LA CONTINUITÀ DEL REDDITO

Si conosce l'Ordine Naturale delle Cose? Bisognerebbe sempre osservarlo ogni volta che c'è da interpretare la realtà e decidere il da farsi. Un esempio, che dovrebbe essere caro a tutti, sta nel fatto che la continuità del reddito dev'essere assicurata dal settore pubblico, dalla Res Publica, certamente non dal privato, la cui economia ha ben altre connotazioni ed intenti. Se ci decidessimo ad osservare l'Ordine Naturale delle Cose, capiremmo tutti che il pubblico impiego non può essere ceduto a vita proprio perché anche altri, per un determinato tempo, abbiano eguale possibilità di darvi il proprio contributo, di farvi la propria parte e di beneficiare d'un conseguente reddito.

Perché proprio in questo consiste una Società: nel godimento d'un bene comune, d'una comproprietà di base, alla quale ognuno può decidere di contribuire con le proprie sensibilità e dalla quale ognuno può ricevere la derivante ricompensa.

Oggi si vedono tanti umani davanti ai portoni delle imprese private che reclamano da queste garanzia del reddito e sicurezza del vivere. Ma perché non si esige tutto questo dal settore pubblico, dalla Repubblica Italiana? E' l'Ordine Naturale delle Cose a dirci, incontrovertibilmente, ch'è dalla proprietà collettiva nazionale, dalla Res Publica, che deve sorgere la solidarietà. Noi Italiani siamo tutti Soci solidali nel possederla e nell'alimentarla, dunque paritari e solidali dobbiamo essere anche nel goderne. Non dando via denaro gratuitamente, come s'è giunto a fare oggi pur di non fare mai la cosa giusta, pur di non cambiare una virgola nel putrido sistema esistente, bensì aprendo quest'ultimo al rinnovo periodico, potendovi in tanti lavorare pro tempore, producendo qualcosa di buono e ricevendone il relativo compenso.

Se non la snaturiamo, la vita è bella. La Repubblica, il pubblico, è di tutti. Il privato invece è res privata, non appartiene a tutti. Quindi non si pretenda che sia il privato a svolgere la funzione ch'è il pubblico a dover sostenere. Si esiga invece venga licenziato ogni spudorato assunto a vita che s'è fatto padrone della Cosa Pubblica. A partire da coloro che hanno trasformato in una loro esclusiva proprietà i pubblici ruoli di professori e giudici, tutti costoro così vergognosamente abbarbicati al posto fisso da dimenticare i primi il significato della parola pubblico ed i secondi la Legge che vieta che un bene di proprietà comune sia ceduto in via definitiva ad alcuni.

Tutti loro avendo completamente disatteso il primario dettato costituzionale dell'Art 3.

Licenziamo dunque in tronco tutti questi sciagurati ed apriamo la Banca dei Pubblici Impieghi/Poteri/Redditi: è qui che bisogna pretendere la sicurezza del vivere! Non dal privato. Fare il contrario significa cercare la sorgente d'un fiume in riva al mare e la foce sui monti. Vuol dire pretendere che dalla dura roccia germoglino piante e sulla terra fertile si costruiscano case. E' contro l'Ordine Naturale delle Cose. E' così evidente da essere incontrovertibile.

Eppure tanto è grande il potere degli assunti a vita nell'ancora finto-pubblico impiego, che costoro sono riusciti a nasconderlo per decenni, impedendo al mondo di scorrere sereno secondo il suo Ordine.


Danilo D'Antonio
grossista d'idee, intelligenza biologica
del Laboratorio Eudemonia

___ La REPUBBLICA di SENSO COMPIUTO ___
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