vita in impieghi che sono detti pubblici non per nulla bensì proprio perché tali devono essere e non una res privata d'accesso ad altri) sono entità inevitabilmente affette da disfacimento, proprio da questo esse alimentandosi. Vediamo quel che accadde. Quando cadde la monarchia e sorse la "repubblica", i padri dichiaranti fecero un copia ed incolla dei codici esistenti con appena qualche ritocco che poco mutò nella sostanza. La Res Publica rimase nelle mani di assunti a vita, carrieristi, tiranni a tutti gli effetti. Come fosse ancora una proprietà del sovrano che, ponendola nelle mani di un cortigiano, lo fidelizzava a vita, rendendolo pronto a tutto. Tale che il pubblico impiego fu usato per raccogliere fedeltà anche avviatasi la "repubblica". Il criminale sistema del voto di scambio (tu mi voti, io ti dò il posto fisso) è stato a lungo riconosciuto metodo indiscusso d'assunzione. Ciò significa che lo "stato" era ricolmo di criminali (tanto assunti quanto eletti) ed anche quei pochi ch'erano stati onesti nulla dissero al riguardo. Rendendosi complici. Ecco spiegato perché mai nessuno dell'indebitamente permasto stato monarchico, fu mai condannato né processato! E poteva uno stato criminale pensare a fare il suo dovere: a condannare i delinquenti pubblici ed a rendersi davvero democratico, introducendo finalmente il tempo determinato in ogni concessione d'un pubblico impiego, potere e reddito, come Democrazia esige così da stabilirsi una vera Repubblica? Certo che no! Al punto che perfino quelli venuti dopo, inculcati a sfregio da quelli che li avevano preceduti ed affetti dallo stesso male (il patologico attaccamento al posto fisso) manco loro hanno mai posto l'aurea questio: ma perché ci teniamo 'sto "stato" tiranno, proprietà di una casta di assunti a vita, di monarchi?! Come si può in una Democrazia permettere la cessione in via definitiva della Repubblica, assegnando i beni comuni che più la caratterizzano, quella proprietà collettiva che sono i pubblici impieghi, poteri e redditi, senza alcun limite temporale, indefinitamente, esattamente come progettarono e vollero duci e re?! Tant'è: ogni centralità posseduta da una casta di assunti a vita, cosa altra rispetto al Popolo, è entità corrotta e criminale. E solo perché la gestione della giustizia è nelle mani di questa stessa setta di tiranni la soca mai emerge e mai è stata fatta piazza pulita dal passato. Non è questione di corruzione superficiale bensì d'illegittimità profonda, totale dei presenti "stati". Perché è illegittimo cedere a vita quella parte di comproprietà nazionale che più è necessaria per l’esistenza, la funzione e l'identità stesse della Repubblica, quindi innanzitutto i pubblici impieghi, poteri e redditi. E coloro che accaparrano e monopolizzano un sacro impiego, potere e reddito pubblico, del Popolo Sovrano, sono dei veri abusivi. Tiranni indebitamente permasti e rei a norma della stessa Costituzione che loro per primi avrebbero dovuto onorare! Per quanto riguarda l'Italia, l'Art. 3 mica è un ammennicolo che si poteva ignorare per 80 anni! La corruzione specifica, quella che emerge, non è che un prodotto conseguente a questo stato di cose immoto, paludoso, ristagnante, inevitabilmente putrido. Mai la corruzione, emersa e sommersa, sparirà senza prima creare un flusso, un ricambio, un rinnovo continuo di energie umane che alimentino, rinnovino, rinvigorino, ripuliscano, il corpo, la mente e la struttura della Repubblica. L'Armonica Rotazione Sociale prospettata in questo testo non è cosa facoltativa: essa avvia il vitale processo osmotico nella Società rendendola filamente viva e ben reagente. Mai la corruzione, il putridume, la morte sparirà, senza l'introduzione del tempo determinato in ogni impiego pubblico. Quindi: assunti a vita! Burocrati carrieristi! Sovrani tiranni! Fuori tutti di lì! Fuori per sempre, prima di subito! Niente riforme per ora! Bensì rinnovo immediato e regolare del personale. Le riforme le faremo dopo, noi cittadini. Noi legittimi proprietari della Res Publica. ## A FIANCO DI LOGICA E RAGIONE Da sempre, ogni volta che gli statali affrontano la mafia, molti chiedono ai cittadini di schierarsi in loro favore. Parrebbe il minimo da farsi se non fosse che ci si dovrebbe invece schierare a fianco di Logica e Ragione. Ed entrambe dicono che, quando qualcuno si prende a vita i pubblici impieghi, niente meno che la Res Publica, in qualcun altro automaticamente sorgerà il desiderio, a volte persino la volontà, di farsi anti-stato, criminale, mafia. Si vuole eliminare la mafia? Davvero? Non più limitarsi a combatterla, con alterne vicende, per l'eternità? Bene: si trasformi allora il vecchio stato monarchico in una vera Repubblica (res publica in lingua madre) concedendo ogni suo impiego/potere/reddito rigorosamente a tempo determinato. Come già da tempo avviene in ambito legislativo, in Parlamento, e nessuno al mondo si sognerebbe mai, si permetterebbe di esigere si faccia il contrario. A tutt'oggi, di tutti i poteri che sono parte della Repubblica, solo il legislativo è democratico: concesso pro tempore, venendo periodicamente restituito al Popolo Sovrano. Ogni altro potere (amministrativo, culturale, educativo, informativo, finanziario, fiscale, giudiziario, d'ordine pubblico, militare, repressivo, sanzionatorio, sanitario, scientifico, statistico, agricolo, ecologico, edificatorio, urbanistico, paesaggistico, etc.) viene ancora assegnato a vita, secondo l'arcaico uso d'epoca pre-democratica, come avveniva nell'era monarchico/fascista. Creando in tal modo, proprio loro, gli statali, i burocrati, gli assunti a vita in impieghi mai divenuti pubblici (gli stessi magistrati dunque, individui perfetti cui affidare la gestione della giustizia!) i presupposti che portano molte persone a ribellarsi e passare dall'altra parte. A divenire dei fuori legge, a costituire delle bande armate, l'anti-stato, in contrapposizione allo stato tiranno. Se, al contrario, ci si decidesse a licenziare periodicamente (come da tempo si fa con Deputati e Presidenti) ogni assunto nel pubblico impiego (magistrati in primis, visto che tutta questa capacità di giudizio obiettivo proprio non la manifestano) si darebbe forte e chiaro il messaggio che la tirannide, la sperequazione, l'ingiustizia, il privilegio, la presunzione, la prepotenza, la violenza, la dittatura, sono finite! E così ogni essere umano, invece di arrabattarsi come peggio può (o di ribellarsi) ce la metterebbe tutta per fare corpo unico col resto della popolazione. Perché a quel punto tutti noi potremmo accedere alla Res Publica. Vivremmo fraternamente: tutti su di uno stesso piano di RECIPROCITÀ. L'Italia godrebbe d'una vera Repubblica: di qualcosa di cui essere partecipi, invece di venirne esclusi, estromessi, esserne emarginati, resi impotenti proprio da quelli che, pur essendosela presa, pur avendola monopolizzata, pur appropriandosene a vita, oggi fanno bella mostra davanti a chi mai ha riflettuto su cosa sia davvero la Repubblica, su come realmente si realizzi Democrazia. Proprio loro mai avendo onorato l'Art. 3 della Costituzione. Lo stato monarchico indebitamente permasto, proprietà di piccoli e grandi monarchi, va trasformato in una vera Repubblica. L'Italia deve divenire una Democrazia reale: la centralità va concessa rigorosamente a tempo determinato, partecipata a turno da persone dotate dei requisiti necessari al ruolo e desiderose di servire. Non lo si vuol fare? Non si vuole avanzare, evolvere, progredire? Ed allora ci si terrà non solo mafia, criminalità, corruzione crescenti all'ennesima potenza ma anche ogni altro male sociale e quindi umano. Perché tutto ciò è conseguenza diretta di un illegittimo stato tiranno: come duce e re ce lo lasciarono. Esattamente l'opposto d'una società fraterna: equa, giusta, dunque concorde, unita e solidale. ## LA DISOBBEDIENZA CIVILE AI GIORNI NOSTRI Non si può non avere la massima simpatia per quelle persone che hanno guidato l'Umanità lungo la strada che l'ha condotta ad essere migliore. E non si può quindi non avere fiducia nelle tecniche che loro usarono, citandone una per tutte la nota disobbedienza civile. Appunto perché il mondo è andato avanti dai tempi in cui vissero quelle persone e furono praticate quelle tecniche, oggi esse vanno però completamente riconcepite, inserendole nel nuovo mondo, nelle nuove società, che desideriamo emergano e si stabiliscano. Urge dunque capire che la disobbedienza civile non dev'essere più in carico a sudditi emarginati ed impotenti bensì deve competere a cittadini che accedono alla loro Res Publica alternandosi a tempo determinato nei pubblici impieghi tutti, e da lì, con diretta, piena conoscenza e padronanza delle situazioni, correttamente influiscono sui governi. Questi vanno resi edotti e responsabilizzati tramite preziosi feedback, cui tutt'ora dobbiamo rinunciare per via del mantenimento in vigore del vecchio stato lasciatoci in vergognosa eredità dalla monarchia e dal fascismo. L'assunzione a vita, in impieghi spudoratamente spacciati per "pubblici", impedisce la partecipazione reale mentre governi di bassa estrazione etica ed intellettuale tengono a bada popoli sottomessi facilmente mantenendoseli buoni grazie alle illusioni generate da un subdolo associazionismo. Scavalcando queste associazioni e puntando dritto alla Repubblica, i cittadini, dismessi i riduttivi panni di membri di associazioni e sudditi del regno degli assunti a vita e degli ri-eletti di continuo, tornano finalmente umani pienamente sviluppati, acquisiscono competenza e maturità e divengono padroni del loro destino, stando dappresso ai loro governi. La si finisca di avere inutili recriminazioni contro il governo di turno, sapendo che successo maggiore non si potrà avere che manifestare la propria emarginazione ed impotenza sfilando per le strade ed ammucchiandosi nelle piazze. Si licenzino invece oggi stesso coloro che hanno la pretesa d'essere padroni della Repubblica, si apra la Banca dei Pubblici Impieghi, ci si prenoti in essa ed una volta dentro i palazzi del potere si attui lì, con metodo ed ordine, ogni iniziativa per condurre i governanti sulla corretta strada da percorrere. Solo così ogni associazione, cricca, elite, gruppo, lobby, ordine e mafia legale varia che s'è conficcata nella società perderà il potere che oggi ha sui governi e questi potranno finalmente mutare di genere, accogliere gente davvero in gamba e per bene e redarre poche leggi ben scritte. Evolviamo ordunque liberando una volta per sempre le nostre Istituzioni (pacificamente, legalmente, civilmente) dagli assunti a vita, da codeste bieche figure ereditate pari pari da oscuri tempi di gran lunga pre-democratici. La Res Publica è del Popolo ed al Popolo deve regolarmente ritornare. Si cominci col gridarlo forte e si vedrà quanto diverrà facile e veloce cambiare l'intero mondo. Grati agli antichi Maestri del passato, ora dobbiamo senza esitazione superarli. Come essi stessi non potrebbero desiderare di più. La disobbedienza civile la si fa all'interno della Repubblica, non da fuori, da perfetti inetti quali sono quelli che continuano a non evolvere. Il caso del famigerato D.P.R. 380/2001 è perfetto per mostrare che solo dall'interno del sistema, impuntandosi e dicendo "NO! io a quest'ingiustizia non partecipo!" si può e si deve avere una disobbedienza corretta e funzionale. ## LA REPUBBLICA FRAINTESA: È TEMPO DI VEDERCI CHIARO Che cosa significa davvero "Repubblica"? Un inganno lungo ottant'anni infine è caduto. Ovunque – in Europa o in Asia, in Africa o in America, in Oceania o persino ai Poli – alla domanda «Cos’è una repubblica?», si riceve invariabilmente la stessa risposta: «Una repubblica è un sistema di governo». Eppure questo significato, per quanto universalmente accettato, è fondamentalmente errato. Una comprensione corretta e completa del termine avrebbe dovuto essere ristabilita e sviluppata almeno ottant’anni or sono, quando alcuni regimi crollarono ed altrettante «repubbliche» videro la luce. Tuttavia, coloro che hanno occupato i vari centri di potere, allo scopo di permanerci indefinitamente, hanno deliberatamente conservato una definizione storica fuorviante e riduttiva, anche se ciò non impediva la persistenza di evidenti aspetti tirannici e dispotici insiti nell’errata interpretazione. Con le gravi conseguenze ben visibili ad ognuno. Poiché tutt'ora questa truffa (i popoli vengono raggirati, una minoranza ne trae profitto) è in vigore, mettiamo alla prova la validità di questa ipotesi, riformulando Repubblica e Democrazia su rigorose basi logiche e razionali. Non possiamo non rendere questo servizio alla Società che sostiene la nostra vita. Possiamo definire Democrazia come quell’ordine societario in cui il Popolo si erge a Sovrano e istituisce una Repubblica: una comproprietà nazionale costituita da codici, enti e istituzioni, beni, proprietà e risorse, impieghi, poteri e redditi. Un patrimonio comune culturale, economico ed esperienziale, da curare solidalmente e da godere paritariamente. L’accesso a questo bene comune può avvenire in contemporanea, ove opportuno (come in un giardino pubblico), o mediante un regolare susseguirsi pro tempore, come richiesto per uffici, poteri e ruoli pubblici. Così la collettività può mantenere la piena sovranità sul bene comune. Sotto tirannide il Popolo è escluso dalla centralità e sottomesso ai pochi