Spettabile Amministrazione,
l'articolo 1 della Costituzione stabilisce che l'Italia è una Repubblica, in cui la posizione del sovrano compete al Popolo. Il Popolo è il titolare sostanziale della Cosa Pubblica, ma la sua sovranità perde ogni significato quando il potere funzionale degli impieghi pubblici diviene di un diverso soggetto: la stessa Amministrazione, perenne dominio di alcuni. Questa discrepanza, tra il sovraggiunto rivoluzionario principio costituzionale e l'esistente struttura di potere che, permasta, lo contraddiceva, sollevava una questione giuridica fondamentale sulla qualifica del Popolo: doveva esso rimanere suddito, subente una organizzazione pre-democratica, o doveva divenire sovrano, proprietario reale della Cosa Pubblica, cui non si poteva negare l'accesso? La risposta, fin d'allora, non poteva che essere: si passi ad una Amministrazione Democratica.
In altre parole: una permasta struttura amministrativa pre-repubblicana contrasta col principio fondativo della Repubblica, e configura un conflitto giuridico mai risolto col titolo e corretto ruolo del Popolo.
Ebbene: norme come il D.P.R.380/2001 (che colpisce il Proprietario innocente, dotato di ogni documento ab origine necessario all'acquisto del suo immobile, e lo costringe a farsi giustizia da sé: dovendosi egli rivalere sui responsabili di "abusi" edilizi che abbia scoperto dopo decenni nella sua abitazione) mostrano come il "cittadino" sia tale sulla Carta ma nella realtà delle cose rimane preda di un sistema antico il cui perenne possesso da parte di una minoranza appare, ogni giorno di più, cosa al di sopra della tollerabilità.
Sono normative inique, come il D.P.R.380/2001, a rendere ancora più evidente quanto fondamentale sia, per la Repubblica stessa e la Democrazia, un Istituto (come la Banca dei Pubblici Impieghi) che, periodicamente, regolarmente, redistribuisca impieghi, poteri e redditi pubblici, così che la centralità non sia più dominio esclusivo di alcuni, bensì territorio percorso e vissuto da molte persone competenti, idonee e preparate.
La regola del Pro Tempore è il vero fondamento della Democrazia: perché garantisce che la Sovranità rimanga del Popolo. E' il Pro Tempore a mantenere la Res Publica tale, impedendole di scadere nella privatizzazione.
Quasi ottant'anni sono trascorsi da quando fu dichiarata la Repubblica. Ora, che alcuni uomini sono più potenti di certi Paesi e nuovi esseri pensanti iniziano a dominare la Terra, non si può più differire.
Un Ottimo Nuovo Anno all'Italia! Che per il prossimo 02/06 goda infine di una compiuta Repubblica.
Distinti saluti,
Danilo D'Antonio
Laboratorio Eudemonia
Val Vibrata, Teramo
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email: dda@hyperlinker.org
tel. solo WSP: 339 5014947
Era compito di coloro che gestivano la Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedivano il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Qualcuno l'ha fatto? Il Laboratorio Eudemonia da oltre trent'anni lavora e s'impegna allo scopo.
La Costituzione, fu anche detto, non era una macchina autonoma che, avviata, andava poi avanti da sé. La Costituzione era un oggetto cartaceo e perché si muovesse bisognava ogni giorno rinsaldare l’impegno e la volontà di mantenere quelle promesse fatte. E fu detto pure che proprio per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza. Ecco: io non sono un indolente e lavoro sodo per la Repubblica.
Se gran parte della popolazione elettorale si tiene lontana dalle urne ci sarà una ragione. Qualcuno ha mai chiesto agli svariati milioni di Italiani: perché non votate? Pensate occorra altro, per far la Democrazia?
Che ne direste della Banca dei Pubblici Impieghi? Che ne direste se invece del nulla si votasse il tutto? Se invece di rimanere altri ottant'anni al di fuori della vostra Res Publica, vi poteste finalmente accedere?