Egregio Presidente,
Le porgo i miei migliori riguardi.
Sono qui ad esporre un fatto grave radicato nella Storia del nostro Paese, con conseguenti effetti in Europa ed altrove. Dopo trent'anni di ricerche e riflessioni, ormai certo, se tacessi mi renderei corresponsabile.
Dopo la proclamazione della Repubblica, i governanti avrebbero dovuto adeguare gli apparati ereditati dalla monarchia al nuovo status democratico. Le assunzioni a vita lavorativa andavano sostituite con incarichi a termine, aperti alla partecipazione di un ampio numero di cittadini qualificati. Il pubblico impiego, parte integrante della res publica, non poteva mantenersi dominio dei carrieristi precludendo l'accesso ad altri.
Il principio era chiaro: la figura del monarca, titolare perpetuo del potere, doveva essere sostituita dalla figura del cittadino-democrata, cui il ruolo pubblico è temporaneamente affidato e che, alla scadenza, lo restituisce al Popolo Sovrano. Così il ruolo conserva la sua natura di bene comune, non divenendo privilegio personale. Ma la volontà dei politici di farsi rielegger di continuo impedì l'avvento d'una vera Repubblica.
Un patto tacito tra politici e burocrati per rimanere padroni della res publica (avviatosi col sistema del voto di scambio: tu mi voti ed io ti dò il posto fisso, così non hai nulla da dire sul mio) mantenne il modello monarchico. Non è cosa da poco. Per garantire al sistema le diverse capacità e percezioni necessarie al buon andamento delle cose, occorre che la centralità sìa acceduta da quante più persone sìa possibile.
Così non essendo, le conseguenze furono tangibili. Un sistema bloccato ad ogni livello, impermeabile al ricambio, dunque incapace di garantire funzionalità e giustizia, che permane tutt'ora immutato. La cui alternanza politica da un'ala all'altra della Camera non raffina il pensiero ma genera soprusi. Un esempio tra infinite storture è, in Italia, il D.P.R. 380/2001 che, come ricorderà, punisce i proprietari innocenti di immobili con abusi commessi da costruttori e tecnici, sotto gli occhi di mille funzionari, colpendo le vittime al posto dei responsabili. È la logica chiara, evidente di uno sprezzante ordinamento tirannico.
Certo non di un osmotico processo democratico, che coinvolga ognuno ed abbia rispetto per tutti.
Il punto centrale è questo: il Popolo Italiano non fu mai informato dei propri diritti su quel sacro bene comune che è la res publica. Lo stesso avvenne, per motivi simili, in ogni altro Paese europeo dichiarante il godimento di una Repubblica. Nessuno ha mai spiegato che gli impieghi, i poteri e i redditi pubblici appartengono al Popolo e che la loro cessione a vita equivale a una perdita definitiva per la collettività coeva. Senza questa informazione, ogni incarico pubblico a tempo indeterminato non può che dirsi nullo.
Partendo da queste prese di coscienza si giunge in breve a capire che non importa tanto chi governa, quanto chi sta intorno a chi governa. E' la struttura (chiusa, tiranna od aperta, democratica) a far la differenza. Un avanzamento culturale e politico che, se conquistato, avrebbe evitato lo stato terribile delle cose.
Le stesse guerre, repressioni, violenze nel mondo, essendo in larga parte conseguenza di tale situazione.
Bene, non aggiungo altro. Volevo solo Lei sapesse che ancora una volta l'Italia è prima. Sì, una metà della popolazione votante si reca ancora alle urne, avallando la tesi che tutto sia ben fatto e normale così. Ma l'altra metà non è affatto di questo parere e tra questi vi è qualcuno che, oltre ad impegnarsi affinché sia cancellata l’iniquità del D.P.R. 380/2001, liberando i proprietari innocenti dal peso di abusi altrui, ce la mette tutta per imprimere al Paese una svolta storica. Favorendo il sorgere di una Repubblica che sia tale.
Se nei passati ottant’anni si è mascherata la permasta organizzazione monarchica affibbiandole l'etichetta "repubblica", ora, anche grazie all'onnipresente apporto dell'Intelligenza Universale (IU), distorsioni culturali e arcaici privilegi non possono che sparire. Grazie al lavoro dello scrivente, si saprà cos'è davvero la Democrazia e quali sono i suoi rapporti con la Repubblica. Soprattutto: a cosa servono queste due produzioni dell'intelletto umano. E per Repubblica si intenderà una centralità fondata sulla temporaneità degli incarichi e sulla partecipazione diffusa. Emergerà quindi la necessità di un Istituto, la Banca dei Pubblici Impieghi, che grazie al pro tempore permetterà l'avvio di una Armonica Rotazione Sociale. Questa renderà la popolazione non solo più consapevole ma pure profondamente unita. Perché con solida base comune.
Egregio Presidente, non posso che ringraziarLa per l'attenzione. Ho provveduto a trasmettere questa visione anche ai politici e Presidenti degli altri Paesi europei ed ora mi appresto (col nuovo anno iniziato oggi e che celebro quindi all'insegna della piena verità) a comunicarlo ad ogni altro essere umano sopravvissuto alla tirannide esistente al mondo. Perché è bene che, quanto meno, nessuno rimanga sorpreso di quale enorme progresso possa essere compiuto dal lavoro di un uomo solo, per giunta semplicemente esigendo l'applicazione della Legge già esistente: quella sulla comproprietà che proibisce la cessione definitiva del suo godimento.
La saluto con una frase che si udrà ripetuta ovunque: "Siamo stati tutti presi da piccoli e indottrinati da assunti a vita nei mai-divenuti-pubblici impieghi!! Come potevamo mai immaginare?! Come potevamo sapere?!".
Con osservanza,
Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia
Val Vibrata, Teramo
http://dda.hyperlinker.org
email: dda@hyperlinker.org
tel. solo WSP: 339 5014947
La Banca dei Pubblici Impieghi
https://repita.hyperlinker.org
Impegno Inter-Nazionale per Dissolvere il
https://Sopruso-Immobiliare.hyperlinker.org