che la detengono permanentemente. In Democrazia, al contrario, i cittadini possono accedere al cuore dell’organismo sociale (la Repubblica appunto) tramite un istituto, qui denominato Banca dei Pubblici Impieghi, che periodicamente ridistribuisce le funzioni in base a competenza, idoneità e preparazione personale nonché bisogni del Paese. In tal modo chiunque può contribuire alla Repubblica e farsi artefice del proprio destino. La Società, arricchita da tutti, ne guadagna ampiezza di visione e capacità, potendo così cogliere opportunità e superare ostacoli. In sintesi: reale Democrazia esiste solo se il Popolo gode di una vera Repubblica. Se esiste un istituto attraverso cui chiunque possa iscriversi e candidarsi a contribuire, consentendo il regolare rinnovo di chi amministra la Cosa Pubblica. In assenza di tale istituto, sia «democrazia» che «repubblica», anche quando proclamate e sbandierate, rimangono fittizie: delle forme confuse, intermedie, spurie, conservate da chi, beneficiando di privilegi ereditari, rifiuta di rinunciarvi e usa ogni mezzo disponibile per mantenere il Popolo ignaro, passivo e subordinato. Così viene bloccata una cruciale consapevolezza: non conta tanto chi governa, quanto chi sta intorno a chi governa. Le attuali «democrazie» sono di fatto estremamente parziali. L’evidenza suggerisce che il Popolo è vittima di un’evoluzione bloccata non per sue irrazionalità, ma per la determinazione di pochi a rimanere permanentemente al potere. Per questo il mondo continua ad estrinsecarsi come in un passato che si sperava superato. La concentrazione dei ruoli centrali – impieghi pubblici, poteri e cariche – nelle mani di pochi soffoca la libertà, uccide le opportunità e corrompe il bene comune. Questa è la consapevolezza che deve pacificamente diffondersi e consentire ad ogni Paese di trasformare se stesso. Ed a beneficio dei giusti, oggi s'è aggiunto un potente sostegno tecnologico. L’intelligenza professionale non risiede più solo in attori umani, inevitabilmente coinvolti, ma anche in obiettivi sistemi sintetici. Con gran velocità, chiunque può ottenere valutazioni critiche dai propri Assistenti Digitali su quanto concepito e sviluppato in trent’anni da un individuo (forse modesto, ma esterno al sistema e perciò libero dalle sue omissioni e distorsioni) e metterlo a confronto con il raffinato materiale prodotto in ottant'anni dalle più prestigiose accademie e centri di ricerca. Ognuno oggi può recuperare decenni in pochi minuti. Concetti come: l'Armonica Rotazione Sociale, l'Indicatore Unico di Democrazia, la SocioSintesi Metamorfica, la Repubblica di Senso Compiuto, e le bozze iniziali del progetto della Banca dei Pubblici Impieghi, non più rimarranno ignorate ma verrano usate per fornire un chiaro progetto ad una umanità da tempo senza speranza. Ad esempio: se anche i loro Assistenti forniranno un riscontro positivo agli innumerevoli intellettuali (in Europa, Africa, Asia, Americhe e Oceania, e, se ve ne sono, persino ai Poli) che tanto si smazzano per capire cosa siano Repubblica e Democrazia, potranno anch'essi partecipare a questo sereno futuro. Lavorando tutti insieme, gli umani faranno sì che queste due parole – oggi contenitori opachi e vuoti – divengano presto concetti chiari e concretamente significativi. ## ## ## ## ## ## ## IL PROGETTO Proposta di Ricerca e Sperimentazione La Repubblica di Senso Compiuto: osmosi, altro che trasparenza! Come costruire una vera Democrazia e Repubblica. Invece che cercare di far funzionare una tirannide. Introduzione L’assunzione a vita nel settore pubblico è pratica radicata in epoche pre-democratiche, quando il potere era prerogativa di una chiusa casta, affinché l'autorità centrale potesse disporne a piacimento per imporre la propria volontà sul Popolo. Quest'uso è sopravvissuto fino ad oggi per via di generazioni di politici decisi essi per primi a perpetuare a vita il proprio potere. Governanti ri-eletti di continuo e dipendenti pubblici assunti a vita hanno entrambi impedito emergesse la natura implicita di comproprietà di ogni ruolo pubblico, il quale non può essere assegnato e goduto permanentemente senza ridursi a res privata, preclusa all’accesso di altri, costringendo i contemporanei a subire una perdita definitiva. Tale sistema ha negato a tanti, con pari diritti e qualifiche professionali, la possibilità di partecipare alla gestione dei vari beni comuni. Il risultato è quel sistema chiuso, immutabile, rigido, oppressivo, che da sempre si patisce, che arriva a non considerare i fatti per se stessi ma ciecamente realizza le volontà di categorie e gruppi funzionali ad esso, e per via di ciò non si pone correttamente di fronte alle fini necessità della vita e non si adatta ai continui suoi vari cambiamenti. Questa inadeguatezza conduce a prolungate frustrazioni ed infine a reazioni violente. Inefficienza, disuguaglianza, dispotismo, generano astio verso le istituzioni e sfiducia nella "democrazia". La quale è però tuttora impedita dall’antica pratica del permanente possesso del potere. (1) La Visione della Banca dei Pubblici Impieghi (BdPI) Per abbandonare incongruenze ed incapacità ereditate da una epoca tiranna, ed erigere una vera Repubblica dalla quale soltanto può scaturire una reale Democrazia, nasce il progetto della Banca dei Pubblici Impieghi (BdPI). Si tratta di una Istituzione di fondamentale importanza poiché permette l'interscambio tra Popolo ed Istituzioni: un vitale processo di osmosi, ogni posizione pubblica viene redistribuita regolarmente per garantire il rinnovo ordinato e continuo del personale, per il tramite di una piattaforma digitale. La BdPI trasforma il chiuso, rigido, sistema burocratico in uno aperto, fluido, avente esito adattivo e proattivo. Obiettivi della BdPI: - Redistribuzione dei ruoli pubblici, sulla base delle richieste di partecipazione, con selezioni per competenza, preparazione ed idoneità personali, e per il pieno soddisfacimento delle necessità collettive. - Ampia partecipazione alla gestione del bene comune, attuando una alternanza che comunica il senso della comunità, una Società a tutti gli effetti, con conseguente sviluppo della responsabilità di ognuno; il susseguirsi alimenta, netta e rigenera le pubbliche strutture, liberandole da depositi, squilibri e lordure. - Adattabilità e funzionalità del settore pubblico, con genuine pronte risposte agli errori, alle crisi, ai cambiamenti economici e sociali, interni e globali, con ampia diffusione di esperienze, conoscenze e saperi; a beneficio tanto della struttura centrale quanto di ogni altra parte e settore all'interno della Società. Fondamento Concettuale della BdPI L’idea della BdPI si basa su un solido fondamento filosofico (mai portato su un piano giuridico da politici e burocrati, a causa del loro patologico attaccamento alla carriera ed al potere, per la cecità imposta da loro interessi) ancorato al principio intrinseco di comproprietà della Res Publica da parte dei Cittadini. Ogni posizione pubblica, essendo parte di essa, non può essere assegnata permanentemente ad una minoranza, privando altri della possibilità di accedervi. Un sistema, che tratta i beni pubblici come fossero una proprietà privata, viola il principio stesso della Repubblica e sbarra il passo alla Democrazia. La BdPI elimina questa anomalia, affermando l'ineludibile natura pubblica di tutti i ruoli della centralità. (2) La BdPI gestita da una Organizzazione Autonoma Decentralizzata OAD Per realizzare questa visione (ad ottant'anni dalla dichiarazione della sacra nostra Repubblica Italiana) si prospetta la nascita di un prototipo di BdPI. Questo verrà sviluppato da un nuovo Ente, fondato sul modello noto come Organizzazione Autonoma Decentralizzata (OAD). Ciò non solo per l'attuale mancata corrispondenza delle strutture "pubbliche" al principio repubblicano (2) ma per mantenere indipendente la BdPI anche in futuro. Questo approccio, pur comunque possibile in passato, oggi può fare uso di moderne tecnologie, come la blockchain e la tokenizzazione, nonché degli strumenti d'Intelligenza Universale (UI). L'insieme si configura in tal modo: - Gestione Democratica: le decisioni vengono prese seguendo il Modello Patchwork (MP), uno speciale protocollo di deliberazione dinamica incrementale. A differenza dei sistemi deliberativi classici, con puro voto binario (Sì/No) legato ad un gruppo, il MP agisce come processo evolutivo, con passi intermedi, dei singoli in cui le diverse posizioni si confrontano ed integrano per raffinare la qualità della decisione finale. Il MP trasforma la decisione da un rozzo scontro frontale in un fine processo di tessitura. (*) - Dinamica delle Risorse: contratti digitali documentano l'assegnazione dei ruoli pubblici. La memoria procedurale viene preservata, trasferendo il compito della finalità e stabilità del sistema dagli individui ai processi. La gestione del reclutamento pubblico viene così sottratta all'arbitrio della burocrazia nonché della politica (che ad altro deve badare) ed affidata alla responsabilità diretta di Cittadini competenti e preparati che nella OAD (essa stessa res publica) si susseguono regolarmente in un clima di fraternità. - Incentivi economici e d'altro tipo: seguendo la teoria del Brevetto delle Idee (BdI), si mette in atto un diritto d'autore civico, un meccanismo di riconoscimento e tracciabilità del contributo individuale, per sostenere una partecipazione attiva, creativa e costruttiva. Il BdI attribuisce un valore, finanziario o d'altro tipo, all'apporto intellettuale e fa sì che il miglioramento continuo del sistema non abbia carattere d'eccezionalità ma divenga al contrario un processo normale, perfettamente integrato. (*) La Temporalità Mancata Da non trascurare nella considerazione di questo progetto, è la temporalità mancata: una architettura pubblica dinamica sarebbe stata tecnicamente possibile già decenni fa, con strumenti elementari. Il suo mancato emergere non è spiegabile con limiti tecnici ma con la configurazione storica di interessi e poteri nelle istituzioni amministrative, politiche e accademiche, esse stesse burocratiche, ché hanno spesso giustificato il sistema, mantenendo le parole Repubblica e Democrazia come contenitori vuoti. All'interno dei quali chiunque ha ricoperto un ruolo, mansionale o decisionale, s'è stabilizzato e mai più n'è sortito. Il supporto della Intelligenza Universale L’integrazione dell’Intelligenza Universale nella BdPI permetterà l'utilizzo di algoritmi avanzati per analizzare e ottimizzare l’assegnazione dei ruoli e lo svolgimento delle funzioni, gestendo adeguatamente le esigenze della Società e le predisposizioni dei partecipanti. L’IU sarà d'aiuto individuando inefficienze e risolvendole, portando il sistema ad una piena resilienza. La Pubblica Amministrazione potrà divenire autorisolvente: il suo codice e vissuto, arricchito dall'apporto di molti, libero dal volere di pochi e non più vulnerabile alla perdita di alcuno, sarà riposto in una struttura digitale pubblica verificabile. La definizione "Intelligenza Universale" intende qui evidenziare il carattere universale dell'intelligenza, sia che nasca su basi biologiche che sintetiche, la quale potrà infine riversarsi nelle strutture della centralità, dove tuttora spesso la realtà delle cose viene piegata ai propri bisogni da residenti senza limite temporale. L'uso puro dell'intelligenza è tipicamente temuto ed osteggiato dalle centralità chiuse. Obiettivi a Breve Termine - Sviluppare simulazioni digitali del sistema, finalizzate a verificarne ex ante comportamento, impatti e sostenibilità operativa. - Creare una prima comunità di sviluppatori, per realizzare un prototipo funzionale della BdPI. - Avviare il sistema all'interno di aree limitate della res publica (ed anche all'esterno, dove si volesse) mettendolo a punto e verificandone la funzionalità. Una volta superata la fase sperimentale ed avviata in più ampie zone, sarà possibile verificare il grado di democraticità di ogni ruolo pubblico mediante l’Indicatore Unico di Democrazia (IUdD), uno strumento atto a colmare una lacuna analitica nei modelli tuttora impiegati in ambito accademico e nei centri di ricerca. L’IUdD prende in considerazione l'unica variabile che, pur sostanziale, mai viene trattata: il che non può essere un caso. L’IUdD restituisce una misura sintetica ed operativa dello status delle singole posizioni, rendendo empiricamente verificabili dinamiche finora caratterizzate da marcata assenza di considerazione. Coinvolgimento all’Azione La BdPI introduce un cambiamento sempre evitato, mai nemmeno avvicinato. Oggi non sarebbe eludibile, se davvero si aborrissero gli effetti visibili ad ognuno delle tirannidi in vario grado che, presentandosi come "repubbliche" e "democrazie", si sono indebitamente mantenute dappertutto sulla Terra. Strutture chiuse alla circolazione, alla comunicazione, isolate ancora di più dalla grande muraglia di associazionismo complice. La BdPI democratizza, rendendo rispondente alle tante necessità d'ognuno e d'un Paese, l’intero settore pubblico. Con ciò potendosi avviare la trasformazione di interi Continenti. Se (per chissà quale raro caso) qualcuno condividesse questa visione, pur avendo competenze tecniche, legali, manageriali o di altro tipo, o pur avendo influenza economica, mediatica o politica, non si trattenga dall'esprimere pubblicamente il suo