Date: 25/02/06 10.47 From: Laboratorio Eudemonia To: decrescita@liste.decrescita.it Copy: Subject: [decrescita] Il senso della crescita Return-Path: Delivered-To: 1434-eulab@hyperlinker.com Received: (qmail 81578 invoked from network); 25 Feb 2006 10:47:19 -0800 Received: from 213-140-2-76.ip.fastwebnet.it (HELO aa009msg.fastweb.it) (213.140.2.76) by 206.41.120.28 with SMTP; 25 Feb 2006 10:47:19 -0800 Received: from ms008msg.fastweb.it (10.31.40.141) by aa009msg.fastweb.it (7.2.070.1) id 43FC611800074195; Sat, 25 Feb 2006 19:47:16 +0100 Received: from liste.bfsf.info (81.208.42.129) by ms008msg.fastweb.it (7.2.070) id 43F4BD3A003DD245; Sat, 25 Feb 2006 19:47:16 +0100 Received: from sympa by liste.bfsf.info with local (Exim 3.36 #1 (Debian)) id 1FD4Rn-0000x8-00; Sat, 25 Feb 2006 19:47:15 +0100 Received: from web2.risingnet.net ([206.41.120.188] helo=risingnet.net) by liste.bfsf.info with esmtp (Exim 3.36 #1 (Debian)) id 1FD4Rj-0000wy-00 for ; Sat, 25 Feb 2006 19:47:11 +0100 Received: (qmail 81561 invoked from network); 25 Feb 2006 10:47:09 -0800 Received: from host85-209.pool80104.interbusiness.it (HELO p4) (80.104.209.85) by 206.41.120.28 with SMTP; 25 Feb 2006 10:47:07 -0800 Message-ID: <200602251945130350.006D6ECE@mail.hyperlinker.com> In-Reply-To: <7.0.1.0.0.20060221004758.01c59848@libero.it> References: <7.0.1.0.0.20060221004758.01c59848@libero.it> X-Mailer: Courier 3.50.00.09.1098 (http://www.rosecitysoftware.com) (8) Date: Sat, 25 Feb 2006 19:45:13 +0100 From: "Laboratorio Eudemonia" To: decrescita@liste.decrescita.it Mime-Version: 1.0 Content-Type: text/plain; charset="ISO-8859-1" Content-Transfer-Encoding: quoted-printable X-Loop: decrescita@liste.decrescita.it X-Sequence: 199 Errors-to: decrescita-owner@liste.decrescita.it Precedence: list X-no-archive: yes List-Id: List-Help: List-Subscribe: List-Unsubscribe: List-Post: List-Owner: List-Archive: Subject: [decrescita] Il senso della crescita Saluto cordialmente i presenti. Vorrei dichiarare subito la mia gran simpatia per il concetto di decrescita. Penso che tutto il materiale pubblicato in questo mio sito: http://quale-sviluppo-oggi.hyperlinker.org/ possa essere in armonia con teorie e scopi dei presenti in questa Lista. Per questa assonanza di pensiero, son qui oggi a porre un quesito riguardante appunto l'attuabilità di un processo di decrescita. Personalmente ritengo infatti che, perché questo sogno possa avverarsi, necessiti di tre ben precisi passi. Innanzitutto deve essere chiarito il perché della pulsione alla crescita da parte delle umane società. Ho letto diversi interventi in cui la crescita veniva definita "senza senso". Personalmente ritengo che questa interpretazione sia dovuta ad un limite temporaneo degli autori, e non invece ad una reale insensatezza della crescita. La crescita di un organismo infatti ha uno scopo ben preciso: quella di permettergli di affrontare con qualche speranza di vittoria i suoi avversari. E così avviene anche per i vari Paesi, e le varie confederazioni di Paesi, del mondo. E' da notare che la crescita ha lo stesso senso anche per gli individui, per i singoli componenti di una società. Se decido di fermare il mio sviluppo economico, il mio accrescimento di beni e risorse, altri, che non hanno condiviso questa decisione, mi renderanno la vita quanto meno molto difficile, sopravanzandomi e finendo per impormi, in un mondo che è divenuto capillarmente interconnesso, i loro dettami. Per approfondire questa interpretazione rimando agli interventi presenti nel sito sopra riportato. Se ci trovassimo d'accordo sul senso, sul significato, sulla