Tutto è già scritto, ma possiamo correggerlo



Copyright © 47/03/24 Danilo D'Antonio - Alcuni diritti concessi



Quando le cose non vanno come desideriamo può dipendere, sì, da una volitiva sfortuna.
Ma è più facile che abbiamo sbagliato qualcosa o non abbiamo fatto quello che dovevamo.

Esiste un errore di fondo nella strategia atea che si esprime nella stessa definizione che questa congrega dà di sè e che ha impedito quell'emancipazione, da culti e superstizioni, di cui tanto patiamo l'assenza, che, se gli atei fossero state persone avvedute, curiose, esploratrici, evolute, informate, mature, sarebbe già addivenuta a buon punto. Questa errata impostazione del loro pensiero e di conseguenza della loro azione consiste nella pretesa di cancellare, eliminare, rimuovere degli strumenti usati da molti senza dare, offrire, porgerne altri qualitativamente superiori. Gli atei hanno puntato tutto su quella "a" privativa senza essere affatto comprensivi di quel che tutt'ora manca nelle umane società per farle ben funzionare e poterlo dunque ad esse presentare perché capiscano la differenza tra l'antico ed il corretto.

Quei culti assurti ad istituzioni superstiziose, che gli atei erroneamente chiamano religioni, non sono privi di utilità bensì servono a tenere le persone insieme ed a focalizzarle verso uno scopo. Si tratta di attrezzi primitivi ai quali è però sotteso un velo di quel sapere religioso, di quella filosofia, quell'amore per il mistero, che ha permesso all'umanità di giungere, claudicante e sofferente ma ancora viva, fino ai nostri giorni. Mentre in assenza di essi non saremmo nemmeno giunti al medioevo.

Per tentare di capirci almeno un po' (data la grande distanza esistente tra la cultura ed il vocabolario ufficiali ed una cultura ed un vocabolario corretti, rispondenti al vero) possiamo dire che i culti stanno alla religione come l'alchimia sta alla chimica. Se gli scienziati, invece di farsi guidare da posto fisso e carriera, avessero teso a far progredire non solo industria e tecnologia ma pure cultura e società, oggi non sarebbe necessario star qui a cercare invano di spiegare ciò ch'è evidente.

Tanto l'individuo quanto la società, una volta che son nate, necessitano della religione. Non di culti e superstizioni, non di quelle concrezioni e superfetazioni che siamo abituati a considerare religioni, bensì di tutte quelle conoscenze e principi che costituiscono un sapere religioso in grado di guidarci attraverso una realtà che la scienza può, nella presunzione datale dai successi in campo tecnico, far credere semiconosciuta ma ch'è e rimarrà invece sempre un mistero capace di sorprendere.

Tutti siamo al corrente delle difficoltà che tante discipline oggi rigorose hanno incontrato prima di riuscire ad emergere. A tutt'oggi il sapere religioso non s'è ancora riuscito ad affrancare da una primitiva interpretazione dei fenomeni. Questo forte regresso culturale e sociale, rispetto al netto progresso tecnico avutosi nell'ultimo secolo, lo si deve esclusivamente al fatto che gli scienziati, molto fetentemente, hanno usato il metodo scientifico laddove potevano guadagnarci, mentre si sono limitati ad usare il metodo storico laddove avrebbero guadagnato a fare gli gnorri. A replicare il passato scuotendo sconsolatamente la testa. Come a dire: che posso farci io?

Ed invece essere umano e società non sono diversi da qualsiasi altro macchinario e possono essere fatti funzionare in modo altamente evoluto esattamente come, mettendo insieme, in un certo raffinato ordine, petrolio, rame e silicio si riescono a costruire smartphone e tablet. Se si tratta di vendere telefonini c'è un continuo invito ad esser folli, ad innovare anche rischiando di sbagliare. Ma se si tratta di far evolvere cultura e società arrendetevi. Calatevi le braghe ed attendete l'inevitabile.

Il problema di fondo rimane quello che a far strada, ad aver successo, quando si tratta di cultura e società, son sempre i mediocri, i peggiori. Gli accondiscenti, gli yes men. I meschini, i pavidi. Tutti provano a far avanzare la tecnologia perché non ci si deve mettere contro nessuno. Cultura e società per avanzare hanno invece bisogno venga tolto ad alcuni il potere che hanno monopolizzato, imprigionando discipline che dovevano evolvere e raffinarsi continuamente. Se desideriamo che il destino dell'umanità imbocchi una via ampia e bella, siamo folli anche noi innovatori culturali e sociali, anche noi ricercatori umanisti. Proseguiamo le esplorazioni di quei grandi che ci hanno preceduto ma non spaventiamoci, anzi impegnamoci, ad oltrepassarli. A superare eroi e miti. Perché nulla può vivere in eterno, nemmeno le leggende.

Nessun vero eroe, nessun vero mito, ben conoscendola, potrebbe non inchinarsi, con umiltà, all'impermanenza universale.






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