interesse e dal contribuire allo sviluppo della BdPI. Aggiunga la sua voce a questa serena rivoluzione che potrebbe realizzare non un mero ideale egalitario ma un progetto avente tutti i criteri della concretezza. Potendosi finalmente ottenere un mondo concepito e funzionante come qualsiasi altro oggetto tecnologico. Grazie per l’attenzione. Grazie per il tempo. Per approfondimenti e sviluppi applicativi: Danilo D'Antonio Laboratorio Eudemonia Val Vibrata, Teramo, Abruzzo danilo.dantonio@hyperlinker.org tel. (solo sms) +39 339 5014947 (*) La Repubblica di Senso Compiuto https://Repubblica.hyperlinker.org Il Modello Patchwork https://Patchwork.hyperlinker.org Il Brevetto delle Idee https://TimeStamp.hyperlinker.org L'Indicatore Unico di Democrazia https://Indicatore.hyperlinker.org L'Armonica Rotazione Sociale https://ARS.hyperlinker.org (1) Ad esempio, si consideri il caso del https://DPR-380.hyperlinker.org che con evidenza mostra come una norma possa rimanere sbilanciata a favore di specifiche categorie professionali e di quella dei funzionari pubblici a detrimento dei loro sudditi (perché tali di fatto ancora si è) producendo e mantenendo per decenni un’ingiustizia strutturale. Tale inerzia è prova dell'incapacità degli attuali modelli in uso di auto-correggersi pur trascorrendo molto tempo. È prova della loro divergenza da ciò che davvero sono Repubblica e Democrazia. Osmosi, altro che trasparenza! E' l'osmosi ad essere indispensabile alla vita. (2) Da ottant'anni è compito primario rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei Cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. In ottant'anni è stato mai onorato e soddisfatto questo sacro principio?! Qualcuno tra i tanti addetti s'è mai mosso al fine di portare il Paese da una forma appena abbozzata ad una Repubblica di Senso Compiuto?! Copyright © 57 Danilo D’Antonio. All rights reserved. Le denominazioni “Banca dei Pubblici Impieghi”, “The Patchwork Model”, “Il Brevetto delle Idee”, “Armonica Rotazione Sociale”, e l'"Indicatore Unico di Democrazia", identificano il, e sono parte integrante del, progetto “La Repubblica di Senso Compiuto” di Danilo D’Antonio, titolare del Laboratorio di Ricerca Integrata Eudemonia. L’intero testo è reso disponibile liberamente, previa citazione dell’autore e dei sottodomini hyperlinker.org Il presente progetto, in quanto opera creativa e architettura sistemica originale, costituisce il primo atto registrato e protetto dal “Brevetto delle Idee”. Ogni sua evoluzione come ogni contributo ad esso destinato sarà soggetto al medesimo principio di riconoscimento e ricompensa. Internet, 03/03/57, EarthCal.date # # # # # # # # # # APPENDICI METAMORFOSARE NECESSE EST Accingendoci a concepire il progetto di un sistema sociale umano ideale per il nostro tempo, occorre procedere come si stesse costruendo una qualsiasi struttura materiale. Ed il miglior modo per farlo, se si desidera essere certi che tutto vada bene e che la struttura possa servirci col miglior risultato e per lungo tempo, è quello di partire da presupposti di massima ampiezza di visione e semplicità. Già qui vediamo che si tratta di un impegno particolare, che non trova grandi esperti disponibili, per il semplice motivo che da tempo organicità e naturalezza sono scomparse nei luoghi in cui si forgiano le competenze, questo essendo lo scotto che la società ha sinora pagato per essersi voluta tuffare al gran completo in quell'eldorado a metà che è il dominio della specializzazione, per altra metà vera anticamera della miserabilità. In effetti, oggigiorno, l'impostazione basata sullo studio specialistico, sempre più focalizzato e ristretto per poter essere sempre più approfondito, esclude le dimensioni della organicità e della semplicità di pensiero, ed i loro rispettivi fondamenti, le regole che da esse derivano. Tale che ai problemi enormi, ma semplicissimi, che abbiamo si continua a rispondere con soluzioni complesse, ma minuscole. Tale che al buon senso è di fatto completamente impedita la via. Astraiamoci allora in tutta tranquillità da questo modo di procedere e, provando ad immaginare una società non solo migliore della nostra ma propriamente come sarebbe bello fosse, sarebbe a dire una società in cui tutti fossimo contenti e soddisfatti, un organismo sociale composto da persone che fossero felici ed in buona salute, in grado di rispondere prontamente ed efficacemente a tutto ciò che la situazione intorno ad esso presentasse, proviamo a seguire questi nuovi, in verità antichi nonché eterni, criteri. ## INTRODUZIONE Due anomale, precise situazioni hanno l'una favorito e l'altra proprio causato una esasperata economia privata a scapito di quella pubblica, con l'apporto di pesanti dosi di liberismo e selvagge privatizzazioni. Se si desidera avviare quel complessivo, profondo rinnovamento, quella vera e propria metamorfosi su ogni piano strutturale ed espressivo delle nostre società, che oggi in effetti necessita, occorre innanzitutto attuare uno riequilibrio di queste due aree economiche, conducendole ad essere due emisferi di pari peso e valore, per far ciò dovendosi necessariamente, come primo impegno, affrontare e sanare le due anomalie alla base dello squilibrio. ## LA METAMORFOSI - PRIMA L'EQUILIBRIO Una delle regole fondamentali che determina il benessere e la funzionalità di qualsiasi essere vivente, nella cui categoria possiamo bene annoverare l'organismo sociale umano, è la giusta dimensionalità tra le varie sue parti. L'equilibrio, e la simmetria strutturale che spesso ne deriva, governando in pratica sovrano su tutto. E la nostra prima espressione da accordare a questa esigenza non può non essere ciò che un tempo ci ha generato come società ed oggi insieme ci alimenta e ci pone in grado di compiere una funzione all'esterno: il nostro sistema economico. Iniziamo così subito col notare che noi umani, di recente nella nostra storia, ci siamo abbandonati ad una esasperazione individualista delle nostre attività economiche. Le ragioni di ciò sono in vero molteplici (si legga più avanti), tuttavia una delle più determinanti è stata quella del bisogno di fuggire da un irregolare sistema pubblico. Noi umani, dappertutto nel mondo, ci troviamo infatti ad avere ancora una economia pubblica, comune, sociale, basata su di una anomala organizzazione di puro stampo oligarchico. L'insieme di attività racchiuse all'interno della sfera pubblica non è infatti svolto dall'intera comunità in favore della comunità stessa. Essa è svolta invece da una piccola parte della comunità, sempre le stesse persone per l'intera durata della loro vita professionale. L'intera economia pubblica è gestita da una consolidata casta di dipendenti che, stabilitisi a vita nei ruoli pubblici, a volte perfino succedendovisi di padre in figlio, contribuiscono a creare, insieme con Governi loro pari, uno stato/padrone che comanda senza mezzi termini la restante parte della popolazione, avendo ridotto a cittadini di serie B, a semplici sottoposti, tutti coloro che sono stati esclusi da questo scorretto sistema. Appare chiaro allora perché le società umane si sono tuffate nel vortice individualista, ed ancor'ora ne siamo presi: pensando che l'alternativa fosse quella basata sul pubblico impiego a vita non restava granché da fare. Niente di più logico che si desideri fuggire da una realtà in cui il cittadino non ha alcun potere civico e di fatto viene reso sempre più succube dei voleri di un Governo per giunta retrogrado, perché basato su un arcaico sistema partitico, e degli Statali a vita, che ne sono degna spalla. Niente di più comprensibile che si abbia una pulsione di ripulsa per questa finta e limitata organizzazione pubblica. In realtà sbagliamo sia nel credere che il pubblico impiego a vita possa minimamente avvicinarsi a realizzare una Res Publica sia nel cercare di rifugiarci in massa nell'individualismo. L'insieme di confuse situazioni civico-socio-politiche che viviamo inizia a chiarirsi, ed ogni cosa s'avvia verso il suo giusto posto, solo immaginando un pubblico impiego i cui ruoli siano assegnati a rotazione a tutti quei cittadini che desiderino e siano in grado di soddisfarli. Solo in questo modo si gettano le basi di una vera, e non solo per finta, organizzazione democratica. Solo per il tramite di una partecipazione reale di ognuno alla vita civile del proprio Paese si può realizzare una vera Repubblica, tutt'altro che fittizia ed ipocrita come l'attuale. Proprio per questo non potendo noi ora non impostare le cose in modo da riassorbire, stavolta in modo corretto, anche coloro che, sistematisi per loro conto a vita, non si sono curati del destino di chi è rimasto escluso. Nel caso avessimo effettivamente individuato il problema principale alla radice del nostro sistema pubblico, l'assegnazione a vita di un ruolo, identificando in logica conseguenza pure il fondamento di una corretta base comune, la rotazione delle persone in tali ruoli, potremmo ora procedere verso una buona, corretta e funzionale anch'essa, revisione dell'universo economico privato. Ma prima di procedere occorre porre l'attenzione sul fatto che una società non è altro che un insieme di individui. Da soli questi individui avrebbero possibilità molto minori di sopravvivere, e praticamente alcuna di evolvere, di rimanere al passo con la generale evoluzione dell'Universo. Per questo ci uniamo: perché la risultante del nostro stare insieme è ben maggiore della somma dei frutti raccoglibili da ognuno per suo conto. L'individuo però non deve essere sovrastato dall'organizzazione in cui si inserisce, tutt'altro. Si deve anzi far sì che egli non senta affatto il peso della società, e che tragga invece forte beneficio dal vivere insieme con altri, in modo da alimentare volontariamente il desiderio della sua propensione sociale. A questo punto appaiono chiare le ragioni dei limiti delle forme sociali avute finora: a tutt'oggi abbiamo sempre cercato di procedere seguendo un'unica direzione, enfatizzando oltremisura l'una o l'altra delle due tendenze che regolano i rapporti tra individuo e società, tra economia privata e pubblica. Fondamentale cosa da comprendere allora è che la realtà in cui viviamo è fatta apposta per ingannare la mente che segue una sola linea di idee, la mente del monoideista, di chi predilige l'una cosa escludendo, anzi nemmeno ammettendo, l'altra. Mentre rende felice chi abbraccia entrambe le espressioni, per altro complementari, attraverso cui privilegiatamente si esprime la realtà. Ecco allora che le due tendenze, l'individualista e la comunitaria, la tendenza dell'individuo a badare ai fatti propri, a curare la sua individualità, la sua libertà, la sua autonomia, e l'aspetto comunitario, il desiderio, la capacità di vivere e lavorare insieme, di concepire un piano, di realizzare un progetto collettivamente, devono (e quel che più conta: possono!) essere felicemente integrati, anzi proprio equilibrati, essendo questa la condizione ideale, più efficiente, fruttuosa e gradevole, tanto per l'individuo quanto per la società. Perché si stabilisca un giusto rapporto tra individuo e società, perché le cose possano iniziare a funzionare complessivamente per il meglio, occorrerà semplicemente recuperare, far rientrare all'interno delle pubbliche attività, tutte quelle che sono fuggite via da una gestione di cui giustamente non ci si poteva e di cui purtroppo ancora non ci si può fidare. Avendo qui immaginalmente sanato il problema alla base della sfera pubblica, con altrettanta immaginazione possiamo ora recuperare le tante attività che sono state erroneamente, ingiustamente lasciate fuggire nell'universo individualista, privato, all'interno di una rinnovata, sana struttura pubblica basata sulla rotazione, facendone anche entrare di nuove, seguendo una dinamica tendenza ad un equilibrio numerico (di persone) / quantitativo (di beni) tra pubblico e privato. [In una prossima occasione provvederemo a descrivere la "rotante" organizzazione cui qui facciamo cenno. Essendo ora chiamati a rimanere focalizzati sull'equilibrio]. L'equilibrio è un riferimento fondamentale della vita, letteralmente indispensabile al buon andamento delle cose. La stessa nostra esistenza si rende possibile grazie ad un giusto rapporto che si stabilisce tra aspetti complementari della realtà: il giorno e la notte, l'acqua e la terra, l'uomo e la donna, e così via. Un giusto rapporto tra le cose ci deve guidare sempre, allo stesso tempo dovendo comprendere bene come esso non sia qualcosa di fisso, statico, morto, bensì da condizionare alle, e condizionato dalle, varie situazioni che si presentano, quindi inevitabilmente e positivamente dinamico entro una certa misura. Ed infatti l'esasperazione avutasi verso il liberismo denuncia una situazione fortemente anomala che non può non essere considerata se si desidera ristabilire un equilibrio economico tra privato e pubblico. Perché sarà pur vero che il liberismo, con la sua veloce crescita economica, esercita un forte fascino su noi umani. Ma ciò che l'ha spinto oltre ogni misura accettabile è qualcosa di preciso che travalica l'ordinaria percezione individuale, la ragione esposta finora, l'impiego pubblico a vita, pur di peso, non essendo da sola nemmeno essa sufficiente a tanto. Tant'è che per identificare questa causa occorre condurre la nostra osservazione sulla presente situazione globale. Da