funzione che la crescita ha per i Paesi e gli individui, potremmo passare al secondo passo. A questo punto diviene chiaro infatti che non vi potrà essere un reale processo di decrescita senza stipulare degli accordi, dei patti, che chiamerei: di autocontenimento, tra i vari Paesi, e tra gli individui stessi. E' chiaro infatti che, pur sempre in un quadro di generale sfascio planetario, coloro che fermeranno la loro crescita saranno destinati a scomparire più facilmente rispetto a (se non proprio per opera di) coloro che avranno continuato la loro crescita. Solo stipulando dei patti di autocontenimento, Paesi ed individui potrebbero posare a terra le loro armi economiche certi di non venire aggrediti dai loro simili. A questo punto, c'è il terzo passo, conclusivo. Diviene chiaro infatti che oltre a considerare la crescita economica dobbiamo considerare anche la crescita demografica, la sovrappopolazione essendo sempre stata usata, e così anche oggi, come strumento, come arma elettiva di invasione. E così pure dobbiamo considerare lo sviluppo tecnologico: anch'esso un evidente mezzo con il quale un Paese od un individuo possono prevalere sugli altri. Fermo restando l'esattezza di questo ragionamento, vi sono dunque tre ambiti che richiedono di essere trattati all'interno di tali patti di autocontenimento. Per cui riassumerei la cosa in questi brevi termini: io mi impegno a non arricchire, a non sbranare il mondo più di quanto mi occorra per vivere, a patto che tu faccia la stessa cosa io mi impegno a non far figli, a patto che tu faccia la stessa cosa io mi impegno a non evolvere tecnologicamente da solo, a patto che tu faccia la stessa cosa, a patto che tu sia d'accordo per farlo insieme. Ora, patti del genere, ammesso che vi trovassero d'accordo, non li possiamo stipulare fra noi, magari recandoci casa per casa a trovare amici e parenti. E' chiaro che patti di questo tipo richiedono una adesione generale, pena la loro inutilità. Non è materia per individui o per Paesi, bensì per comunità di individui e di Paesi. Ciò potrebbe ingenerare un senso di impotenza: cosa può mai fare un individuo riguardo una questione che compete un intero Pianeta? Semplice: il primo passo. Occorre fare il primo passo: occorre divulgare la consapevolezza del senso della crescita. Questo, a mio modesto avviso, è il primo passo obbligato: "... Non essendoci, nè manifestando alcuno, consapevolezza dell'eguaglianza "competizione economica = conflitto = guerra", è chiaro che a nessuno viene in mente di "fare la pace". Se non scorgo, se in questo contesto non riconosco esserci una guerra in atto, è chiaro che ho parecchie difficoltà ad ammettere la necessità di una pace. Invece questo è proprio quanto è necessario, stra-urgente fare: occorre riconoscere che i Paesi sviluppati sono tutti in guerra tra loro e diretti verso un inevitabile, apocalittico scontro finale. Occorre urgentemente prendere coscienza di ciò, in modo da godere di ogni ragione, la guerra essendo avversa nella Costituzione di ogni Paese progredito, per procedere senza indugio a stipulare degli indissolubili patti di pace, che come ricorderà chi me li ha già sentiti invocare altre volte, dovranno necessariamente contemplare accordi di autocontenimento economico, demografico, tecnologico, in modo che nessuno stato, o raggruppamento di stati, possa prevalere sugli altri, bensì tutti convivere felicemente ..." ( tratto da http://paperi-e-draghi.hyperlinker.org ) Col mio miglior saluto, grato per l'attenzione, Danilo D'Antonio Laboratorio Eudemonìa Piazza del Municipio 64010 Rocca S. M. (TE) - Italy