Il fenomeno della vita è un grand'insieme di opportunità colte ed altrettanto grande cumulo di occasioni perdute.
Quasi 80 anni fa al cospetto degli italiani fu condotto un referendum che non avrebbe non potuto segnare il loro futuro più che profondamente. Eppure tale consultazione popolare fu fatta senza spiegare in alcun modo la differenza esistente tra una monarchia, un impero, una tirannide in genere (la cui centralità è un nucleo precluso al Popolo ridotto a proprietà di un eterno regnante e sua aristocrazia, nobiliare o di carriera, che mai tornano persone comuni al pari degli altri) e la Democrazia: la cui la centralità appartiene invece al Popolo e per questo viene chiamata res publica, il quale Popolo Sovrano la concede rigorosamente a tempo determinato affinché possa riprenderne possesso alla fine del mandato. E' deprimente vedere sciupata una simile opportunità.
Un momento così epocale quasi gettato via, al vento!
Fatto sta che l'Italia cessò (sulla carta) d'essere una monarchia per divenire una Repubblica ma mai i suoi tanti impieghi/poteri (detti non a caso "pubblici" perché tali dovevano divenire) smisero d'essere concessi, tramite il vecchio sistema di assunzioni a vita, ad una minoranza che così si faceva casta soggiogatrice del Popolo. Gli impieghi/poteri legislativi tornarono, sì, ad essere temporanei, perché in passato lo erano stati, tanto assurda era già parsa l'eternità d'un potere. Ma mai avvenne che i restanti impieghi/poteri della centralità iniziassero ad essere concessi a tempo determinato anch'essi: così che potessero periodicamente tornare al Popolo per essere affidati ad altri cittadini, con pari diritti e requisiti professionali, a loro volta anch'essi con mandato temporaneo.
Perché proprio in questa condotta consiste la Democrazia: nella temporaneità del potere. Non nel voto in sé, il quale è solo conseguenza di tale benefica temporaneità. Ma nel fatto che, chiunque tu sia, quantunque tu sia da molti stimato o ti reputi bravo, il migliore tra gli umani, allo scadere del tempo devi sottometterti (nessun individuo possedendo in sé conoscenze, percezioni, sensibilità infinite) all'aurea regola di cedere lo scettro del potere, di basso od alto livello che sia, ad un'altra persona, perché completi, corregga, integri, le tue visioni.
Democrazia non è mera pretesa egalitaria bensì metodo d'alternanza che dà forza, vigore e longevità ad una società. Democrazia è un processo pacifico teso ad evitare aritmiche cruente rivoluzioni tramite un regolare rinnovo dei detentori d'ogni potere. Oggi, in tanti mesti convegni, i relatori piangono il fallimento, i limiti, perfino la morte della "democrazia" ... quando ancora essa non è nata! Scellerati delinquenti tutti costoro! E pensare che in questi tre quarti di secolo abbiamo stra-pagato, stra-premiato, stra-riverito tanti di quei dotti intellettuali, tanti di quegli aureolati personaggi titolati, e mai nemmeno uno di essi s'è degnato di riferirci una tale chiara, evidente, indubbia, semplice primaria verità.
Ecco spiegata la decadenza di un mondo (non solo del nostro Paese ma di tutto un mondo) che, non potendo avanzare, mantenuto com'è in uno stato di grave inadeguatezza tramite una dotta incultura ché mai ha permesso di comprendere nemmeno la differenza tra una tirannide e la Democrazia, tra una monarchia e la Repubblica, sta regredendo velocemente. Ancora oggi molti Paesi si trovano ad un bivio (ad una scelta che potrebbe essere gioiosa ed invece è oltremodo sofferta) se permanere nella monarchia od ascendere alla Repubblica. Molte persone sono in conflitto, molti popoli sono ancora divisi in così tanti luoghi del Pianeta, ancora accadono guerre civili e molte altre si rischiano, tutto perché non c'è alcuna celebrità che confermi, accetti e sviluppi quanto qui appena accennato da una nullità.
Generazioni di giovani continuano a venire su privi non solo di questa consapevolezza, già grandiosa, ma di tutta l'immensa meravigliosa cultura che vi è connessa cui mai è stato permesso affermarsi, non potendo che fare tutti continue convinte scelte sbagliate. Perché se il manuale di vita fornito non si basa sulla realtà delle cose, è inevitabile andare fuori strada. Guaio è che, come sempre avviene con le grandi novità, fama e successo non arridono ai primi che rischiano e sudano per aprire la strada, mentre è invece così gratificante ripetere luoghi comuni desueti ma facili da apprezzare. Ben compaiano allora coloro che al successo prediligono la verità, perché solo da loro può sortire quella pacifica potente rivoluzione che ben cambierà il futuro di più di otto miliardi di persone.
Per nulla grati ai padri costituenti di un tempo, semplici rinominanti "repubblica" la vecchia centralità monarchica esistente, per il superficiale sprone che ci lasciarono (*), ben giungano di nuovi. Che davvero realizzino l'opera!
(*) "... E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese ..."
Parole più eteriche, inconsistenti, vaghe non si potevano concepire. Quando si sarebbe dovuto dire esplicitamente: Democrazia esige che la centralità sia una comproprietà condivisa, la Repubblica per l'appunto. Da cui deriva subito la Banca dei Pubblici Impieghi. Vanno via i tiranni e giungono cittadini competenti ed idonei che si susseguono pro tempore fraternamente. Perché non conta tanto chi governa quanto chi sta intorno a chi governa. Questo avrebbero dovuto dirci. Se non avessero assorbito silenti tanta gloria, onori e riconoscimenti, si poteva pure ricordarli con una punta di simpatia. Ma non lo si può più fare, avendoci lasciato una Repubblica tutta da costruire, ancora oggi il loro nome venendo usato per oscurare e tacitare chi quell'immenso lavoro di concepimento e divulgazione se lo sta sobbarcando tutto da solo da trent'anni.