tempo i vari Paesi, e le confederazioni di Paesi, del mondo hanno scelto di continuare l'eterna lotta per la supremazia, impostaci dalla natura fondamentale delle cose, non più tanto con eserciti ed armi, ché provocherebbero la distruzione immediata e totale della biosfera, quanto con truppe ed attrezzature di più ordinaria parvenza ma non per questo meno potenti ed invasivi: le imprese economiche, soprattutto multinazionali, coi loro prodotti commerciali. In questo modo i vari Stati contendenti, non tanto astutamente quanto per puro istinto, mantengono salvo quanto più possibile il mondo e contemporaneamente invadono pacificamente, e subdolamente, i territori altrui. Il competitor che vincerà questo tremendo conflitto planetario (che sta lasciando morti, feriti e macerie sul campo come qualsiasi altro conflitto) avrà buon gioco per aver condotto all'esaurimento l'avversario e per invasione totale e definitiva del suo territorio. In questo quadro complessivo si comprendono bene perché l'individualismo, l'universo economico privato, il liberismo, abbia così grandemente sovrastato quello comunitario, e perché avvengano così tante privatizzazioni. Perché lanciare una economia di stato contro quella di un altro stato sarebbe un attacco troppo diretto. Perché l'economia pubblica, con i suoi legacci burocratici, non avrebbe la minima speranza di contenere l'invasione commerciale degli altri competitor. E soprattutto perché la sicurezza, che una economia pubblica non può non concedere ai suoi dipendenti, non crea quell'esercito di disperati pronti a tutto, nella ricerca di un reddito per sopravvivere, che uno sfrenato liberismo invece genera con facilità ponendo in partenza ognuno contro l'altro! Quale sistema può essere più efficace, ai fini di una difesa od un attacco, se non quello di incitare di continuo a produrre più figli, facendo nascere milioni e milioni di persone senza minimamente assicurare loro un degno lavoro e lanciarle in una disperata lotta per la sopravvivenza? E quale pratica più poderosa di quella di stimolare, di scatenare, di liberare del tutto l'estrema voracità insita in nucis in ogni uomo lanciandolo al sacco del mondo? Tutto questo avendo il fine unico di gonfiare quanto più sia possibile le nazioni con ricchezze e risorse e con forza lavoro e militare. Ogni società sviluppata essendosi ormai trasformata in un essere mostruoso che si prepara allo scontro finale con gli altri esseri suoi simili. E qui torniamo con gioia e sollievo al progetto di metamorfosi di quella straordinaria manifestazione della Terra che è l'umanità, la quale in verità avrebbe ancora diverse carte da giocare. A cominciare da questa: il doversi ristabilire un saggio equilibrio tra pubblico e privato, tra regole e liberismo, tra collettività ed individualità. Per far questo non possiamo però derogare dalla necessità di rimediare ad entrambe le situazioni anomale che hanno favorito e causato il disequilibrio. Pubblico impiego a vita e conflitto economico globale hanno insieme fortemente appeso il nostro sistema economico dalla parte del privato. Intervenendo su di essi, sanando il primo con l'introduzione della rotazione ed il secondo con la stipula di patti internazionali di autocontenimento alla crescita economica (nonché demografica e tecnologica: perché direttamente in causa e correlate) si creerà quell'equilibrio che potrà far da solida base per ulteriori processi di risanamento e trasformazione della società. [Per conoscere la teoria dei patti di autocontenimento rimandiamo alla relativa sezione]. L'attività comunitaria, svolta all'interno della struttura pubblica, è quella che permette, se ben impostata, una maggiore tranquillità di vita ed un altrettanto tranquillo procedere delle nostre attività. Possiamo infatti svolgere queste ultime, nelle condizioni di equa partecipazione assicurata dalla rotazione, cooperando al fine di ottenere i migliori risultati nell'interesse di ognuno e della collettività. D'altra parte coloro che volessero percorrere strade proprie, coloro che volessero esprimersi al massimo grado di libertà, lasciando spazio a certe potenzialità tipiche dell'individuo che in una economia comunitaria avrebbero più difficoltà a realizzarsi, potrebbero farlo inserendosi nella metà privata dell'economia. Ognuno potendo decidere di dare il proprio contributo nell'uno o nell'altro di questi due emisferi economici e di cambiare questa propria decisione ogni qual volta lo volesse. Una società basata esclusivamente sull'una o sull'altra tendenza porterebbe presto alla pazzia i suoi componenti. Sarebbe anzi proprio una assurdità per il nostro mondo, come se fosse sempre giorno o sempre notte, come se esistesse solo acqua o solo terra, come se vi fossero solo donne o solo uomini. Entrambe le metà potendo invece esistere e vivere solo arricchendosi ognuno delle qualità dell'altra. L'equilibrio di queste due grandi aree economiche della società getterebbe le basi di una società equilibrata anch'essa, priva di esasperazioni e disperazioni, una grande comunità in cui le persone sarebbero serene, perché avvantaggiate e protette dal loro essere unite, ed al contempo felici, perché libere di esprimere se stesse, di creare ed imprendere. Una società equilibrata naturalmente non permetterebbe solo il benessere dell'individuo. Ciò che ne conseguerebbe sarebbe frutto ben più consistente. Una società i cui individui soffrono una qualche forma di male sociale, che a sua volta sfocia sempre in un male fisico, non riesce ad evolvere, non riesce a raggiungere quella condizione di stabilità, quel salubre benessere, quell'energia psicofisica in sovrapiù che permette di distogliere lo sguardo da sè e volgerlo all'esterno. Una società che risolvesse i problemi alla base della sua esistenza, soprattutto le carenze e le irrazionalità insite nella sua cultura, perché alla fine essenzialmente di questo si tratta, trovrebbe quella forza che ad un certo punto conduce un infante ad alzarsi in piedi ed un passo dopo l'altro ad esplorare e vivere, a ben altri livelli che prima, il mondo che lo circonda. Creando i giusti presupposti l'umana società potrebbe avanzare sviluppando tutta una serie di capacità, di funzioni finalizzate non solo allo star bene degli individui e dell'organismo sociale ma anche in una positiva azione verso l'esterno, che in un organismo che abbia raggiunto un sufficiente grado di evoluzione rappresenta una parte importante del proprio vivere. E' come un dono che ad un certo punto si manifesta: una volta soddisfatte le esigenze primarie, degli individui e della struttura sociale, l'organismo si può volgere verso l'esterno, proprio come un bimbo crescendo inizia ad occuparsi sempre più del mondo che lo circonda, scoprendo ogni giorno qualcosa di nuovo ed ogni giorno accrescendo il suo ruolo nella realtà che scopre. Parimenti la società degli umani potrebbe, una volta condotta a termine la sua primaria metamorfosi, elevarsi e far fiorire il suo ruolo all'esterno andando a soddisfare un dolce bisogno di realizzazione universale. ## L'ARMONICA ROTAZIONE SOCIALE Da sempre sanguinosi moti rivoluzionari hanno finito per rovesciare quelle società che si rifiutavano di rinnovarsi e porsi al passo dei tempi. Approssimandosi velocemente l'ennesima situazione critica, localmente e globalmente, occorre favorire un pacioso progresso mutando in dinamico il presente carattere statico di alcune nostre organizzazioni. Solo così potendo assicurarci venga definitivamente scongiurato il pericolo di nuovi sanguinosi passaggi di consegne ed al contempo favorita una evoluzione costante e regolare. ## LA METAMORFOSI - POI L'ARMONIA Nella parte precedente abbiamo espresso l'idea che primaria condizione di funzionalità per una società sia quella di una equilibrata ripartizione delle attività economiche tra i due emisferi: pubblico e privato. Ma la riacquisizione all'interno dell'emisfero pubblico di un numero di attività tale da risultare infine di pari peso dell'emisfero economico privato, oltre ad un generale ripristino di più sane condizioni che si realizzano in ogni ambito della nostra realtà sociale, ha pure il pregio di andare ad integrare l'altra indispensabile riforma dell'introduzione della rotazione. Una assegnazione a tempo determinato dei ruoli pubblici, tra tutti i cittadini che disponessero delle necessarie competenze ed avessero volontà di condurli, è infatti del tutto necessaria per la seguente semplice ragione: si attua e mantiene costante una redistribuzione degli importanti ruoli e poteri civici, nonché dei redditi, che ogni incarico statale concede alla persona. In questo modo non solo si trae beneficio dall'apporto ricettivo e creativo di un maggior numero di persone ma si elimina pure la corruzione che notoriamente alligna in situazioni che rimangono immote per tempi lunghi, nel nostro caso addirittura per dei lustri. Pensiamo per particolare evidenza a certi volti che vediamo in RAI da una cinquantina d'anni, ma negli altri Enti la situazione, pur meno visibile, è identica. Nonostante questa indubbiamente buona ragione, in tale riforma rimane tuttavia un difetto evidente: il traumatico distacco dal lavoro, e quindi dal reddito, degli attuali dipendenti pubblici a vita ed il loro abbandono in una economia di mercato. La qual cosa peggiorerebbe ulteriormente una situazione già pesante. In verità i presenti lavoratori del pubblico impiego, tanto i sottoposti quanto i sovrapposti, non si sono mai preoccupati del fatto che, accettando a vita un ruolo, un potere, un reddito, concessi loro da una legge a malapena giustificabile quando nacque e certo non più considerabile ammissibile da vari decenni, avrebbero da questi escluso, egualmente a vita, moltitudini di altre persone aventi in pratica lo stesso loro diritto. E saremmo quindi condotti, noi esclusi, a seguire il loro cattivo esempio, estromettendo loro ed inserendo altri senza curarci di nulla. Desiderando qui però disegnare i tratti fondamentali di una società in pace con se stessa e con il mondo, è invece per noi fatto prioritario che nessuno abbia a soffrire per ingiusta esclusione. E siamo quindi felici di propugnare, contemporaneamente all'introduzione della rotazione, il riassorbimento di metà delle attività economiche del Paese all'interno dell'ambito pubblico: poiché in tal modo viene a crearsi un consistente serbatoio di lavoro e di reddito tale da non essere necessaria l'estromissione di alcuno, bensì solo il suo spostamento ad altra funzione. In questo modo, gestendo lo Stato una così gran mole di attività economiche, e primario fine costituzionale essendo quello del benessere comune, si potrebbe garantire un lavoro minimo ad ogni cittadino, integrando i brevi spazi tra una assegnazione e l'altra con un più convenzionale reddito da cittadinanza. In questo modo nessuno avrebbe più da patire bensì tutti solo da gioire. Non essendovi più il crudo bisogno a spingere verso il male ed al contrario essendosi venuta a creare una situazione di giustizia sociale, gli stessi fenomeni criminali e tante cattive pratiche farebbero un grosso balzo all'indietro. Possiamo ben capire lo spavento che può cogliere ora chi legge di fronte alla mole di questioni che si pongono. Ma siamo certi che, rimanendo osservanti di quei principi di semplicità invocati all'inizio di questo studio, tutto possa andare per il meglio, solo un po' di pazienza e d'arte organica (olistica) occorrendo nel definire e perfezionare le cose. D'altro canto la necessità di ristabilire l'armonia all'interno della società, quindi innanzitutto che ognuno riacquisti fiducia nell'altro tornando a sua volta a comportarsi correttamente, è tale da non spaventarci minimamente di fronte alle difficoltà che potremo incontrare in questo ampio e profondo processo di cambiamento, in questa vera e propria metamorfosi della nostra struttura sociale. Rendendo davvero pubblica la Res Publica, interrompendo l'essere appannaggio di pochi della Cosa Pubblica, una reciproca fiducia si stabilirebbe immediatamente all'interno della società. Ed avremmo così compiuto il primo passo verso uno riaffratellamento ed una riappacificazione generale con conseguenze positive in ogni settore. Ma la rotazione all'interno di una struttura pubblica, divenuta ancor più importante di quanto sia ora contenendo attività per una buona metà dell'intera consistenza economica del Paese, ha in serbo ancora grandi sorprese. Nella nostra epoca essa si rende necessaria anche per un'altra ragione, di una importanza perfino maggiore delle altre, coinvolgendo pure un aspetto del tutto ignorato e ben dissimile da quelli già considerati. Entriamo qui infatti nel campo della mente umana e dei suoi processi cognitivi, nel cuore stesso dell'individuo ed in fin dei conti della società. Uno dei maggiori problemi di cui oggi noi umani soffriamo, ormai quasi per tutto il globo con tendenza alla sua totale copertura, per giunta senza nemmeno rendercene conto, è il fatto che, dei due fondamentali tipi di approccio alla realtà cui dovremmo far ricorso, quello specialistico, localizzato, mirato, e l'altro, quello organico, olistico, sistemico, il primo ha completamente sopraffatto l'altro, dapprima bloccandone lo sviluppo e togliendolo poi completamente dalla circolazione. La specializzazione ci ha concesso di raggiungere grandi successi in ogni campo del sapere e del potere tecnologico. Presi