Urge, come non mai, una conversione religiosa delle nostre società. Per religione, naturalmente, intendendo il senso proprio del termine originario "religare": mantenere le persone unite tra loro e con la realtà più ampia che le contiene fino a riunirle a quella universale. Ed in effetti parole come democrazia, repubblica, religione (si badi: religione intesa non come culti superstiziosi bensì come arte e scienza unificante gli esseri umani) hanno molto a che fare l'una con l'altra. Naturalmente se si permette loro di esprimere l'originale proprio significato.
Chiariamo?
Democrazia significa letteralmente "poteri del popolo". Essa si realizza tramite l'assegnazione pro tempore di tali poteri (quindi i relativi impieghi e redditi) proprio così essi mantenendosi proprietà del Popolo, per questo detto Sovrano. La Democrazia è l'organizzazione unificante, solidarizzante, religiosa per eccellenza. In un aggregato umano democratico (davvero tale, non solo dichiarato sbrigativamente sulla carta) ogni parte della comproprietà nazionale che non può essere goduta in contemporanea (come ad esempio avviene per un giardino pubblico) è concessa pro tempore, a partire dal pubblico impiego. Così che vi sìa coinvolto il maggior numero di persone per sviluppare in ognuna il senso d'appartenenza ad una comunità che così sarà compatta, partecipe, conseguentemente forte, potente.
Oggi le nostre non sono società democratiche e non sono quindi religiose. Sia i Paesi meno avanzati che quelli ritenuti tali. Ogni centralità (indebitamente permasta nella forma di stato monarchico) si comporta scorrettamente essa per prima, oltraggiando basilari principi civili, etici e funzionali. Perché non si può ridurre la res publica ad una proprietà di alcuni, privandola d'accesso ad altri con pari diritti e requisiti. Tanto che tali aggregati, regolati da norme inique e vessatorie, sorrette da una casta globale di tiranni mantenutisi abusivamente, sono colme di umani pieni di difetti, corrotti, insoddisfatti, odiosi e scontrosi. Per estensione l'intera società diviene poi un ammasso divisivo, conflittuale, con umani mal messi solo per via del malefico DNA generato da una centralità prigioniera di tiranni. Umani che per ciò mal si predispongono verso tutti e tutto.
Lo sfacelo che sovrasta i nostri Paesi scomparirà però all'improvviso iniziando il nucleo centrale a rispettare la democratica regola delle assunzioni pro tempore. Trasformato l'illegittimamente conservatosi stato monarchico in res publica (accessibile, partecipata potenzialmente da ogni cittadino, naturalmente idoneo e preparato al ruolo), una volta terminata la truffa delle assunzioni a vita (che hanno indebitamente perpetuato burocrazia e carrierismo, assi portanti della monarchia e del fascismo, impedendo democrazia e partecipazione) entreremo in una nuova era in cui, usando correttamente le parole, rispettando il lro reale significato, i fatti potranno procedere bene come mai prima. Ecco i tre passi che tutto risolvono, in Italia come in ogni altro Paese:
1) Istituiamo la Banca dei Pubblici Impieghi.
2) Dismettiamo ogni assunto a vita, ogni prevaricatore.
3) Ci susseguiamo tra persone idonee grazie al tempo determinato.
La cessione a vita della centralità è uso da tempo indebito, da quando divenuta cosa pubblica, res publica. Abusivi sono coloro che se la sono di fatto presa, perpetuando un andazzo tiranno che sarebbe dovuto decadere 80 anni fa. Il nucleo della Società deve esso per primo rispettare ogni principio, stabilendo con chiarezza che la comproprietà nazionale appartenente al Popolo Sovrano, a questo deve regolarmente, periodicamente, necessariamente ritornare. Altrimenti non è Democrazia ma tirannide.
Tant'è: non c'è ancora la Repubblica: una Repubblica di Senso Compiuto.
Tuttora abusivamente persiste una amministrazione di stampo pre-repubblicano, pre-democratico. Rispettiamo dunque il senso originario delle parole, non quello storico, sporcato via via da gente che sempre ha badato agli interessi propri e per questo ha usato parole importanti, non onorandole col loro proprio senso ma attribuendone loro altri, allo scopo di abbindolare i più deboli. Le parole sono importanti e rispettandole avremo una guida sicura, patti giusti e con essi sodalizio, reciproca fiducia e buona sorte senza fine.