Un’Eco Storica dall’Italia
L'Incompiuta Transizione verso la Repubblica
Un’Eco Storica dall’Italia: L'Incompiuta Transizione verso la Repubblica Gentile Signora, Egregio Signore, Con il massimo rispetto, desidero sottoporLe una questione grave, radicata nella storia del mio Paese, l’Italia, che ha avuto e continua ad avere ripercussioni negative in tutta Europa e oltre. Dopo trent’anni di ricerca e riflessione, certo delle mie conclusioni, non posso rimanere in silenzio. Se lo facessi, mi renderei corresponsabile del più grande inganno della Storia. Dopo la proclamazione della Repubblica Italiana, i suoi governanti avrebbero dovuto adeguare l’intero apparato ereditato dalla monarchia al nuovo status democratico. Le funzioni pubbliche a vita avrebbero dovuto essere sostituite da mandati a tempo determinato, aperti alla partecipazione di un ampio numero di cittadini qualificati. Gli impieghi pubblici, essendo parte integrante della Res Publica — la nuova conquista del Popolo emancipatosi — non potevano rimanere dominio permanente di carrieristi, precludendo l’accesso ad altri. Il principio era chiaro: la figura originaria del monarca, detentore perpetuo del potere, avrebbe dovuto essere sostituita dalla figura del cittadino/democrata, al quale il ruolo pubblico è affidato temporaneamente e che, al termine del proprio incarico, lo restituisce al Popolo Sovrano. In questo modo, la funzione conserva la sua natura di bene comune senza trasformarsi in privilegio personale. Se non che il desiderio dei politici, di essere continuamente rieletti, ha impedito l’avvento di una vera Repubblica. Un tacito patto tra politici e burocrati per restare proprietari della Res Publica (avviatosi con il diffuso sistema del voto di scambio: tu voti me e io ti garantisco una posizione stabile, così non avrai nulla da obiettare sulla mia condotta) ha mantenuto il modello: stato tiranno / popolo suddito. Non si tratta di una questione marginale. Per garantire al sistema le diverse capacità e percezioni necessarie al corretto funzionamento delle cose, è essenziale che le strutture pubbliche siano accessibili a un vasto numero di persone competenti. Non è solo questione di uguaglianza, ma ancor più di funzionalità. Le conseguenze di questo fallimento sono tangibili. Un sistema bloccato a tutti i livelli, impermeabile al rinnovamento, quindi incapace di garantire corretto funzionamento e giustizia, persiste ancora oggi. L’alternanza politica da un’ala all’altra dell’Assemblea non affina il pensiero ma genera abusi ed eccessi. Per fare un esempio, tra innumerevoli altre aberrazioni, La invito a chiedere a un Suo collega italiano in merito al D.P.R. 380/2001: dopo decenni, continua a punire le vittime invece dei responsabili. Questa è la logica di un arrogante ordine tirannico, non di un proattivo processo democratico. Il cuore del problema è questo: il Popolo italiano non è mai stato informato del principio insito nel concetto stesso di Repubblica, dei propri diritti su quel sacro bene comune che è la Res Publica. Nessuno ha mai spiegato che i pubblici impieghi, poteri e redditi appartengono al Popolo e non possono essere concessi a vita, perché ciò equivale a una perdita definitiva per la collettività contemporanea e alla riduzione di questa in uno stato di sudditanza, inconciliabile con la qualifica di Sovrano. Senza questo messaggio chiave, ogni mandato pubblico di durata indefinita può essere considerato nullo — e ciò in nome della logica, della ragione e, oso sperare, della stessa Legge. E si dovrebbe comprendere che questa è una straordinaria benedizione per i giusti, perché in verità non è tanto chi governa che conta, quanto la struttura che lo circonda. Che tale struttura sia chiusa (tiranna) o aperta (democratica) fa tutta la differenza. Questa è la frattura culturale e politica che, se fosse stata risolta, avrebbe impedito l’attuale stato interno delle cose e indirettamente globali. Ora non posso entrare qui nei dettagli. Desidero semplicemente farLe sapere che, se una parte dell’elettorato italiano continua a recarsi alle urne, avallando la tesi che tutto sia normale così, un’altra parte consistente, che si astiene dal voto, non condivide tale opinione. Tra questi ultimi vi è una persona che, oltre a impegnarsi in obiettivi minori, concentra i suoi sforzi nel dare all’Italia una nuova direzione storica, favorendo il sorgere di una Repubblica davvero