per secoli dal fascino della tecnologia, abbiamo però dimenticato esistenza e necessità della visione organica delle cose. Se scienza e tecnologia hanno l'indubbio valore che tutti riconosciamo loro, non possiamo trascurare il fatto che con esse non possiamo nè comprendere nè governare la nostra vita, quest'ultima abbisognando di conoscenze, consapevolezze, discipline forse di minore specificità ma di ben maggiore ampiezza. Per questo oggi assistiamo, sì, ad un impegno costante e consistente per migliorare le cose del mondo ma invece di vedere passi in avanti ci avviciniamo sempre di più all'irreparabile. Appunto perché l'approccio specialistico è in grado di farci avanzare nello specifico campo ma è l'approccio organico ad essere necessario per capire cosa sia realmente opportuno fare per il bene di tutti e tutto. Ma il problema non è confinato qui. La specializzazione, come del resto ogni altra cosa, ha numerosi effetti collaterali. Essa causa alla persona un restringimento mentale ed un immobilismo fisico. Se un tempo una persona, durante l'arco della sua vita, aveva la possibilità di variare attività ed ambiente di lavoro anche più di una volta ed in ogni caso entrambi non erano strettamente delimitati, oggi essa entra in un più ristretto ruolo e contesto e difficilmente ne uscirà se non prossimo alla sua fine. Proprio per questa ragione gli specialisti, quindi ormai quasi ogni componente della società, ben difficilmente riescono a vedere le cose da altri punti di vista, morali e fisici, i quali differenti ruoli e luoghi soltanto potrebbero permetter loro di capire quanto limitata e parziale è la loro visione delle cose e quanto invece variegata e ricca è la realtà. E non è ancora tutto. Chiusura in un ruolo ed immobilismo fisico hanno fatto sì che l'interesse personale di ognuno si allontanasse troppo da quelli altrui. Infatti nessuno oggi si limita più semplicemente a svolgere quel mestiere o quella professione rimanenendo in fondo sempre un essere umano bensì ognuno tende ad impersonare e divenire totalmente quel mestiere o quella professione. In questo modo si crea una serie di interessati schieramenti contrapposti continuamente impegnati in duri tira e molla tra di loro. La nostra capacità di comunicare e comprenderci l'un l'altro, tra singole persone e varie parti del sistema, si è di conseguenza molto indebolita. Tant'è che oggi difficilmente ci si riesce a metter d'accordo su qualcosa in quanto ognuno è ormai incapace di capire l'altro e tantomeno interessato a farlo. Come fare allora per dotare la società di una conformazione tale che essa possa beneficiare dell'approccio alla realtà di tipo specialistico allo stesso tempo riuscendo a rimediare ai suoi effetti negativi ed a cogliere pure quelle opportunità che ad esso sfuggono? La risposta è: sviluppando un approccio complementare, quindi prettamente sistemico, solo così potendo essa mantenere un meraviglioso equilibrio e godere quindi di lunga e buona vita. Da tempo sono disponibili pratiche e tecniche, di vecchia data e più recenti, atte a permetterci di sviluppare una sensibilità olistica. Tuttavia esse giacciono disperse in semiabbandono, ignorate tanto a causa degli abbaglianti successi della tecnologia quanto per le oscene pressioni di una mistica superstiziosa e per l'indegno disinteresse di una filosofia ignava. Se decidessimo di sopravvivere a questa tremenda fase che attraversiamo non v'è dubbio che tali conoscenze e procedure, ammodernate ed arricchite, andranno raccolte in un dignitoso corpo di studi che pongano le persone in grado di conoscere appieno la teoria olistica e di trarne concreti ed utili provvedimenti. Ciò detto, riconosciuta che avessimo l'importanza della teoria olistica, va però chiarito che è il MOVIMENTO tra le diverse funzioni sociali, anche in ambiti dissimili tra loro, a farci guadagnare la migliore visione organica, a farci conoscere collegamenti, effetti ed interazioni tra i vari fenomeni della società. Per questa ragione occorre che essa cambi in modo da permettere alle persone sia di compiere attività specialistiche, fissandole in determinate stabili situazioni per far raggiungere alte vette di conoscenza specifica, sia di acquisire molteplici consapevolezze, favorendo il loro spostamento in vari ambienti di coinvolgimento sociale per far conquistare ampie vallate di visione organica. Ecco allora che mezzo privilegiato attraverso cui far sì che la società possa trovare l'armonia è appunto il pubblico impiego. Questo non può più essere visto come un mero strumento per amministrare il bene pubblico e per fornire posti di lavoro. La funzione e l'importanza del pubblico impiego travalicano quelle che sono le esigenze della società, di avere una buona gestione, e del singolo, di assicurarsi un reddito, e lo rendono in più uno stupefacente strumento tramite cui attuare una armonica rotazione sociale. Il pubblico impiego attuale è ancora basato su una antica visione dell'Universo in cui la Terra veniva vista come quadrata, piatta ed immobile al centro di esso. E così anche il pubblico impiego è stato impostato facendo della staticità il suo carattere preminente con una organizzazione che assegna le mansioni pubbliche a vita alle persone. Il fatto è che la Terra è sferica, ruota intorno al Sole e l'intero sistema si muove a grande velocità nel Cosmo. E' così evidente che abbiamo il dovere di trasportare il pubblico impiego da una concezione medioevale, basata sullo status immoto delle cose, ad una moderna, basata sui processi, sul divenire delle cose, che soddisfi le ben maggiori conoscenze e consapevolezze di cui godiamo oggi, fornendogli come prima cosa un armonioso movimento. Ed uno degli aspetti più importanti ed utili dell'introduzione della complessiva riforma (rotazione dell'organico nei differenti ruoli di una Cosa Pubblica di pari peso della Cosa Privata) che abbiamo chiamato Armonica Rotazione Sociale (ARS) è proprio quello della condivisione dei saperi che acquisiamo giorno dopo giorno. Oggi ogni specialista detiene il monopolio di conoscenza della propria materia mentre le altre persone non possono che rimanerne estranee. Se è certo bene che quando ci rivolgiamo ad un professionista vi sia una qualche garanzia della sua preparazione, non è però affatto bene che quel suo sapere rimanga confinato dentro una staccionata professionale. L'intera nostra società oggi è fatta a compartimenti stagni, molti dei quali non riescono ad evolvere soprattutto per la mancata acquisizione delle nuove conoscenze raggiunte in altri campi. Noi viviamo infatti in una strana realtà profondamente interconnessa, in cui problemi ed opportunità presenti in un campo vanno ad influire su tutti gli altri campi, anche se concettualmente molto lontani tra loro. Il rinchiuderci in ristretti loculi culturali, come abbiamo fatto finora, non ci aiuta affatto a progredire bensì ci ostacola fortemente. Possiamo avere una gran competenza in una materia ma se rimaniamo sempre nello stesso ruolo e luogo di lavoro non riusciremo a condurla ovunque serva e perderemo dei giganteschi effetti positivi. Al contrario spostandoci di ruolo e luogo periodicamente grazie all'ARS il nostro sapere non sarà più un patrimonio morto racchiuso in un forziere bensì diverrà un energico catalizzatore di progresso impiantandosi e dando superbi frutti in ogni nuovo ambiente ci troveremo. In breve tempo ci sarà ovunque un'ampia competenza diffusa e generalizzata. L'ARS creerà un vero e proprio amalgama culturale che integrerà a meraviglia ed anzi farà da supporto ad una specializzazione che proprio grazie ad essa potrà con maggiore sicurezza spingersi ancora più in avanti. Oltre al fatto che un gran numero degli avanzamenti più audaci in qualsiasi campo sono stati finora compiuti da persone al di fuori della ristretta cerchia possedente quel dato sapere, possiamo forse credere che una visione organica, sarebbe a dire innanzitutto completa (e solo con la completezza si scorgono appunto le interconnesioni), non sia proprio ciò che manchi a questo mondo per vederlo tornare a girare per il verso giusto? Per giunta, componendo e sviluppando una nuova cultura organica, olistica, che si affianchi a quella specialistica, è possibile preparare persone capaci di rispondere bene ad ogni esigenza. Un uomo, una donna, chiunque volesse, cambiando ruolo e luogo in maniera e tempo opportuni, potrà acquisire reiteratamente la meravigliosa proprietà delle cellule staminali le quali ovunque le si mettano riescono a compiere alla perfezione la specifica funzione delle cellule vicine! Questo proprio perché non solo si possederanno saperi di molteplice natura ma soprattutto si sarà padroni di quel sapere universale sotteso a, e pervadente, ogni altro sapere. Certo noi olisti potremo non raggiungere il massimo livello in un sapere specifico, ma in ogni ambiente l'arrivo di personalità "staminali" apporterà una felice evoluzione e comunque un meraviglioso svolgimento. Abbiamo detto che il pubblico impiego è luogo privilegiato dove attuare l'ARS. Questo non significa che all'improvviso l'intero organico debba mettersi a saltare da un ramo all'altro dell'albero pubblico come uno stuolo di babbuini. In proposito ricordiamo che uno degli scopi principali dell'ARS è quello di rimuovere rigidi monoideismi e di affermare la morbida bellezza di una complessità resa semplice. Per la qual cosa essa non può certo cadere nella stessa trappola che intende evitare. Al contrario il disegno complessivo della Cosa Pubblica richiederà molte arti, tra cui quella figurativa, geometrica e musicale, ritmica. Pieno conto sarà tenuto delle esigenze e prospettive dell'individuo e della società. Nell'ARS non vi potrà essere nulla di costrittivo, al contrario molta importanza verrà data al piacere, anch'esso dell'individuo e della società, in quanto ambiente emotivo per molti aspetti permettente il miglior avanzamento. L'ARS che immaginiamo è una semplice ed allo stesso tempo ricca forma organizzativa che può giungere a pervadere la società per una buona metà. Principalmente essa coinvolge la sfera pubblica ma è chiaro che mettendo in moto questa un dolce movimento sarà indotto anche in quella privata. Essenzialmente due sono i tipi di movimento previsti: lo spostamento in uno stesso ambito di competenza e quello in un diverso ambito. Muovendosi le persone all'interno di una stessa branca specialistica viene permesso l'apporto di un più nutrito ruolo di contributori e si previene la corruzione. Muovendosi esse in ambiti diversi si ottiene la condivisione dei saperi e l'avanzamento diffuso. Entrambi i movimenti favoriscono l'apertura mentale e la capacità di comunicare, nonché il sorgere di un forte sentimento d'interesse collettivo. L'ARS non è certo un meccanismo che si possa realizzare con un solo intervento ed in un sol giorno. Essa andrà studiata ed attuata pian piano con amore, affinandola man mano che il lavoro avanzerà. Ma il primo passo che muove tutto è l'introduzione della rotazione nell'assegnazione dei ruoli pubblici. La società umana si è finora sempre organizzata su base statica e proprio per questa ragione periodicamente è stata ed è tuttora sconvolta da sanguinose rivoluzioni. Come è possibile che in un Universo in cui nulla esiste d'assoluto, d'immobile ed eterno, le nostre società, ed il pubblico impiego in particolare, siano fondate su tali innaturali principi? Se inizieremo a riorganizzarci su basi dinamiche permetteremo che una delicata evoluzione ci benefici costantemente ed avremo scongiurato per sempre la necessità di cambiamenti improvvisi e cruenti. La vita nella sua infinita complessità è di una semplicità meravigliosa. Sta a noi, ad ognuno di noi, assumerci l'impegno di lavorare per disporre di un futuro degno di esser vissuto. "Le cellule staminali sono cellule primitive non specializzate dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. Molti ricercatori sostengono che le cellule staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi ..." http://it.wikipedia.org/wiki/Cellula_staminale ## UN AMPIO SCENARIO All'interno di questo procedimento, la nostra attenzione va indubbiamente dapprima rivolta al cercar di capire cosa noi umani siamo ora, cosa rappresentiamo, che figura stiamo interpretando, che entità formiamo, tanto sulla Terra quanto ormai nello Spazio, in modo da poter decidere se la cosa ci stia bene oppure se sia il caso di immaginare cos'altro invece potremmo e vorremmo essere, che ruolo intendiamo impersonificare in questa sconfinata realtà di cui siamo parte. Tutto in questa realtà serve infatti a qualcosa, tutto ha una sua funzione, tutto è connesso ed interagisce con quanto lo circonda seguendo schemi riconducibili a dei ruoli. Noi umani, trovandoci in una condizione estremamente fortunata, abbiamo la possibilità di poter determinare, entro certi limiti, questa nostra funzione, sviluppando caratteristiche, capacità e qualità particolari. Il tanto citato senso della vita concedendosi a noi come un destino continuamente in sospeso, ancora non definito, potendo noi stessi fortemente contribuire a determinarlo. Ad una visione che cerchi di essere distaccata, obiettiva, come se ci potessimo guardare dall'esterno, provando a descrivere la situazione tal qual'è, non possiamo non notare che allo stato attuale delle cose la società umana manifesta due tendenze particolarmente esasperate. La