Date: 19/03/06 7.28 From: Laboratorio Eudemonia To: ecologiapolitica@yahoogroups.com Subject: [ecologiapolitica] Turismo ir-responsabile: alcune conferme Turismo ir-responsabile, alcune conferme: ## da eddyburg Il nostro modo di vivere può davvero salvare il pianeta? Data di pubblicazione: 06.03.2006 Autore: Siegle, Lucy ... Consideriamo il problema dell’eco-turismo. Ci sono ovvi elementi positivi nel passare vacanze che non portino a un diffuso degrado di preziosi habitat, come la cementificazione di isole coralline o gli enormi alberghi che sottraggono grandi quantitativi d’acqua solo per docce e piscine. Ma la questione non è così lineare. Per esempio, la maggior parte delle località di eco-turismo sta in Sud America, Asia e Africa. Arrivarci implica bruciare grandi quantità di carburante, aggiungendo ampie quote di anidride carbonica all’atmosfera. È un punto su cui ora concordano anche gli operatori del settore. Ieri i due principali guru dei giramondo – Mark Ellingham, fondatore delle Rough Guides, e Tony Wheeler, che ha creato Lonely Planet – hanno entrambi ammesso pubblicamente che le loro edizioni hanno contribuito a diffondere un atteggiamento propenso a volare, che sta stimolando l’ascesa dei livelli di anidride carbonica e contribuendo al riscaldamento globale. Suggeriscono, fate meno voli, e fermatevi più a lungo. Ma ancora, non è tanto semplice, come sottolinea Paolo Guglielmi, project manager del programma ambientale delle Nazioni Unite in Mediterraneo. “Se l’unico problema ambientale fosse il volare, saremmo sulla strada giusta; il problema è che non si tratta dell’unico problema”. Questo aspetto è stato dimostrato da un recente studio accademico, che suggerisce come gli impatti della pratica dell’ecoturismo siano spesso significativamente superiori a quanto avverrebbe semplicemente restandosene a casa. John Hunter e Jon Shaw, della Aberdeen University, hanno calcolato la “impronta ecologica” di 252 vacanze eco-turistiche in termini di quantità di ettari globali di pianete, necessari a fornire le risorse consumate. I risultati, in corso di pubblicazione sulla rivista Environmental Conservation, mostrano che in tutti i casi tranne uno l’effetto è stato quello di incrementare la pressione netta sulle risorse naturali ... ### L'articolo prosegue con osservazioni di primario interesse, confermando molte delle riflessioni raccolte a questo indirizzo: http://www.hyperlinker.com/change/frode_ambientalista.htm E si interroga pure su una questione di primaria grandezza: "... è possibile che siano i consumatori a controllare il destino del pianeta facendo la spesa, scavalcando così i migliori sforzi internazionali dei politici? Queste domande ci portano nel nocciolo centrale di una delle principali questioni del momento: sino a che punto il potere del consumatore può salvare il mondo?" La riflessione dell'autrice purtroppo si ferma qui. Ma personalmente ritengo che la risposta a queste domande sia presente proprio nelle pagine in favore dei: http://patti-di-autocontenimento.hyperlinker.org I tempi stringono, e se le iniziative concrete son importanti [personalmente, a volte mi alzo in piedi ed applaudo fino a spellarmi le mani quando so di disinteressate, genuine iniziative tese, ad esempio, a preservare gli ambienti e le risorse naturali, l'acqua per prima, dallo scempio che tanti ne voglion fare] lo son pure le teorie, in quanto son sempre queste ad indirizzar le altre. Vi prego dunque di concedere un po' d'attenzione anche ad esse. Di solito una teoria impiega almeno una trentina d'anni per raggiungere la mente collettiva. Data l'urgenza, e visti anche i mezzi di oggi, non sarebbe male procedere più spediti. Danilo D'Antonio Laboratorio Eudemonìa Piazza del Municipio 64010 Rocca S. M. (TE) - Italy