Corri, acqua, corri!

una conversazione con la natura

Copyright © 37 Danilo D'Antonio
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Son qui da un po'.

E da un po' mi godo il leggero rumore bianco proveniente dal piccolo scroscio di un'acqua sorgiva, sul crinale di un monte frusciante di verde.

Me la guardo, e mi diletto a vederla sgusciar via da ogni sasso, foglia, grumo di terra che tenta di trattenerla.

L'acqua dilaga un po', s'appozza, e poi trova la sua strada. E via! Di continuo.

Non la vedi più, ma sai che si sta divertendo un mondo ad evitar tutti gli ostacoli che ha davanti, contemporaneamente lasciando qualche parte di sè a rinfrescar e far crescere qualche forma di vita che, riconoscente, le dice: grazie, grazie, grazie!

La guardo felice, ma poi, d'un tratto, mi rattristo.


Il mio pensiero va a coloro per cui l'acqua non andrebbe sprecata, l'acqua sarebbe un bene prezioso. Ed infatti è così. Solo che questa gente mal interpreta il senso della vita e, così dicendo ed equivocando, fa proprio ciò che non dovrebbe: si frappone in massa lungo il percorso dell'acqua, tra l'azzurra macchia del cielo e quella del mare. E di fatto la spreca, la rovina, la esaurisce, e la uccide.

Questa gente la blocca, la incanala, già la sfrutta oltremisura ma ancor di più ne pretende, la vuole e la piglia tutta per sè, per continuare una crescita spropositata, gli uni della ricchezza pro capite, gli altri del numero di quegli individui che ormai han già formato l'essere più distruttivo che sia mai esistito sul Pianeta: l'umanità. Gli uni essendo affetti da ingordigia ed avidità, gli altri da superbia ed insensatezza.



L'acqua che mi scorre davanti non è affatto sprecata.

Essa va, corre libera per la sua strada, e lungo questa, se può far del bene, lo fa, senza manco chieder nulla. Ma se la si imprigiona e la si costringe a passar tutta attraverso quell'immane filtro alla rovescia che è l'umanità, che da una parte la fagocita pura e dall'altra non può che risputarla sozza (perché questa è una delle magie dell'acqua: quella di farsi carico e portar via ciò che non abbisogna più) l'acqua perde tutti i suoi poteri, uno ad uno, e spossata, sfinita, stremata non può, non riesce più ad esser se stessa.


L'acqua che vedo scorrere non è per nulla sprecata.

Siamo noi umani che la sprechiamo quando le chiediamo troppo, molto di più di quanto essa possa dare, di quanto avrebbe di per sè stessa volentieri, allegramente, gioiosamente dato.

L'acqua non va sprecata, è vero. Precisamente, non va sprecata la sua libertà, la sua indipendenza, la sua capacità di attraversar le cose, di nutrirle e purificarle, e di rispuntar fuori dall'altra parte, sempre pronta a continuare il suo gioco.

L'acqua ci è utile, sì, ci è vitale, ed appunto per questo dobbiamo preservare il suo diritto a scorrer via senza troppi intoppi, senza eccessivi carichi che le potrebbero essere, ed a noi di sicuro saranno, fatali ...



Ma cos'è? Sento sopra di me un rumor di fronde mosse. Ah, è uno scoiattolo, dal pelo scuro con una macchia bianca. Ha con sè una noce ancora ricoperta dal suo mallo. Di ramo in ramo, da un albero all'altro, lungo un corridoio che solo gli scoiattoli forse posson vedere, è giunto al noce qui vicino, ed ora, dopo aver fatto la sua spesa, se ne torna a casa.

Ma lungo la sua strada pare si sia fermato, come me, ad osservar l'acqua sorgiva. Socchiudo allora gli occhi per non mostrar le pupille che potrebbero spaventarlo se all'improvviso le vedesse. Stiamo un po' insieme, lui con la sua noce ed io col mio pensiero ...


Dobbiamo decrescere, di numero e di pretese, subito e velocemente.

Il miglior regalo che possiamo fare all'acqua, il nostro a lei più benaccetto segno di gratitudine, è il riconoscerle il diritto inalienabile alla sua fondamentale libertà, il diritto a non esser resa schiava dell'uomo e della donna, potendo questi trar da essa giusto beneficio ma certo non potendosi permettere di assoggettarla e monopolizzarla a loro ristretto uso e consumo.

Il segnale più chiaro, a mostrar che abbiamo afferrato il giusto senso della vita, starebbe proprio nella decisione di ridimensionare i nostri desideri e di non generare altri noi stessi, di non replicarci oltre, ma anzi di lasciarci decrescere naturalmente di numero, per non dar all'acqua ed al Pianeta altri, troppi fardelli da portare, ed anzi togliergliene qualcuno di dosso.


Sette miliardi di individui, ognuno con la sua propria miriade di esigenze e di problemi: sette miliardi di miriadi di esigenze e di problemi. Troppe esigenze, troppi problemi, per un solo Pianeta.

Dobbiamo decrescere, di numero e di pretese, subito e velocemente.