prima ci conduce ad aumentare di numero in maniera esponenziale, irresponsabilmente almeno quanto la seconda, che ci conduce ad incredibili gozzoviglie, entrambe queste nostre acute, intense pulsioni vitali trovandosi a dissipare l'intero magazzino di risorse del Pianeta che ci ha generato, lo stesso nostro patrimonio vitale. Per contro una terza tendenza, ben più giustificata ed ammirevole, che ci conduce ad osservare e ad aggiustare di continuo la nostra rotta, quindi a moderarci in tutte le nostre espressioni e nel contempo a conquistare sempre più alte vette d'eccellenza in ogni campo del sapere, e del potere che ne consegue, rimane una espressione ancora piuttosto limitata del genere umano. Essendo invece proprio quest'ultima la tendenza cui dovrebbe spingerci ogni prudenza e lungimiranza, ogni desiderio di vita. E' vero che la nostra condizione di esseri non percepenti direttamente il futuro non ci permette di sapere oggi cosa accadrà domani. Tuttavia il buon senso, derivante dall'osservazione di fenomeni analoghi, ci permette di guidare noi stessi entro percorsi perfino più sicuri che se avessimo una mappa stampata chiaramente sulla carta. L'analogia essendo potente strumento d'aiuto alla conoscenza non solo in un buio percorso di ricerca filosofico ma anche in un illuminato tragitto matematico. Non possiamo allora non riconoscere di trovarci ancora, come organismo collettivo, in una condizione piuttosto instabile e pericolosa, suscettibile di farci regredire o scomparire per uno di quei tanti eventi tragici che hanno non solo caratterizzato ma propriamente formato la storia del nostro Pianeta. Senza considerare che al momento la Terra, vista dall'esterno, dallo Spazio, appare quasi come un allevamento di umani, in parte già satolli ed in parte fermamente decisi a diventarlo, tutti comunque potenzialmente destinati a soddisfare i vari appetiti di un popolo alieno più progredito di noi. Ad un occhio esterno, che ci osservasse dallo spazio, l'organismo collettivo umano, popoloso, pingue com'è, considerato anche come ha ridotto l'ambiente in cui vive, deve apparire come qualcosa avente sembianze e leggiadria non troppo dissimili da quelle di un qualsiasi nostro animale da allevamento. Leggiadri o meno che ci vedessero, chi, avendo sviluppato maggiori saperi e poteri di noi, si trovasse a passare da queste parti del Cosmo potrebbe benissimo trovarci appetitosi sotto un qualche suo punto di vista, oppure trovare allettante il nostro mondo. La legge principale che regola tutta questa nostra realtà essendo purtroppo proprio quella che vuole che ogni essere esistente sia sottoposto a forte pulsione di divorare l'altro od annientarlo per depredarlo. Lungi dall'essere una battuta scherzosa, occorre ci rendiamo conto che l'esistenza che ci genera e ci imprigiona, per volere di chissà quale astrusa entità, è qualcosa che, seppur capace di contenere realtà di sconfinata bellezza e dolcezza, per altra metà è composta da eventi di una drammaticità cruda e rude al di sopra di ogni sopportazione. Perfino le stelle per splendere dovendo torcersi in una spasmodica stretta gravitazionale, la vita potendo venir generata solo a prezzo della stessa futura morte di chi nasce, il Tutto lottando di continuo sul filo di un equilibrio di abominevole precarietà, senza speranza di altro aiuto se non quella del carattere infinito della realtà, la quale permette, quando ben captata, sempre una possibilità di soluzione al suo interno. Questa è una situazione generale che dobbiamo afferrare per bene con tutti i nostri neuroni. Non dobbiamo farci ingannare dall'apparentemente tranquillo scorrere del tempo, ché ad ogni istante esso può lasciar spazio al più buio degli incubi, con aggressioni provenienti da esseri viventi od anche da cose inanimate. Per questo non possiamo farci incantare dalla bellezza, così come non dobbiamo farci angosciare dalla tragedia: semplicemente, per vivere bene in questa realtà, siamo tenuti ad accettare entrambe, facendoci guidare dalla prima e rimanendo all'erta per cercare di evitare la seconda. Riacquisita questa consapevolezza per il caso che l'avessimo persa, ci apparirà chiaro che se non vogliamo essere divorati o distrutti da qualcuno o qualcosa in grado di sovrastarci, dobbiamo imparare noi per primi a sovrastare con qualsiasi virtù scientifica e tecnica ogni cosa od essere, in quest'ultimo caso anche filosoficamente e moralmente. Questo, appunto, non per sbranare o devastare, anzi non dando proprio il più piccolo, il benché minimo, perfino inavvertibile fastidio a nessuno e nulla, bensì per essere in grado di intimorire e far svanire qualsiasi minaccia osasse presentarcisi innanzi, reagendo con sicura, tranquilla efficacia a qualsiasi pericolo. Oggi le nostre ancora molto scarse consapevolezze e capacità non ci permettono altro che accrescere la confusione esistente ogni volta che ci esprimiamo e rovinare ogni cosa ogni volta che agiamo. Domani potremmo al contrario avere una esistenza ammirevole e caratterizzata da ogni abilità e virtù, esattamente il contrario di ora. Da una esistenza vissuta per così tanti versi ignobilmente e con mediocri fini, totalmente incentrati su di noi, potremmo passare a condurne una che ci lasci esprimere il nostro più elevato grado di nobiltà verso l'esterno, innanzitutto restituendo l'originale bellezza e salubrità alla Terra ed iniziando poi a guadagnare un ruolo degno nell'ambiente in cui si muove il nostro pianeta ed oltre. Scegliendo di volta in volta se brillare più luminosi e potenti della stella più straboccante d'energia o rimanere cheti, invisibili, nascosti, come la materia oscura che riempie, senza svelarsi, l'intero Cosmo. Sempre e ovunque, comunque, al servizio del bene universale. Per ottenere questo deciso cambiamento di rotta, il primo passo da compiere è il renderci conto ed ammettere il nostro stato grezzo, non ancora formato, altrimenti non troveremo in noi la pulsione e l'energia necessarie ad elevarci. Questo stato semiprimitivo in cui ci troviamo non potendo essere la nostra condizione finale, sia perché noi umani non possiamo accettare di rimanere per sempre racchiusi in uno stato larvale, sia per non dar adito manco un momento all'ipotesi di essere distrutti da un qualche drammatico fenomeno planetario o cosmico e tantomeno di essere catturati ed annichiliti da forme di vita che hanno invece saputo progredire tecnologicamente più di noi. Pur con tutto il rispetto per gli altri esseri che non sono dotati di quelle attitudini che abbiamo già mostrato, in embrione, di possedere, noi non possiamo accettare di condividere lo stesso destino di chi non ha avuto mezzi per evolvere. Noi umani, se solo vorremo, potremo abbandonare questa nostra condizione approssimativa ed informe di larva ed avviare un processo di piena metamorfosi, a livello individuale e collettivo, per raggiungere una condizione tale da non farci temere alcun evento catastrofico ed anzi da riempire di rispettosa ammirazione qualsiasi altra entità pensante ed agente nell'Universo. Perché noi possiamo far questo, e sarebbe un grosso errore non scorgere la possibilità della piena realizzazione di questo straordinario frutto della Terra, mentre sarà un conseguimento fantastico, se solo riusciremo a volerlo con la necessaria intensità. Ridurci e potenziarci. Diminuire di numero e di attività inutili e dispendiose: per smetterla una buona volta di massacrarci tra noi alla strenua ricerca di risorse che non bastano mai, e per far sì che le energie della Terra bastino invece a mettere in atto questa nostra prodigiosa metamorfosi, insita nel DNA stesso del nostro Pianeta. Potenziarci senza dissipare: per risolvere tutti i nostri problemi presenti e qualsiasi altro futuro, e per permetterci di raggiungere ogni risultato, e godere di ogni gioia, che sia possibile ottenere in questa realtà. Ridurci e potenziarci. Per trasformarci da ciò che siamo ora, inutile e devastante piaga della biosfera terrestre, ad un essere elegante, bello, armonioso e pure forte, sano e coraggioso, che racchiuda in sè e sappia usare alla bisogna tutte le migliori qualità degli infiniti esseri viventi, una summa di potenza della vita. Per vivere una esistenza non ripiegata, squallidamente accartocciata su di sè, ma con lo sguardo aperto, attento e premuroso, e felice di aiutare e soddisfare le esigenze di tutto e tutti gli saran dintorno. Uno splendore unico di sublime energia risolutiva e conseguitrice. *) Diminuire di numero: s'intende per il tramite di interventi culturali tesi ad informare, mai vietando od obbligando. Semplicemente non incentivando, non premiando, i retrogradi. ## Nell'immaginare un nuovo mondo, un mondo in cui ognuno trovi un suo giusto posto, un mondo che tutti alimenti e rispetti, un mondo che sappia finemente distinguere il bene dal male, nasce immediata la consapevolezza della necessità di nuove figure umane e professionali. Precisamente occorre affiancare alle coscienze ristrette degli specialisti le coscienze diffuse degli organicisti, solo così potendo sanarsi una secolare falla della nostra cultura che ci sta ormai trascinando verso un buio fondale. Il luogo migliore per formare tali nuove personalità è precisamente quell'organizzazione, centrale alla società, chiamata Funzione Pubblica, una volta che sia stata resa concorde col più fondamentale principio della vita: il movimento, passando quindi da una organizzazione di tipo statico ad una di tipo dinamico. In questo modo la società potrà coltivare tanto una sua coscienza ristretta, sia nel settore pubblico che in quello privato, quanto una sua coscienza diffusa. Divenendo in grado di cogliere opportunità e risolvere problemi con grande anticipo rispetto al comparire delle urgenze. Riuscendo così finalmente a vivere tutti una vita serena. ## LE PARTI E L'INTERO - COSCIENZA RISTRETTA E COSCIENZA DIFFUSA Una Funzione Pubblica i cui ruoli siano assegnati a tempo determinato tra tutti coloro che volessero svolgerli e disponessero dei necessari requisiti e che comprenda attività economiche per un peso finanziario pari a quelle private: questo è il corretto e semplice, logico e funzionale disegno, l'armonica ed equilibrata, quindi potente, geometria sociale che emerge con vigore, una volta che si mettano da parte le migliaia di tomi inerenti temi economici, scritti da illustri quanto inutilmente pagati professori, rovinatisi l'un l'altro con complesse acculturazioni teoriche mai affiancate da semplici dirette osservazioni sul campo. Questa geometria permette contemporaneamente: una generale partecipazione alla gestione della Cosa Pubblica, della Res Publica appunto, e lo riequilibrio di contributi, influenze e poteri dei due settori economici, il pubblico ed il privato. Già solo l'adozione di questi due capisaldi strutturali porterebbe con sè immediati ed immensi benefici. Ma, oltre ai due fondamenti appena considerati, dell'armonia sociale e dell'equilibrio economico, subito visibili, ve ne è sotteso un terzo che, pur non immediatamente captabile, riveste, però, pari importanza degli altri due. Questo terzo fondamento fornisce, tanto alla complessiva costruzione sociale quanto alle singole persone, quell'ampiezza percettiva, quella profondità intellettuale, quella grandezza, quando non proprio grandiosità, culturale, che eleva al quadrato i benefici che si ottengono dai primi due. Prima di introdurre questo terzo aspetto del progetto in questione, occorre però riassumere la nostra attuale situazione nel campo della cultura. Brevissimamente: da almeno tre secoli stiamo assistendo al conseguimento di un successo dopo l'altro da parte dell'approccio di conoscenza e d'intervento di tipo specialistico. Grazie a questo approccio, focalizzato e settoriale, si sono sviluppate una tecnologia ed una industria di così elevato livello che tale metodo ha catturato sempre più la nostra attenzione. Di fatto si è giunti a credere che l'approccio usato con successo nel campo delle macchine potesse essere usato con pari successo anche in campo umano. Sbagliando però completamente conclusione. Si è esattamente nel vero dicendo che i problemi umani e sociali che viviamo oggi sono pressoché tutti originati dalla parzialità della visione e dalla disorganicità dell'intervento. Ed infatti l'approccio specialistico è solo uno dei due fondamentali modi di conoscere il mondo ed interagire con esso. Se l'approccio affermatosi è perfetto in campo tecnologico/industriale, nel più complesso campo della vita l'approccio da privilegiare è invece quello sistemico, organico, olistico. Perché è proprio della vita l'essere intessuta di quella fitta rete di connessioni che occorre dapprima ben conoscere per intero, se non si vuole un effetto contrario al desiderato. Guaio è che, essendo particolarmente accattivanti i frutti e prodotti dell'approccio specialistico, siamo incorsi nell'errore di sviluppare solo questo, avendo relegato l'altro a pura rimembranza storica ed avendolo lasciato nelle condizioni in cui, al loro tempo, l'avevano codificato i nostri antenati. Se i corsi di studio per specialisti abbondano in qualità e quantità, di fatto mancano del tutto corsi di studio completi ed efficaci per organicisti. Esattamente manca un percorso lungo cui acquisire sia i rudimenti di tutte le branche specialistiche note quanto di quelle umaniste, giungendo infine ad acquisire modelli che legano i