ADDIO PRECARIETÀ!

La vita ci riserva spesso brutte sorprese ed è certo che la perdita della propria fonte di sostentamento è una delle peggiori. Molti oggi vivono in una condizione di precarietà che non è d'augurare a nessuno ed è per questo che tutti dobbiamo darci da fare per buttare giù quel muro di berlino che ci separa dalla continuità del reddito e quindi dalla sicurezza del vivere. Dobbiamo tutti impegnarci ad asserire che la precarietà esiste solo quando alcuni s'impossessano della Cosa Pubblica e la trasformano in una Cosa Loro, privando i legittimi comproprietari: i cittadini italiani, d'un fondamentale bene comune, d'un massiccio serbatoio di impieghi, poteri e redditi.

Sono i carrieristi pubblici, i burocrati, i padroni dei nostri Uffici Pubblici, a creare la prima casta, la prima élite, la prima mafia (poiché agiscono di concerto per nascondere il carattere collettivo, di bene comune, di comproprietà nazionale, che ha la Repubblica), dunque la prima ingiustizia, la prima prepotenza, la prima prevaricazione. Quindi la prima esclusione, il primo monopolio, la prima scarsità. La precarietà si produce, insieme a molti altri guai, in tutti gli aggregati umani di stampo tiranno (di origine medievale) dove nessuno rimette mai al Popolo ruoli che solo venendo costantemente redistribuiti possono essere corretti e funzionali. Solo quando si costituisce una proprietà collettiva di base, una risorsa comune alla quale tutti possono accedere, si cessa di essere un ammasso servile di proprietà del monarca e sua corte e si costituisce una vera Società. Gli umani, Soci fra loro, non soffrono alcuna emarginazione e dispongono di ciò di cui hanno bisogno.

Questo è il senso della Res Publica. Far sì che vi sia qualcosa, un bene comune, una comproprietà nazionale, un ricco serbatoio di beni e risorse, di impieghi e redditi, di ruoli e poteri, che solidalizzi tutti, perché ad ognuno fornisce ciò che occorre. Invece a tutt'oggi i popoli del mondo non sono ancora delle vere Società ma semplici masse servili a disposizione di chiunque voglia approfittarsene. Sono le desuete centralità possedimento di alcuni, mai rese pubbliche, tuttora impenetrabili, immutabili, a far sorgere mille storture che sono poi pessimo ed ufficiale esempio replicato ovunque, anche in quello che oggi è definito settore privato.

La precarietà (e la tristezza della vita che vi s'accompagna) esiste solo quando qualcuno s'impossessa di qualcosa che appartiene a tutti, la monopolizza ed impedisce ad altri la comunione del bene, la sua fruizione, il suo godimento. Ma se iniziamo ad alternarci fraternamente all'interno della Res Publica, dei pubblici impieghi tutti, come in una vera Democrazia, se diveniamo dunque una vera Società, ognuno socio paritario dell'altro, quel che c'è si divide e quel che c'è da fare si fa. Cessiamo d'essere armenti, proprietà di potenti e ricconi, ammassi caotici e sottomessi di umani in perenne lotta per la conquista dell'osso, e guadagnamo un destino che arricchisce ed unisce tutti noi. I migliori emergono per loro proprie qualità, i peggiori sono ignorati e sprofondano nell'oblio.

Non tardiamo oltre ad aprire la Banca dei Pubblici Impieghi: si dismettono coloro che si sono perpetuati monarchi, padroni, tiranni della Repubblica, e ci si alterna pro tempore tra competenti idonei. Una volta reso democratico ciò ch'è pubblico, la stessa pollitica sarà trasformata in Buon Governo dalla presenza di cittadini tutt'intorno al Parlamento e diverrà facile aggiustare e purificare anche l'economia privata. L'essere umano, così emancipatosi, diverrà finalmente libero e felice grazie alla sicurezza donatagli da una vera Repubblica!


Danilo D'Antonio
grossista d'idee, intelligenza biologica
del Laboratorio Eudemonia

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