Un sacro ordine insito nella natura impone a qualsiasi essere di crescere e divenire più forte degli avversari, in modo da non temere minacce e, nel caso lo desideri o gli sia necessario, poterli spazzar via tutti, con una zampata. I vari Paesi di questo mondo, perseguendo uno sviluppo continuo, non fanno che obbedire a questo tragico ordine impostoci da chi ha avuto l'assurda idea di creare una sìffatta realtà.

Non possiamo far nulla per sfuggire a questo ordine. Tuttavia, consci di quanto sta accadendo, potremmo quantomeno decidere di stipulare una tregua. Cosa ci impedirebbe di sottoscrivere accordi, ad ogni livello, al fine che le umane attività economiche invertano la loro attuale tendenza e virino verso un complessivo ridimensionamento numerico e quantitativo? Per continuare l'eterna lotta e tentare di sbarazzarci l'un dell'altro potremmo sempre usare un altro momento.

Ma non basterebbe. Per riuscire nel nostro intento, occorrerebbe che di comune, globale, planetario accordo, per almeno sette anni non si facessero più figli. Senza necessità di agire tramite leggi, una campagna culturale a tamburo battente potrebbe diffondere comunicati ogni due ore, dodici volte al giorno, da ogni mezzo radiofonico e televisivo, in ogni lingua e dialetto, raccontando alle popolazioni la pura verità, il perché ed il per come si sia giunti a questa conclusione.

Conoscendo la situazione, chi oserebbe contravvenire a ciò che viene dettato dal buon senso? Chi oserebbe andar contro il comune, diffuso, ragionevole sentire ampiamente e quotidianamente illustrato dai media? Per sette anni niente più figli sulla Terra, ma solo opere di bene!

E tra sette anni, in base ai passi avanti che avremmo saputo compiere, in base a quanto avremmo saputo rimediare ai nostri errori, ed in base a quanto avremmo saputo sviluppare la nostra interiore capacità di percepire il giusto senso, la giusta direzione da dare alle nostre vite, potremmo decidere cosa sia più opportuno fare.

Considerando anche il fatto che l'essere umano, oggi, più che una riproduzione genetica, potrebbe benissimo aver a cuore una riproduzione memetica. Più che un armamentario fisico composto dai suoi migliori geni, potrebbe benissimo desiderare di replicare uno strumentario formato dalle migliori idee. Sarebbe questo, oggi, il miglior modo per usare noi stessi: non più trasmettendo geni, ma idee, ché di queste v'è davvero molto più bisogno.


Scotty è ancora qui. Ora non osserva più l'acqua. Qualcos'altro l'attrae, ma non so cosa. Forse è un odore, ma esita ancora. Eh sì, forse è proprio un odore, non lo sento ma forse ne vedo una traccia qui, a pochi passi da me, proprio di lato alla sorgente. Come ho fatto a non accorgermene? Mi alzo di botto, Scotty scappa via, faccio qualche passo ed ora vedo bene l'impronta, grossa, marcata, profonda. Sarà bene che vada. All'orso potrebbe già esser tornata sete ... e forse anche fame.

Torno anch'io a casa, come Scotty, ma senza noci od altro, solo con in mente la convinzione che, se fossimo saggi, concentrati e decisi, se non perdessimo altro tempo, ce la potremmo ancora fare. Ma non andrà così. Ad unire le persone, a spingerle verso un comune pensare ed agire, si spera più corretto d'ora, può provvedere od una drammatica contingenza o, se questa fortunosamente tardasse ancora un po', una nuova organizzazione sociale. Un nuovo ordine naturale provocherebbe una morìa di dimensioni proporzionali alla crescita esponenziale delle popolazioni. Una nuova organizzazione sociale, dotata di nuovi strumenti d'intervento politico, democraticamente più moderni ed efficienti di quelli oggi in nostro possesso, potrebbe invece proprio salvarci.


Bisognerà lavorare su due fronti. Far di tutto per dar la sveglia e costruire il nuovo, ma non perderci nemmeno troppo tempo, ed organizzarci ognuno come meglio possiamo. Cassandra perse tempo a cercare di avvertire il suo popolo della minaccia incombente. E perse la vita con loro. A quell'antico re-sacerdote sumero, com'è che si chiamava? Ut-napyshti? Sì, qualcosa del genere, andò invece molto meglio.

Quando Enlil, dio dell'aria, avendone abbastanza della presenza degli umani perché infastidito dal loro chiasso (come non capirlo) prese seri provvedimenti per rimediare a questo suo problema, Ut-napyshti non perse tempo in chiacchere: si organizzò, fece ciò che doveva, salvandosi. Mhm ... Ci deve essere un buon contenuto morale da trarre da queste due vicende.


Ad ogni buon conto: buona sorte, Scotty, e buona sorte, orso, anche a te.

E tu, acqua, non cadere in trappola.
Corri, corri, corri! Più grande e forte che puoi.
Fà certo del bene a chi ti ama e rispetta,
ma evita e sfuggi a chi ti vorrebbe in catene!





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