singoli componenti della realtà agli altri e ne illustrino i funzionamenti. E questo vuoto formativo è un fatto davvero grave. L'approccio specialistico conduce infatti ad un terribile restringimento di visuale, di percezione, di conoscenza. Come pure di sensibilità, di interesse, di coinvolgimento. Possiamo rappresentare con uno spicchio questa limitazione autoimposta del campo percettivo che taglia via gran parte della complessiva area circolare rappresentante la realtà tutta. Se, ai fini della costruzione di un elettrodomestico, di un'auto, di un palazzo, il restringimento di visuale è metodo privilegiato e la concentrazione di attenzioni, energie e mezzi è di particolare beneficio, al contrario, ai fini del buon andamento di un corpo organico, come quello umano o sociale, o dell'intera biosfera, il focalizzarsi su di un particolare fenomeno compromette la percezione degli altri fenomeni collegati che inevitabilmente concorrono a formare il primo. In questo caso, più che concentrarsi, occorrerebbe spandere la propria attenzione per considerare l'intero organismo, per conoscere gli effetti, anche distanti nello spazio e nel tempo, che si vengono a generare col nostro intervento. Ora è, sì, vero che situazioni pure non esistono. Le persone hanno ben più di un interesse, anche solo personale e non professionale. E si viene a creare una situazione con diversi spicchi di consapevolezza. In queste condizioni siamo però ben lontani dall'essere pronti per poter operare efficacemente in sistemi complessi. Siamo infatti ancora privi non solo di una gran parte di contatto col mondo reale ma pure della coscienza dei collegamenti che uniscono tra loro i fenomeni. E non dobbiamo dimenticare che, quando la nostra conoscenza è limitata ad una o comunque alcune parti dell'intero, si è fortemente proiettati, sbilanciati, squilibrati verso quel po' che conosciamo, dimenticando che possono esistere aspetti perfino più degni di considerazione. Solo disponendo di una conoscenza ampia oltre un certo limite, poiché di certo in questo ambito la completezza può essere solo un ideale, si possono vedere i fenomeni interagire fra loro e quindi identificare le giuste priorità, potendo così raggiungere un successo non funestato da spiacevoli effetti collaterali, al contrario sinergicamente affermativo. E' comprensibile, e pure visibile nel disegno, che una coscienza diffusa su un ampio spettro di competenze non può che essere meno approfondita rispetto ad una coscienza ristretta e specialistica. Tuttavia una coscienza diffusa fornisce proprio quell'ampia visione e pure quell'equilibrio percettivo ed emotivo che sono indispensabili per individuare un intervento efficace su un organismo complesso. Ora, dopo aver visto raffigurate le varie tipologie di consapevolezza disponibili oggigiorno, possiamo comprendere il perché di tanti interventi disorganici, a volte perfino in contrasto l'uno con l'altro. Perché in effetti a decidere del nostro destino non sono persone dotate di una coscienza piena, completamente sviluppata, e tantomeno equilibrata. L'equilibrio deriva infatti da una coscienza sviluppata in modo ben distribuito. Al contrario abbiamo a che fare, nè più nè meno, con dei "deficienti squilibrati" cui mai si dovrebbe affidare la guida di un popolo, di una società, di un Paese. Quanto più specializzate sono le persone con cui abbiamo a che fare, e notiamo che la politica è una specializzazione anch'essa, tanto meno possiamo contare sui detentori di tale conoscenza per risolvere i problemi del mondo. Senza contare che, essendo stato sviluppato a fondo l'approccio specialistico, per gestirne i poderosi effetti si abbisognerebbe di un approccio organico altrettanto sviluppato, con caratteristiche per altro ancora quasi tutte da stabilire. E' evidente che, approfondendo e sviluppando quanto qui viene per immediatezza di comunicazione compresso in poche righe, se si desidera gestire per bene l'umana sfera sociale, occorre quanto prima strutturare e fornire adeguati corsi in grado di formare organicisti di buon livello. Solo disponendo di una consapevolezza e di una esperienza aperte a trecentosessanta gradi e pure profonde quanto più sia possibile, si è in grado di osservare un numero sufficiente di tratti utili a capire la situazione che si vive ed a decidere efficacemente gli interventi da eseguire. Altrimenti, rimanendo tutto nelle attuali condizioni, gli specialisti, dotati di competenze diverse quindi con spicchi di consapevolezza che non si sovrappongono, non potranno nemmeno capirsi tra di loro: figuriamoci se potranno essere in grado di capire le complesse urgenze della vita! Ed a questo punto torniamo, con entusiasmo, al progetto di una Funzione Pubblica Democratica, quindi di un impiego pubblico assegnato a rotazione. Nell'ambito della formazione di persone pienamente ed equilibratamente sviluppate, cui si possa affidare con fiducia le sorti personali e sociali, se tramite corsi di studio adeguatamente concepiti si può fornire quella teoria indispensabile a capire cosa si sta facendo, in quali territori ci si sta spingendo, potenziando il tutto con metodi, pratiche e tecniche ad hoc, l'esperienza sul campo è però altrettanto importante. Per ottenere una persona pienamente ed equilibratamente sviluppata occorre che essa compia un numero sufficiente di esperienze atte o quantomeno tese a colmare l'intero cerchio di competenze. Una Pubblica Amministrazione che permetta ai suoi dipendenti di muoversi non solo tra ruoli di identica ma pure di ben lontana competenza si rivela essere esattamente quanto necessario per riarmonizzare una società oggi deficiente e squilibrata. Una società guidata solo da specialisti, da settorialisti, ed abbiamo visto che oggi non vi son altro che tali tipi di professionisti, anche gli umanisti essendo dotati di un bagaglio culturale ristretto e del tutto carenti sul resto, funziona esattamente come ora: è una pena generalizzata e crescente, senza speranza alcuna di miglioramento. Per contro è giusto dire che una società composta solo da organicisti non avanzerebbe quasi per nulla lungo il percorso evolutivo universale. Perché non disporrebbe di sempre più moderni artifici tecnologici. Una società equilibratamente composta dagli uni e dagli altri, entrambi reciprocamente consci e rispettosi dell'importanza altrui, acquisirebbe invece sufficiente base organica da sostenere qualsiasi altezza le specializzazioni ci potessero far raggiungere. Agli specialisti, ai presentemente riconosciuti dotti, ai titolati, ai professori, etc. ai mille esperti del particolare, spetta il dovere di riconoscere la giustezza di quanto qui espresso, di ammettere i propri limiti a fronte della necessità di integrare la presente cultura con quanto le è mancato finora, e di aprirsi quindi alla collaborazione con ogni membro della società che possa apportare un degno contributo. L'obiettivo, di comune interesse, è quello di realizzare una società armoniosa, che abbia saputo crescere con tutte le sue parti equilibratamente sviluppate e per questo non incontri la minima difficoltà a gestire i suoi rapporti con la realtà, con l'Universo intero. ## ## ## ## ## ## La Sociosintesi Metamorfica Ad un certo punto, nell'ambito della psicoterapia, vi fu chi si rese conto dell'impazienza del paziente. Vi fu chi empaticamente captò la sua protratta sofferenza. Dal metodo basato su un'analisi del vissuto, che tradizionalmente poteva durare per l'intera vita della persona in cura, passò a tutt'altro. Attuando una sintesi di conoscenze e tecniche, in poco tempo veniva portata soluzione ad una miriade di problemi psicologici e si poteva condurre una persona fino a completa e potenziata rinascita del proprio sé. Fu Roberto Assagioli (1888-1974), psichiatra e teosofo, a fondare il rivoluzionario movimento della Psicosintesi. Ciò che differenziava questo nuovo corpus disciplinare dal precedente era l'intervento, molto più attivo e pragmatico, teso a fornire alla persona importanti informazioni ed a svilupparne la volontà evolutrice, conducendola a conquistare l'armonia mentale ed al contempo ad accrescere il proprio mondo interiore. Pur già potente questo nuovo approccio, la ricerca psichica è poi continuata giungendo a compiere altri due grandi balzi in avanti: dapprima con la messa a punto della teoria e pratica Psicocibernetica (M. Maltz) e più di recente grazie allo sviluppo della Programmazione Neurolinguistica (R. Bandler e J. Grinder), entrambe stavolta affermatesi dapprima negli USA e poi nel resto del mondo. (Si vedano riferimenti in fondo). Essenzialmente queste pratiche, radicalmente nuove rispetto al tradizionale metodo analitico, pongono la faccenda psicologica in questi termini: non conta tanto ciò che tu, paziente o persona in evoluzione, hai in testa in questo momento, non conta tanto ciò che tu sei oggi. Ciò che realmente conta, ciò che ti deve maggiormente importare, se vuoi stare bene o se vuoi anche solo migliorare la tua vita, è precisamente come sarebbe bene tu fossi. Che t'importa di come sei oggi e di come sei stato finora? Ciò che conta è come ti conviene essere, come ti conviene diventare. Senza dover tradire te stesso ma semplicemente acquisendo le informazioni che ti sono mancate. Devi sapere che vi sono precise quanto fondamentali regole di vita onorando le quali sarai condotto a stare bene, a gioire, mentre loro contravvenendo starai male, soffrirai. Con la Psicoanalisi le persone rimangono in cura anche degli anni, riuscendo a trarre solo indiretti benefici dal lungo riflettere sull'accaduto. Spesso appena la terapia smette i guai ricominciano ed in ogni caso l'intervento è faticoso e con scarso rendimento. Con la Psicosintesi, la Psicocibernetica, la Programmazione Neurolinguistica (ed arti correlate) le persone apprendono le regole fondamentali del gioco della vita e possono accedere a metodi evoluti per risultare vincitrici. Con la psicoanalisi si viene condotti a meditazioni infinite, mai risolutive che sono un po' il male stesso che si perpetua. Con l'insieme di arti psicosintetiche si ottiene una mappa della realtà ed un sistema di bussole e di pratiche formatrici che miglioreranno la vita costantemente giorno dopo giorno, in un processo di continua fioritura. Continuando con la sola analisi, senza mai giungere ad una sintesi di conoscenze e metodi, senza mai produrre esperienze definibili sintetiche (col primario senso di "artificiali", causate), un cambiamento reale non avverrà mai. Dotandosi invece di buoni prodotti di sintesi il cambiamento inizia immediatamente, non essendo questa una semplice cura, bensì il mutamento stesso che si concretizza. Per dirla chiara: se le persone potessero acquisire queste conoscenze da giovani, al tempo dell scuola, la stragrande maggioranza dei professionisti della mente si troverebbe ben presto a dover cambiare lavoro. (E la cosa non sarebbe un dramma visto che c'è tanto miglior lavoro da fare, ad esempio rendere gli altri culturalmente e psicologicamente autosufficienti invece che mantenerli dipendenti dei professionisti). La domanda a questo punto sorge spontanea: come mai, visti i suoi successi, soprattutto il suo potenziale, la sintesi non si è prepotentemente affermata sull'analisi? La realtà è complessa ma volendo sintetizzare anche qui :) la risposta è: cosa può importare ad un qualsiasi tizio (che si laurea intendendo questo titolo come una licenza di sfruttamento commerciale della società) di darsi tanto da fare per guarire un caio che smetterà di pagarlo appena rimesso a nuovo? Figuriamoci se un tizio può trovare dentro di sè la volontà di rifiutare l'approccio tradizionale, che così tante continue soddisfazioni garantisce con poco passivo impegno, in favore di un approccio innovativo, che lo costringerebbe ad essere attivo nei confronti del suo curato e probabilmente a rimettere in discussione innanzitutto la sua stessa vita. Ebbene, se fin qui aveste compreso l'accaduto e la situazione, cari lettori, non appare ora nitido anche a voi il parallelo del mondo psichico con il mondo sociale? Perché in effetti si tratta di una situazione finemente simile e certamente collegata. Quanti decenni e milioni di tonnellate di analisi sociali ci siamo sorbiti finora? E che risultati sono stati raggiunti? S'è mai avuto un cambiamento reale, tale da aver visto messi da parte per sempre i problemi dell'umanità? Tutt'altro, le cose apparendo anzi peggiorare col crescere del numero delle analisi e degli esperti che appunto vanno a caccia di problemi sociali per proporre non una sola strategia risolutiva bensì miriadi di quelle adattative: che sapientemente curano senza mai guarire. Perché per questa gente noi siamo, la società è, la famosa gallina dalle uova d'oro. I tanti illustri professionisti esperti di questo e di quello sanno bene che se proponessero delle vere soluzioni ai problemi sociali chi mai li pagherebbe più? Ma chi mai nemmeno li chiamerebbe, in un sistema così pesantemente improntato alla sofferenza ed allo sfruttamento altrui, a cambiare radicalmente le cose, visto che in così tanti approfittano delle debolezze umane, gli uni degli altri? Mica abbiamo a che fare con, mica siamo, anzi: mica siete una società onesta. Non dimenticate mai su che cippa di mondo ci troviamo ancora: avanti gli yes-men, emarginati e puniti i-migliori. Sempre. Altrimenti ne cadrebbe di gente che s'è fatta