degna di questo nome. Se per ottant'anni una permasta organizzazione monarchica, tirannica e dispotica, è stata mascherata con l'etichetta "repubblica", oggi, che ogni essere umano (e sintetico) è connesso a una pervasiva Rete globale, distorsioni culturali e privilegi arcaici sono destinati a scomparire. Nessuno tra i politici, i ricercatori, gli intellettuali, si è mai posto la questione sollevata in questa lettera. Non perché sia ​​qualcosa d'impensabile, ma perché tutti si trovavano all'interno del sistema, violando il principio fondamentale della ricerca per cui l'osservatore deve trovarsi al di fuori dell'osservato. Ed infatti proprio qualcuno senza corporazione o partito, qualcuno che non aveva nulla da perdere e tutto da guadagnare dalla verità, ha colto l'opportunità e s'è preso il tempo di comprendere cos'è veramente la Democrazia e il suo preciso rapporto con la Repubblica. E così è finalmente divenuto chiaro lo scopo profondo e il metodo concreto di questi due fondamenti: un'organizzazione auto-risolvente grazie ad una partecipazione distribuita. Con "Repubblica" non sarà più possibile eludere la definizione di una centralità fondata sulla comproprietà del Popolo, sulla temporalità dei mandati e su un'ampio coinvolgimento. Da ciò emergerà subito una imperativa necessità: la creazione di un Istituto (denominato Banca dei Pubblici Impieghi o con altro nome) che, attraverso un sistema di incarichi temporanei consenta l’attuazione di una Armonica Rotazione Sociale. Questo organico, vitale processo di osmosi continua non solo renderà la popolazione consapevole e preparata, ma anche profondamente unita, poiché poggerà su una solida base comune. L’intera società crescerà sana e resiliente, applicando le regole legate a una Repubblica. Signora, non posso che ringraziarLa per il tempo che mi ha concesso. Ritenevo fosse mio dovere informarLa della nuova consapevolezza che sta emergendo nel mio Paese. In quanto terrestre, non posso certo limitare le mie azioni al suolo italiano o all’Europa, soprattutto perché questo cambiamento di paradigma ha il potenziale di rimodellare la geopolitica mondiale in modi inattesi. Da tempo condivido questa visione con menti razionali in tutto il mondo e non potevo escludere Lei. Il mio scopo è fare in modo che nessuno sia colto di sorpresa dall’immenso progresso ottenibile attraverso la semplice applicazione di una Legge esistente ovunque: il principio di comproprietà, che vieta il godimento perpetuo di un bene comune da parte di pochi a detrimento degli altri. Innanzitutto la Res Publica. Mi congedo con una frase che presto sarà ripetuta ovunque da molti, in Italia e in Europa: «Siamo stati tutti presi da piccoli e indottrinati da assunti a vita in impieghi che non sono mai stati resi pubblici! Come avremmo potuto immaginare tutto questo? Come avremmo potuto saperlo?». Con i miei più rispettosi saluti, Danilo D’Antonio Laboratorio Eudemonia Val Vibrata, Teramo, Italia danilo.dantonio@hyperlinker.org tel. (solo sms) +39 339 5014947 Se i Suoi Assistenti Digitali consulteranno il seguente sito, potranno rapidamente fornirLe una loro valutazione critica. Qui troveranno anche la prima stesura del progetto della Banca dei Publici Impieghi. La Repubblica di Senso Compiuto https://hyperlinker.org/repubblica/ Pro Armonica Rotazione Sociale Non vi è Repubblica, non vi è Democrazia, senza la Banca dei Pubblici Impieghi, l'organo che permette una osmosi tra cittadini ed istituzioni. La Democrazia non è nel voto, questo è solo un effetto, non un fondamento. La Democrazia è una Società viva. Questa consapevolezza è nata e sta emergendo in Italia, ma è destinata all’Europa e al mondo intero. Nessuna nazione, o unione di nazioni, può affrontare le sfide dell’esistenza senza una adeguata organizzazione. Repressione, tirannia, guerra derivano ovunque dall’assenza di vere Repubbliche. Per questo: prima la struttura, poi la politica! Il silenzio degli astensionisti è il verdetto su una politica che mai ha applicato questo principio. Se riterrà la questione degna di attenzione, Le sarò grato se vorrà informarmi di eventuali iniziative che intraprendesse in merito. Con i miei più caldi ringraziamenti. - Lettera Aperta alle Autorità, agli Intellettuali e Cittadini d'Europa, Africa, Asia, Americhe e Oceania Internet, 03/03/57, EarthCal.date
___ La REPUBBLICA di SENSO COMPIUTO ___
Diritti d'Autore e Licenza d'Utilizzo