rinomare, s'è fatta stimare, onorare e premiare, tacendo. TA-CEN-DO. Ciò che si è riusciti a sapere finora del marcio che alligna sulla Terra non potendo che essere solo la cima della discarica che affiora maleodorante dal terreno. Allora: chi davvero volesse fare un passo avanti, deve rendersi ben conto di quanto valga, umanisticamente parlando, l'Umanità. Con chi e con cosa abbiamo avuto davvero a che fare fino ad oggi, ed in cosa ci siamo impegnati finora. Dobbiamo ben capire e contemporanemente ammettere il dilagante tragico stato primitivo. Perché se davvero desideriamo trasformare la realtà non v'è dubbio che dobbiamo dapprima trasformare noi stessi. Ciò di cui abbiamo bisogno è esattamente passare da una eterna socioanalisi ad una conclusiva sociosintesi. La sociosintesi è proprio quanto occorre per realizzare tutti quei prodigi sociali (quindi anche individuali) che finora noi umani, noi persone comuni sfruttate e vessate e mantenute primitive, a loro beneficio, da caterve di professionisti, non abbiamo mai nemmeno osato immaginare. Ed in realtà il mondo può cambiare facilmente ed anche in brevissimo tempo. Così come una esperienza psicosintetica, facendo esattamente quanto necessario, può guarire o far avanzare immediatamente un essere umano, una esperienza sociosintetica, con eguale sapienza d'intervento, può fare altrettanto con la società. Se con la socioanalisi la società non guarisce mai davvero, limitandosi essa a giocare in difesa rispondendo agli innumerevoli problemi che nascono dai suoi mali mai risolti, con la sociosintesi la società passa subito all'attacco: acquisita una genuina, verace mappa della realtà, apprende e pratica tutto quanto necessario per trovare un pieno stato di grazia. Per avere un'immediata percezione di cosa stiamo trattando, non continuo a librarmi in aria ma fornisco subito degli esempi concreti che sono allo stesso tempo teoria e pratica di un intervento di sociosintesi e del metodo sociosintetico stesso: Il-Calendario-della-Terra Equo-Impiego-Pubblico-a-Rotazione L'Indicatore Unico di Democrazia Capitalismo-e-Comunismo-nella-Nuova-Era Armonica-Rotazione-Sociale Densita-Demografica-Ottimale Una-Nuova-Riforma-Agraria Il-Nuovo-Mondo-del-Lavoro Patti-di-Autocontenimento Ecosciopero La-Celebrazione-del-Nostro-Territorio Il-Protocollo-del-Nitore Dichiarazione-Universale-dei-Doveri-Umani Il-Mercato-delle-Innovazioni-Sociali The-Patchwork-Model La-Metamorfosi The-Path ... e poi tutto il lavoro del Laboratorio Eudemonia Ecco: questi interventi storici (in trent'anni di lavoro sempre in solitaria, non perché non valesse ma solo perché non c'era nulla da guadagnare subito, nulla da ciucciare) è esattamente quanto qui si intende per SOCIOSINTESI. E si tratta naturalmente di sociosintesi della migliore qualità e pure in quantità tale da non esserci equivoci su cosa essa sia e verso cosa essa continuerà a svilupparsi. Precisamente con sociosintesi possiamo definire: - una analisi breve ma chiara, che non si perda nei particolari ma giunga dritta al cuore dei fenomeni, alle origini profonde di ciò che viene preso in considerazione, una analisi che (per ampiezza di visione e profondità della conoscenzadella materia, per estraneità ai fatti e per la determinazione a voler risolvere) sia inequivocabile ed incontrovertibile per sua stessa evidenza; - una sintesi propositiva, che presenta un progetto per la società facilmente concretizzabile quando non proprio un prodotto già fruibile autonomamente dagli individui più sensibili, potendo essi iniziare a trarne benefici anche da soli in attesa che la società li segua; - l'insieme fornendo una visione diretta della realtà reale, non offuscata dalle convenzioni sociali ma così come realmente essa è, usando una terminologia non sporcata da gente interessata a nascondere la realtà bensì nuda e pura, rigorosa, finalmente ponendo la verità come un valore e non come un disvalore, ed un sistema di metodi e pratiche costruito su questa visione effettivamente corrispondente al vero e non più al convenzionale. Sarebbe a dire: puntare a risolvere definitivamente il problema, a dissolverlo, non curandoti se come scopritore e propugnatore, non se ne trae un immediato beneficio. Ogni singolo riferimenti qui sopra (i testi trovateveli da soli, in trent'anni ne ho usati di server) è un gradino della scalinata che ci porta dalla Vecchia Era che conosciamo tutti bene (e se per caso necessitassimo di un rinfresco di memoria è sufficiente leggere un giornale) alla Nuova Era, in cui TUTTO il male d'oggi viene convertito in bene. Sia chiaro: la sociosintesi è necessariamente un processo olistico. O è un processo organico o non è sociosintesi. La cosa dovrebbe essere evidente. Per ottenere una buona sintesi occorre innanzitutto una buona analisi. Nessuna analisi può godere della minima fiducia se non prende in esame la realtà delle cose, TUTTA la realtà, ache quella che apparentemente non c'entra nulla e che uno specialista (fuorviante essere incapace) mai riesce a considerare. Dalla completezza l'onestà sorge spontaneamente perché nulla viene nascosto. Se la spezzettatura della realtà permette il fiorire delle spacializzazioni, è l'integrità e solo l'integrità a poter far funzionare l'intero. Ecco quindi che la sociosintesi non produce frutti ricurvi, che mostrano una preferenza verso questa o quella parte della realtà e della società. I suoi frutti si mantengono longilinei ed imparziali perché l'equilibrio è il loro carattere fondamentale. Riflettendo su questo capiamo pure che non si tratta tanto di invenzioni quanto soprattutto di scoperte. I vari oggetti dell'universo sociosintetico sono dei distillati di realtà. Il sociosintetista non ha alcuna velleità di inventare qualcosa. Semplicemente si predispone ad una prolungata quanto distaccata osservazione e ad un certo punto inizia a scorgere fattezze e lineamenti di ciò che si cela in quanto v'è di inesplorato. Si tratta più di un lavoro di estrazione che di costruzione. E così diviene evidente che persone diverse per ruoli sociali ed interessi, ma che comunque si autodisciplinano a rimanere obiettive, poste di fronte alle questioni in oggetto giungono alle stesse conclusioni o si trovano comunque in accordo tra loro sulle parti che hanno rispettivamente trovato. Perché la realtà unisce tutti, mentre sono parzialità, fantasie e superstizioni a dividerci. E da qui nasce una consapevolezza, sfrontata quanto volete ma altrettanto legittima, che la società umana o salirà in fretta i gradini della sociosintesi o sprofonderà nella fossa che si è scavata sotto. O faremo insieme questi passi, organici e specialisti, ed insieme sarà un vero piacere e non uno sforzo, oppure, non v'è alcun dubbio, malediremo i giorni che avremo sprecato a fare altro. La sociosintesi ci pone oggi di fronte a queste domande: - davvero voglio un cambiamento? - quando prevedo esso avverrà? - QUANDO? - fra dieci, cento, mille anni o mai? - o subito, oggi stesso? - ed in cosa consiste questo cambiamento e da chi mi aspetto esso avvenga? Perché il fatto puro e semplice è che se davvero vogliamo che il mondo cambi possiamo davvero avviare questo cambiamento oggi stesso. La sociosintesi, per il suo carattere olistico, quindi per il suo considerare le questioni nella loro completezza, per questo impossibilitata ad essere disonesta, è un ambiente in cui ognuno può non solo trovarsi a suo pieno agio ma persino sviluppare il proprio essere interiore ed esteriore al meglio che sia possibile. Qui si apre una nuova area di ricerca che non potrà che dare ampia soddisfazione a coloro che vi si inoltreranno ed alla società che beneficierà dei prodotti finali. Poiché è giusta preoccupazione di ognuno che il proprio lavoro venga adeguatamente ricompensato (altrimenti d'altronde si tratterebbe di furto da parte di chi lo usasse senza dare ricompensa) chiariamo che la sociosintesi non vieta di godere di un premio o nel caso perfino d'arricchirsi. Nient'affatto. Ciò che la sociosintesi richiede è però che non venga spacciato per soluzione il prolungamento di un problema ma fornito un vero valore aggiunto alla società ed agli individui. Nel panorama dischiuso dalla sociosintesi vi sono appunto anche dei luoghi d'incontro tra domanda ed offerta di prodotti sociali di nuovo tipo (ad esempio il Brevetto delle Idee ed il Mercato delle Innovazioni Sociali) precisamente di quelli che non fanno tirare a campare ma che trasformano radicalmente. Perché in fondo questo è la sociosintesi: genialità creativa efficace al servizio dell'evoluzione. Tratto da un vecchio scritto di Danilo D'Antonio risalente all'anno 39 della Nuova Era. ## ## ## ## ## ## ## ## ## NOTA AUTOBIOGRAFICA DELL'AUTORE >>> https://hyperlinker.org/hl_it.htm ## ## ## Diritti d'Autore e Licenza d'Utilizzo I testi qui presenti denunciano il mai mancato sorgere in Italia (ma anche in in Europa e nel mondo intero) di una Repubblica di senso compiuto e le conseguenze che questo inadempimento ha prodotto nel Paese e sul Popolo, tuttora succube della indebitamente permasta pre-esistente amministrazione di stampo tiranno. Viene dunque presentato il progetto della Banca dei Pubblici Impieghi: un Istituto che redistribuisce periodicamente, regolarmente, gli impieghi, poteri e redditi pubblici, un sacro Ente sine qua non la Repubblica rimane dichiarata ma non concretizzata. È consentito citare un intero paragrafo, purché sia indicata la fonte con link attivo. È vietata qualsiasi riproduzione integrale su stampa, siti propri od altrui, senza autorizzazione firmata. Il progetto della Banca dei Pubblici Impieghi (qui presentato in un sito di sintesi derivante dai più ampi siti storici di lavoro, sviluppati nell'arco di trent'anni da quando è sorta la presa di coscienza ed è stata avviata la campagna d'informazione e politica) è invece rilasciato sotto speciale Licenza per l'attuazione su di un territorio, la quale Licenza prevede il pagamento di un diritto esigibile dal suo Autore. Ciò in piena concordanza con uno degli altri, tutti coerenti tra loro, progetti del Laboratorio Eudemonia: il Mercato delle Innovazioni Sociali. Un vero avanzamento culturale e sociale negli ultimi 80 anni non è avvenuto perché nessuno ha trovato convenienza nel progredire in ambito umanistico. La tecnologia è avanzata grazie al brevetto industriale. L'umanesimo, non godendo di un Brevetto delle Idee, è invece perfino regredito. Il Laboratorio Eudemonia, anteponendo il risultato al successo, non curandosi di non venir pagato contestualmente a tutto il lavoro che si sobbarcava, ha invece spinto oltre il limite dell'umana comprensione per quanto riguarda i processi sociali. Tuttavia, se lo scrivente non s'è trattenuto dal lavorare a lungo gratuitamente, il progresso non sarà mai continuo se la società non si dota di adeguati sistemi di ricompensa. Anche in questo, il Laboratorio Eudemonia è in avanzata posizione di apripista, presentando più d'una proposta. Qualcosa da ridire sull'abbinamento denaro e progresso umano e sociale? Allora facciamo un conto. Ottant'anni di finta "repubblica", di una centralità che altro non è che il vecchio stato monarchico spacciato per "repubblica". Intere generazioni parlamentari e senatoriali, istituzioni ricolme di tizi che tuttora non hanno idea di cosa sia davvero la Repubblica, di come essa costruisca la Democrazia, e soprattutto perché esse sono fondamentali per il benessere di ognuno e di tutti. Anzi: più lauree si prendono meno si è in grado di capire la realtà delle cose. Quante autorità, eccellenze, personalità in questi 80 anni senza una Repubblica? Quanti stipendi per tutti i grandi proprietari della nostra santa Res Publica? Quanti professori, ricercatori, comitati scientifici, quanti immensi serbatoi di pensiero, tutti loro a raccontarci la fine della Democrazia quando questa ancora non è potuta sorgere in alcun luogo al mondo?! Quanto denaro hanno intascato tutti costoro in otto decenni, lasciando un mondo in balia di una incultura risalente ad un secolo fa e che solo per questo rimane afflitto da guerre con milioni di morti e problemi senza fine? No, non si può quantizzare il male che hanno fatto, tutti loro, dal primo all'ultimo, mai avvicinandosi a trattare il problema all'origine di ogni altro. E dunque non c'è prezzo per ricompensare, in proporzione, chi invece ha fatto chiarezza e concepito il sistema per rendere le società auto-risolventi. Nonostante fosse compito di tutti costoro rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedivano il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, nessuno di loro ha fatto un passo in questa direzione. Nessuno! Al contrario il Laboratorio Eudemonia da oltre trent'anni lavora e s'impegna allo scopo. Tutti loro strapagati, strapremiati, strariveriti, nulla hanno fatto. Chi qui scrive invece non s'è curato affatto che non avrebbe ricevuto alcun compenso fino a lavoro compiuto. Ecco perché ogni parola, progetto, visione del Laboratorio Eudemonia, ogni virgola, ogni punto, digitati, ha un prezzo. Perché a molti umani, e non più ad uno solo, deve venire un ardente desiderio di fare del suo meglio e non del suo peggio. Come invece hanno fatto tutti quelli sopra detti, a posto fisso e stipendio garantito. La REPUBBLICA di SENSO COMPIUTO di Danilo D'Antonio, Laboratorio Eudemonia dda@hyperlinker.org - tel: (previo SMS) +39 339 5014947 https://hyperlinker.org/repubblica/